
Da sinistra: Lorenzo Del Boca, Carlo Parisi, Giuseppe Soluri, Francesco Caroprese, Taha Mattar, Massimiliano Bencardino e Salvatore La Porta (Foto Giornalisti Italia)
BELVEDERE MARITTIMO (Cosenza) – Raccontare il Mediterraneo significa prima di tutto conoscerlo. Significa andare oltre la superficie delle notizie, superare le semplificazioni, interrogarsi sulle ragioni profonde degli avvenimenti e riconoscere, dietro ogni fatto, la complessità delle storie, delle culture e delle relazioni umane.
Perché il Mediterraneo non è soltanto uno spazio geografico attraversato da tensioni e conflitti, ma un luogo di incontro tra civiltà, un patrimonio di conoscenze condivise e un orizzonte nel quale costruire nuove opportunità di dialogo, cooperazione e pace.
È questo il messaggio che ha attraversato il corso di alta formazione per giornalisti “Il Mediterraneo come crocevia di pace, culture e civiltà. Il ruolo dell’informazione e della deontologia dei giornalisti”, ospitato a Belvedere Marittimo nell’ambito della terza edizione della Summer Peace University (SPU26).
Un appuntamento che ha riunito rappresentanti del giornalismo, del mondo accademico e delle istituzioni intorno a una riflessione di grande attualità: la responsabilità dell’informazione nel costruire una conoscenza autentica delle realtà mediterranee e nel favorire una cultura del confronto fondata sul rispetto, sulla libertà di pensiero e sulla pluralità delle prospettive.

Da sinistra: Lorenzo Del Boca, Carlo Parisi, Giuseppe Soluri, Francesco Caroprese, Taha Mattar, Massimiliano Bernardino e Fabrizia Arcuri
Promosso dalla Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione (Figec) con l’Ordine dei giornalisti della Calabria e patrocinato dal nostro quotidiano Giornalisti Italia, il corso ha assunto un significato particolare proprio per il contesto nel quale si è svolto.
La Summer Peace University, infatti, non rappresenta soltanto un’esperienza di formazione internazionale, ma un laboratorio concreto di incontro tra persone, università e culture differenti. Un luogo nel quale il dialogo non rimane un principio astratto, ma prende forma nelle relazioni quotidiane, nello scambio di esperienze e nella volontà di conoscersi reciprocamente.
Ad aprire l’incontro è stato Salvatore La Porta, presidente dell’Istituto Calabrese di Politiche Internazionali (IsCaPI), promotore della Summer Peace University. Nel rivolgere il benvenuto ai partecipanti, La Porta ha richiamato il valore di un progetto capace di mettere in relazione giovani provenienti da Paesi diversi e di trasformare l’esperienza universitaria in un percorso di crescita umana e culturale.
Nella visione richiamata da La Porta, la SPU si propone come uno spazio nel quale le differenze diventano occasioni di arricchimento e la conoscenza reciproca costituisce il primo passo per costruire relazioni durature tra popoli e istituzioni. È proprio attraverso il confronto diretto, la condivisione dei saperi e il rispetto delle identità culturali che la cooperazione internazionale può trovare basi solide e produrre risultati concreti. Una prospettiva che coinvolge anche il mondo dell’informazione, chiamato a raccontare non soltanto le crisi e le contrapposizioni, ma anche le esperienze positive di collaborazione che spesso rimangono lontane dall’attenzione mediatica. A questa dimensione internazionale si è collegato il saluto del sindaco di Belvedere Marittimo, Vincenzo Cascini, che ha richiamato il ruolo del territorio nell’accogliere iniziative capaci di aprire la comunità a nuove relazioni culturali e accademiche.
La presenza della Summer Peace University dimostra come anche un piccolo centro della Calabria possa diventare un punto di riferimento per il dialogo tra università, giovani e istituzioni di Paesi diversi. L’accoglienza assume così un significato che va oltre l’ospitalità, trasformandosi in una scelta culturale e in una possibilità di crescita condivisa.
A moderare i lavori è stata la giornalista Fabrizia Arcuri, responsabile della Comunicazione e delle Relazioni Pubbliche della SPU, che ha accompagnato il confronto tra i relatori, mettendo in relazione le diverse prospettive emerse intorno al ruolo del giornalismo e alla necessità di una narrazione più attenta e consapevole del Mediterraneo.
Il tema della responsabilità professionale ha trovato un primo riferimento nell’intervento di Giuseppe Soluri, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Calabria, che ha ricondotto la riflessione alla centralità della deontologia e della formazione continua.
In un contesto internazionale nel quale gli avvenimenti vengono spesso restituiti attraverso rappresentazioni parziali o letture contrapposte, la qualità dell’informazione dipende, infatti, dalla capacità del giornalista di verificare i fatti, approfondire i contesti e scegliere con attenzione le parole.
La deontologia, in questa prospettiva, non costituisce soltanto un insieme di regole professionali, ma rappresenta il fondamento di un rapporto di fiducia con i cittadini e di un esercizio responsabile della libertà di informazione.
