Ha fatto solo il suo mestiere. Politico condannato. Figec Cisal: “Basta querele temerarie”

Querela infondata contro il giornalista Legato

Giuseppe Legato

TORINO – Condannato a un anno e quattro mesi di reclusione l’ex europarlamentare piemontese Fabrizio Bertot, 57 anni, per aver calunniato il giornalista Giuseppe Legato, autore dell’articolo “Resa dei conti con FdI” sul quotidiano “La Stampa”.

Fabrizio Bertot

Il Tribunale di Torino ha, infatti, ritenuto infondata la querela presentata dal politico torinese, ex sindaco di Rivarolo Canavese, nei confronti del cronista che, nell’articolo pubblicato il 25 marzo 2022, aveva riferito vicende emerse a margine di un’inchiesta giudiziaria sulla ’ndrangheta nel Torinese.
La querela era stata presa in carico dal pubblico ministero Paolo Toso che, conclusi gli accertamenti, non solo aveva archiviato la posizione di Giuseppe Legato per via della sostanziale correttezza del servizio, ma aveva aperto d’ufficio un procedimento per calunnia contro Bertot.
Al processo il giornalista professionista calabrese, dal 2004 cronista de La Stampa, si è costituito parte civile con il patrocinio dell’avvocato Maria Teresa Legato.
«Una sentenza emblematica – commenta Michele Albanese, consigliere nazionale della Figec Cisal con delega alla legalità – che rafforza la richiesta della Figec Cisal di affrontare, una volta per tutte, il tema delle querele temerarie che creano turbamento tra i giornalisti.

Michele Albanese

Cronisti – sottolinea Albanese – che lavorano nel rispetto della legge e della deontologia e spesso si trovano costretti a rincorrere nei tribunali giustizia per liti temerarie per diffamazione».
«Questa – ricorda il consigliere del nuovo sindacato unitario dei giornalisti e di tutti gli operatori delL’informazione e della comunicazione – è la terza sentenza emessa da un tribunale italiano che assolve il giornalista corretto e condanna il denunciante.
La Figec Cisal – conclude Albanese – continuerà a sostenere l’esigenza di rivedere la norma sulle querele temerarie che al 98 per cento si rivelano come tentativi di condizionamento della libertà di stampa». (giornalistitalia.it)

 

 

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