
A destra: Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita, morte avvelenate con la vicina a Pietracatella; a sinistra l’altra figlia Alice e il marito Gianni Di Vita
CAMPOBASSO – Non è rituale raccogliere l’invito di un Procuratore della Repubblica a una informazione diffusa con maggiore prudenza e continenza, per evitare l’inquinamento delle indagini.
A chiederlo è la dottoressa Elvira Antonelli che ha investito della questione il presidente dell’Ordine dei giornalisti del Molise, Vincenzo Cimino. La Procura della Repubblica è quella di Larino per il caso di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, madre e figlia morte avvelenate con la ricina.
«La contestazione mossa all’indirizzo di una parte della stampa – spiega Cimino – è il rischio di inquinamento a causa di notizie che, di certo, sono state raccolte dai giornalisti che “fanno il loro mestiere”. La domanda sorge spontanea: qual è il ruolo dei giornalisti? Il compito dei giornalisti è quello di scoprire, verificare, analizzare e diffondere notizie di pubblico interesse garantendo il diritto all’informazione dei cittadini nel rispetto della verità dei fatti, diritto primario com’è quello altrettanto primario, il cosiddetto diritto alla giustizia.
Su questo non ci sono dubbi. Ma informare non vuol dire intralciare le indagini o creare aspettative circa la loro soluzione, azzardando ipotesi non supportate da elementi oggettivi».
L’Ordine dei Giornalisti del Molise apprezza l’invito del Procuratore di Larino e ne condivide le intenzioni affinché i colleghi non travalichino i limiti della continenza, considerando gli sforzi che gli investigatori stanno compiendo per scoprire la verità dei fatti di Pietracatella, nel rispetto delle vittime.
«L’indice – sottolinea il presidente dell’Odg Molise – non è puntato verso la stampa molisana, che sinora ha informato con puntualità. Ma un richiamo alla collaborazione può essere accolto, senza gridare all’invasione di campo». Su questo argomento, il presidente Cimino ha coinvolto anche il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine, Carlo Bartoli, condividendo nelle modalità a una più attenta deontologia.
«Non vogliamo e non possiamo – conclude Cimino – invitare i colleghi ad allentare la tensione giornalistica su questo caso né su altri: verrebbe meno la nostra identità professionale. Abbiamo tuttavia il dovere di informare quando c’è la notizia in questa come in altre indagini, pur nella consapevolezza che il dramma di Pietracatella ha scosso l’opinione pubblica, e non solo molisana, per un processo che verrà celebrato nelle sedi deputate». (giornalistitalia.it)






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