Raccontare popoli, religioni, culture e territori richiede sensibilità e rigore, perché ogni parola contribuisce a formare nell’opinione pubblica un’immagine della realtà. E quando il racconto riguarda un’area complessa come il Mediterraneo, il rischio di alimentare stereotipi e incomprensioni rende ancora più importante il rispetto della verità sostanziale dei fatti e della dignità delle persone.
Lorenzo Del Boca, presidente della Figec, ha ampliato lo sguardo alla dimensione storica, culturale e geopolitica del Mediterraneo, richiamando la necessità di un’Europa capace di riconoscere nel rapporto con il Sud e con il Nord Africa una prospettiva decisiva per il proprio futuro.
Il Mediterraneo, nella riflessione proposta da Del Boca, deve tornare a essere considerato uno spazio di relazioni e di opportunità condivise, superando una visione che troppo spesso lo riduce a una frontiera segnata dalle emergenze.
Guardare alla sponda meridionale significa riconoscere l’importanza di costruire rapporti fondati su interessi comuni, investendo nella formazione, nella ricerca, nella sanità e nello sviluppo economico.
Scuole, università e imprese possono diventare strumenti concreti di cooperazione, capaci di creare opportunità nei territori e di valorizzare le potenzialità delle giovani generazioni. In questo percorso, anche le regioni dell’Europa meridionale possono assumere un ruolo nuovo, mettendo a frutto la propria posizione geografica e la propria storia per diventare protagoniste di una stagione di relazioni più intense tra le sponde del Mediterraneo.
A sostenere questa visione è la memoria stessa di un mare che, nel corso dei secoli, non ha separato soltanto territori, ma ha soprattutto collegato comunità e civiltà. Lungo le sue rotte hanno viaggiato merci e persone, ma anche libri, idee, scoperte scientifiche e conoscenze.
Persino nei periodi segnati da guerre e contrapposizioni, gli scambi culturali hanno continuato ad alimentare un patrimonio comune. Recuperare questa consapevolezza significa riconoscere che il futuro del Mediterraneo non può essere costruito esclusivamente attraverso la gestione delle crisi, ma richiede una visione capace di valorizzare ciò che unisce le sue diverse realtà.
Sul rapporto tra libertà dell’informazione e autonomia di giudizio si è concentrato Carlo Parisi, segretario generale della Figec e direttore scientifico della Comunicazione di SPU 2026, che ha richiamato l’attenzione sul rischio del pensiero unico e sull’importanza di salvaguardare il pluralismo delle idee e delle interpretazioni. Una riflessione particolarmente significativa in un tempo nel quale la rapidità della comunicazione, la diffusione dei contenuti digitali e la crescente polarizzazione del dibattito pubblico rischiano di restringere gli spazi dell’approfondimento.
Il giornalismo, al contrario, trova la propria ragion d’essere nella libertà di porre domande, confrontare fonti, verificare versioni differenti dei fatti e offrire ai cittadini gli strumenti per maturare un’opinione autonoma.
La pluralità delle voci non rappresenta un ostacolo alla comprensione, ma una condizione necessaria per avvicinarsi alla complessità della realtà. Un principio che assume particolare valore nel Mediterraneo, dove la storia e l’attualità possono essere comprese pienamente soltanto attraverso il confronto tra esperienze, sensibilità e punti di vista diversi.
Nel corso dell’incontro, presenti il direttore scientifico della Summer Peace University, Pavel Malyzhenkov, e i consiglieri nazionali della Figec Francesco Cangemi e Pierantonio Lutrelli, rispettivamente coordinatori regionali di Calabria e Basilicata, è stato affrontato anche il tema delle opportunità e dei rischi connessi all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel giornalismo.
L’evoluzione tecnologica – ha ricordato Parisi – rende disponibili strumenti sempre più avanzati, ma pone nuove domande sulla verifica delle informazioni, sulla trasparenza delle fonti e sulla responsabilità dei contenuti.
In questo scenario, il ruolo del giornalista resta centrale: nessuna innovazione può sostituire il giudizio critico, la sensibilità umana e il dovere di rispondere della correttezza di ciò che viene pubblicato.
Il confronto ha assunto una dimensione ancora più direttamente internazionale con l’intervento del
professor Taha Mattar, coordinatore della cooperazione con l’Italia della Galala University e già addetto culturale e scientifico dell’Ambasciata d’Egitto in Italia. Il suo contributo ha portato al centro della riflessione il valore delle relazioni accademiche tra Italia ed Egitto e, più in generale, il ruolo delle università nella costruzione di legami culturali capaci di superare distanze geografiche e differenze di provenienza.
Esperienze come la Summer Peace University dimostrano come la cooperazione universitaria possa favorire un dialogo autentico, offrendo a studenti e docenti la possibilità di condividere conoscenze, confrontare metodi e avvicinarsi a realtà diverse dalla propria.
Mattar ha, inoltre, riconosciuto il contributo fondamentale della comunicazione e dell’informazione alla diffusione della conoscenza e alla ricerca della verità. Un riconoscimento che si accompagna alla responsabilità di non fermarsi alla notizia nella sua dimensione più immediata, ma di approfondire gli avvenimenti, comprenderne le ragioni e rendere visibili le connessioni che spesso sfuggono a una lettura superficiale. In questa prospettiva, informare significa contribuire alla comprensione del mondo.
