Report dell’organismo permanente del Ministero dell’Interno. Figec nuovo componente

Giornalisti: 81 intimidazioni nel primo semestre

ROMA – La Direzione Centrale della Polizia Criminale ha pubblicato il rapporto sugli atti intimidatori perpetrati nei confronti dei giornalisti, nel primo semestre 2025, elaborato dal Servizio Analisi Criminale presieduto dal generale Antonio Basilicata.
Il documento è realizzato nell’ambito del “Centro di coordinamento per le attività di monitoraggio, analisi e scambio permanente di informazioni sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti”, presieduto dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e composto dal capo di gabinetto Maria Teresa Sempreviva, dal capo della Polizia – direttore generale della Pubblica Sicurezza, Vittorio Pisani, dal vice direttore generale della Pubblica Sicurezza – direttore centrale della Polizia Criminale, Raffaele Grassi, e dai rappresentanti delle forze di polizia e dei giornalisti.
Ai rappresentanti del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e della Fnsi, previsti nel 2017 all’epoca dell’istituzione del Centro, dal 5 giugno scorso è stato aggiunto il sindacato dei giornalisti Figec (Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione) quale nuovo componente dell’organismo permanente.
Attraverso il potenziamento degli strumenti di monitoraggio e lo scambio di informazioni tra i diversi soggetti interessati, il Centro di Coordinamento promuove approfondimenti ed analisi sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti e formula proposte finalizzate alla individuazione di mirate strategie di prevenzione e contrasto.
Nel primo semestre 2025, degli 811 episodi intimidatori nei confronti di giornalisti gli atti consumati tramite web risultano 31 (pari al 38,3% del totale), 18 in più del primo semestre del 2024. La matrice degli 81 episodi è riconducibile in 11 casi a contesti di criminalità organizzata (di cui 6 via web), pari al 19,4% (7 nel 2024); 28 a contesti di criminalità comune (di cui 16 via web), pari al 51,6% (5 nel 2024); 40 a contesti socio/politici (di cui 9 via web), pari al 29% (30 nel 2024); 2 ad altri contesti (di cui nessuno via web), pari al 2,5% (4 nel 2024).
Il nuovo report introduce una nuova classificazione delle matrici delle minacce al fine di pervenire ad un maggior dettaglio sul contesto originatore degli episodi. In tale ottica, sono stati riesaminati, per gli anni 2024 e 2025, gli atti intimidatori già incasellati nella matrice “altri contesti”, suddividendoli in “criminalità comune” e – quale ipotesi residuale – “altri contesti”, dove confluiranno tutti gli atti non rientranti inequivocabilmente nelle altre tre categorie (“socio-politici, “criminalità organizzata” e “criminalità comune”).

Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno

L’esito di tale nuova classificazione ha permesso di analizzare gli 81 episodi intimidatori del I semestre del 2025 (+ 76% rispetto ai 46 episodi dell’analogo periodo del 2024) sotto una nuova prospettiva.
In particolare, nel periodo in esame si evidenzia la conferma della tendenza rilevata negli ultimi anni in ordine alla preponderanza di episodi di matrice socio-politica (40) seguita da eventi riconducibili alla criminalità comune (28), mentre restano sempre contenuti (11) i casi riconducibili a contesti di criminalità organizzata (concentrati in Campania 5, Lazio 3, Calabria 2 e Sicilia 1) e quasi statisticamente irrilevanti gli altri contesti (2).
Per quanto attiene al primo aspetto, è evidente che in Italia gli ambiti socio-politici e quelli riferiti alla criminalità sono i più interessati dagli atti intimidatori.
In ordine ai “soggetti passivi” emerge che, nel periodo considerato, le giornaliste, dopo aver visto una tendenziale diminuzione dei casi registrati nei primi semestri del periodo 2021-2024, hanno registrato un’inversione di tendenza in termini assoluti, registrando 20 episodi nei primi 6 mesi del 2025.
La distribuzione territoriale degli eventi conferma tra le prime regioni il Lazio, la Lombardia e la Campania, dove gli atti intimidatori risultano essere più numerosi anche per la presenza delle sedi di importanti testate giornalistiche nazionali. In particolare nel Lazio, Lombardia, Campania, Calabria, Emilia Romagna, Piemonte e Sicilia si sono verificati complessivamente 66 episodi (pari all’81,5% degli atti intimidatori consumati nel semestre in riferimento).

Il prefetto Raffaele Grassi

Le province in cui è stato rilevato il maggior numero di episodi sono Roma (con 16 episodi), Napoli (con 7 episodi), seguite da Cosenza e Milano con 5 eventi ciascuna.
In questo report per la prima volta si analizza il trend degli ultimi 5 anni (2021-2025) delle casistiche classificate per “matrici” ed in base ai “soggetti passivi” degli atti intimidatori, rilevato su base semestrale.
Degli 81 casi segnalati, l’81,5% degli episodi totali ha visto coinvolti, in qualità di vittime, 66 professionisti dell’informazione, di cui 20 donne (30,3%) e 46 uomini (69,7%). I restanti 15 (18,5%) sono riconducibili ad episodi aventi come obiettivo sedi di redazioni giornalistiche, troupe non meglio specificate ovvero minacce generiche rivolte alla figura del giornalista (striscioni esposti durante eventi sportivi).

Il generale Antonio Basilicata

Nel primo semestre 2025 sono stati segnalati 31 episodi intimidatori perpetrati via web. I mezzi più utilizzati sono risultati: le mail e gli altri contenuti online (15), seguiti dai social Facebook (8), Instagram (4), X-Twitter (3) e Whatsapp (1).
Nel medesimo periodo del 2024, in ambito web, sono stati segnalati 13 eventi complessivi, di cui 7 consumati tramite mail e gli altri contenuti online, 5 su Facebook ed 1 Instagram.
Gli altri modus operandi maggiormente utilizzati sono stati: scritte ingiuriose/minacciose 18 (22,2%), (6 nel 2024); aggressioni fisiche 16 (19,7%), (7 nel 2024); minacce verbali 12 (14,8%), (8 nel 2024); danneggiamenti 4 (5%), (10 nel 2024); (giornalistitalia.it)

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