Josué Martínez Contreras, 39 anni, assassinato davanti alla madre e al figlio tredicenne

Giornalisti in Messico: una mattanza continua

La bara di Josué Martínez Contreras portata a spalla da colleghi e amici

CITTÀ DEL MESSICO – Quasi 180 giornalisti uccisi e circa 35 spariti nel nulla: il Messico non è un Paese in guerra, ma uno dei più pericolosi al mondo in cui esercitare la professione giornalistica. Una mattanza continua che nell’85 per cento dei casi rimane senza responsabili. Qualche volta si trova l’esecutore, quasi mai il mandante.

Josué Martínez Contreras

L’ultimo giornalista assassinato – il quarto in poco più di un mese – aveva appena 39 anni ed è stato ucciso davanti alla madre e al figlio di 13 anni. Si chiamava Josué Martínez Contreras e la sua esecuzione è avvenuta il 16 luglio, verso le 8, nel quartiere San Lucas Atoyatenco di San Martín Texmelucan, nello Stato di Puebla. Una città a circa 70 chilometri a est di Città del Messico. Due uomini armati, giunti a bordo di una motocicletta, si sono avvicinati al giornalista, che stava conversando con i suoi familiari nei pressi della sua abitazione, sparandogli sei colpi di pistola prima di dileguarsi.
Josué Martínez Contreras dirigeva giornale locale online Noticias San Martín Texmelucan occupandosi di cronaca locale. Era anche il fondatore di Cre-Arte, una fondazione artistica e benefica. Per vivere lavorava come insegnante di educazione fisica in una scuola pubblica locale e aveva da poco conseguito una laurea in giurisprudenza.

L’omaggio della città a Josué Martínez Contreras

Molto noto nella regione, per le campagne giornalistiche sulla sicurezza e le sue inchieste sulla politica, il 20 novembre 2025, in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook, Josué Martínez Contreras aveva denunciato i funzionari del governo locale accusandoli di prelevare illegalmente acqua potabile e applicare prezzi eccessivi ai residenti.

Josué Martínez Contreras

Nel video, il giornalista rendeva noto anche di aver ricevuto minacce a seguito delle sue denunce pubbliche sulla questione, senza però fornire dettagli su chi lo avesse minacciato.
Il Comitato per la Protezione dei Giornalisti ha rivolto un appello alle autorità messicane affinché indaghino «rapidamente e in modo credibile» sull’omicidio di Josué Martínez Contreras,
Jan-Albert Hootsen, rappresentante del Cpj in Messico, denuncia, infatti, che «l’efferato omicidio di Josué Martínez, avvenuto in pieno giorno davanti a suo figlio, è il quarto attacco mortale contro un giornalista messicano in poco più di quattro settimane, in quello che si sta rapidamente trasformando in uno degli anni più letali per la stampa messicana».

Jan Albert Hootsen (Cpj)

«Le autorità messicane – sottolinea Jan-Albert Hootsen – dimostrano ripetutamente la loro riluttanza a rendere il Paese più sicuro per i giornalisti, permettendo che questi attacchi avvengano in quasi totale impunità».
L’omicidio di Martínez segue quelli dei giornalisti messicani Luis Ángel López, ucciso nello Stato di Veracruz l’11 giugno, Roxana Guzmán, rapita il 2 giugno a Veracruz e i cui resti sono stati identificati il ​​3 luglio, e Alex Serna, rapito nello Stato di Guerrero il 20 giugno e i cui resti sono stati ritrovati il ​​3 luglio. (giornalistitalia.it)

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