Vetere: “Le aziende sono in ginocchio. È necessario un chiarimento immediato”

Disdetta contratto: Uspi chiama in causa la Fnsi

Francesco Saverio Vetere, segretario generale dell’Uspi

ROMA – «È necessario un chiarimento della Fnsi per guidare questa difficile transizione che mette in grave pericolo le aziende e i giornalisti, privati di ogni garanzia per il futuro, in ordine alla stessa sopravvivenza di un intero settore». A chiederlo è il segretario generale dell’Uspi, Francesco Saverio Vetere, con una lettera inviata al segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, e al direttore Tommaso Daquanno, soprattutto alla luce di un’altra lettera: quella che, in questi giorni, stanno ricevendo le aziende che utilizzano il contratto nazionale di lavoro giornalistico Uspi-Fnsi.
Una comunicazione con la quale l’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani interviene annunciando che, a causa della cessazione degli effetti del Contratto Uspi-Fnsi, i giornalisti andrebbero inquadrati con i minimi previdenziali previsti dal contratto Fieg-Fnsi.
«Tutto ciò – spiega Vetere – trae spunto da una risposta della Fnsi all’Inpgi in cui veniva comunicata la circostanza della mancata proroga del Contratto collettivo di lavoro giornalistico, scaduto il 31 Maggio 2020. Nella stessa lettera, secondo quanto comunicato dall’Inpgi, veniva altresì comunicata la circostanza che una trattativa fosse in corso, per arrivare a una diversa configurazione del Contratto Uspi-Fnsi, in linea con le necessità espresse dalle parti contraenti».
Ad avviso dell’Uspi, «per giurisprudenza e prassi costanti, nulla giustificava una decisione del genere da parte dell’Inpgi, ma su questo le nostre perplessità troveranno risposta nelle sedi opportune. L’Inpgi – secondo Vetere – ha agito con un margine di discrezionalità molto ampio, ben potendo decidere diversamente, evitando tutte le conseguenze disastrose che inevitabilmente si presenteranno».
«L’emergenza Covid 19 – ricorda il segretario generale dell’Uspi – ha messo in ginocchio le aziende, portando un calo del 50% almeno degli investimenti pubblicitari e rendendo già solo per questo difficilissimo sostenere i costi aziendali. Era già stata stravolta ogni previsione sulla quale gli editori avevano impostato e programmato il 2020. La decisione dell’Inpgi, almeno sui lavoratori dipendenti a orario, determina un tale aggravio di costi da configurare il profilo della eccessiva onerosità sopravvenuta, legittimando gli editori a ogni decisione sul futuro dei dipendenti giornalisti».
Per Vetere «si pongono, inoltre i temi del trattamento dei dipendenti con un contratto scaduto, in ordine alla cessazione della convenzione con Casagit, in ordine al profilo più volte rimarcato dalla giurisprudenza del venir meno degli scatti di anzianità, in ordine alla parte del contratto nazionale che riguarda il lavoro autonomo e molto altro ancora».
Su questi temi, a giudizio del segretario generale dell’Uspi, è dunque necessario un chiarimento della Fnsi.
«Al di là di ogni possibile decisione sulla trattativa in corso, è necessaria – sottolinea Vetere – una sollecita decisione per regolare il presente e ridare serenità a tutti, nella consapevolezza di dover salvaguardare il sistema dell’informazione, il pluralismo, l’occupazione. In altri termini, il fondamento stesso della nostra democrazia e, in particolare, della nostra funzione, in quanto responsabili del settore». (giornalistitalia.it)

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