Non basta riferire ciò che accade: occorre interrogarsi sul perché accada, sulle conseguenze che produce e sulle diverse realtà coinvolte. La conoscenza diventa così un processo che richiede studio, confronto e disponibilità ad ascoltare, qualità che accomunano il lavoro della ricerca accademica e quello di un giornalismo consapevole della propria funzione sociale.
A sviluppare ulteriormente il rapporto tra sapere, pensiero critico e responsabilità del racconto è stato Massimiliano Bencardino, docente ordinario dell’Università di Salerno e autore del volume “L’altra sponda. Prospettive di Crescita Blu nel Mediterraneo centro-occidentale”.
Il suo intervento ha posto l’accento sulla funzione dell’università come luogo di elaborazione libera del pensiero, di confronto tra interpretazioni e di costruzione di nuove connessioni fra territori e culture. Il Mediterraneo, osservato attraverso le sue potenzialità di crescita e cooperazione, richiede strumenti di analisi capaci di superare rappresentazioni consolidate e di cogliere le trasformazioni in corso.
È proprio attraverso il dialogo tra università, discipline ed esperienze culturali differenti che possono maturare letture più ampie della realtà. Un principio che si lega direttamente alla riflessione di Carlo Parisi sulla necessità di contrastare il pensiero unico: senza pluralismo, senza libertà di interrogare le idee dominanti e senza disponibilità al confronto, anche la conoscenza rischia di impoverirsi.
Bencardino ha richiamato, inoltre, la necessità di rinnovare il linguaggio con il quale si raccontano
persone e territori, adottando parole capaci di esprimere rispetto per le identità e le culture. Il modo in cui una realtà viene descritta non è mai secondario, perché può favorire la comprensione oppure consolidare distanze e pregiudizi.
Da qui emerge uno dei significati più importanti dell’incontro: per raccontare davvero il Mediterraneo occorre avvicinarsi alle sue persone, conoscerne le esperienze e riconoscere la pluralità delle storie che lo attraversano. È una responsabilità che riguarda il giornalismo, ma coinvolge anche le università, le istituzioni e tutti i soggetti impegnati nella costruzione di relazioni internazionali.
La stessa Summer Peace University offre, in questo senso, un esempio concreto. Per i giornalisti, entrare in contatto con un’esperienza internazionale di alta formazione, osservare il lavoro delle università e confrontarsi direttamente con studenti e docenti provenienti da contesti culturali diversi significa poter arricchire il proprio sguardo. Significa misurare le interpretazioni con la realtà, ascoltare prima di giudicare, verificare prima di raccontare.
La conoscenza diretta diventa così un antidoto alle rappresentazioni superficiali e uno strumento per restituire alle notizie la loro dimensione umana. Perché dietro le grandi questioni geopolitiche, i processi migratori, le trasformazioni economiche e le relazioni internazionali ci sono sempre persone, aspirazioni, percorsi di vita e possibilità di futuro che meritano di essere compresi e raccontati con attenzione.
Le conclusioni del corso sono state affidate a Francesco Caroprese, vicepresidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, a compimento di un confronto che ha riportato al centro la formazione quale elemento essenziale della responsabilità pubblica del giornalismo. La necessità di aggiornare costantemente le proprie competenze, conoscere i contesti, verificare le fonti e preservare l’indipendenza del giudizio assume oggi un’importanza ancora maggiore di fronte alla complessità degli scenari internazionali. La formazione professionale rappresenta, pertanto, non soltanto un dovere deontologico, ma un investimento nella qualità dell’informazione e nella capacità dei cittadini di comprendere il presente.
Un’informazione corretta e approfondita contribuisce, infatti, a costruire una società più consapevole, mentre il ricorso a stereotipi, semplificazioni e rappresentazioni distorte può alimentare diffidenze e divisioni. Per questo la responsabilità del giornalista non si esaurisce nella pubblicazione di una notizia, ma comprende la capacità di contestualizzarla, restituirne la complessità e rispettare la dignità di tutte le persone coinvolte.
Da Belvedere Marittimo, la Summer Peace University ha rilanciato il valore di un’informazione capace di raccontare il Mediterraneo nella complessità delle sue relazioni, riconoscendo accanto alle tensioni anche le esperienze di dialogo e cooperazione.
Le università che collaborano, i giovani che condividono percorsi di formazione e le comunità che si aprono all’incontro testimoniano una realtà che merita di essere conosciuta e raccontata, superando stereotipi e interpretazioni precostituite.
Conoscere prima di raccontare, ascoltare prima di interpretare, comprendere prima di giudicare. È il messaggio che la SPU26 affida al mondo dell’informazione, richiamando la responsabilità di un giornalismo libero, rigoroso e attento alla pluralità delle prospettive. Un giornalismo capace di restituire profondità ai fatti e alle persone, contribuendo a una comprensione più autentica del Mediterraneo e al dialogo tra i popoli. (giornalistitalia.it)
















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