NUOVA DELHI (India) – «Il governo indiano deve ritirare immediatamente le modifiche proposte alle norme sulle tecnologie dell’informazione (IT) che conferirebbero alle autorità ampi poteri di censura nei confronti dei giornalisti indipendenti». Lo afferma il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj).
Secondo diverse fonti giornalistiche, le modifiche proposte estendono un codice etico regolamentare, precedentemente applicato solo alle grandi piattaforme di streaming e alle emittenti televisive, anche ai singoli creatori di contenuti, inclusi i giornalisti indipendenti che si occupano di notizie e attualità sui social media. Se approvate, le modifiche imporrebbero di fatto un obbligo di conformità, simile a quello previsto per gli editori, agli ordini di rimozione dei contenuti da parte del governo.
Il Governo indiano afferma che le modifiche, aperte alla consultazione pubblica fino al 29 aprile, sono necessarie per combattere la disinformazione e i deepfake, ma in realtà dietro di esse si nasconde un grave pericolo.
«Le modifiche proposte al Regolamento sulle Tecnologie dell’Informazione – denuncia, infatti, Kunal Majumder, coordinatore del Programma Asia-Pacifico del Cpj – rappresentano un attacco diretto ai giornalisti indipendenti che utilizzano le piattaforme digitali e mineranno il diritto del pubblico all’informazione».
«I giornalisti digitali indipendenti – spiega Majumder – sono ormai fondamentali per l’ecosistema dell’informazione in India e per la responsabilità democratica. Regolamentarli come le grandi aziende mediatiche metterà a tacere il giornalismo critico ed eroderà il già ridotto spazio per la libertà di stampa in India. Il governo deve ritirare queste modifiche».
La comunicazione digitale in India, compresa la gestione delle piattaforme di social media, è regolamentata dalla Legge sulle Tecnologie dell’Informazione del 2000 e dal relativo Regolamento IT, che autorizza il governo a ordinare la rimozione di contenuti ritenuti una minaccia per la sicurezza nazionale e l’ordine pubblico.
Il codice etico del Regolamento IT impone agli editori di notizie digitali e alle grandi piattaforme tecnologiche di aderire alle Norme di Condotta Giornalistica e al Codice di Programmazione, ponendoli sullo stesso piano dei media cartacei e radiotelevisivi attraverso un meccanismo di reclamo a tre livelli. Le piattaforme che non rimuovono i contenuti segnalati dalle autorità entro tre ore rischiano di perdere l’immunità da procedimenti legali.
La nuova proposta del governo mira a riclassificare i singoli creatori di contenuti e i giornalisti indipendenti su piattaforme come Facebook o YouTube come editori, ponendoli di fatto sotto la diretta supervisione del Ministero dell’Informazione e della Radiodiffusione.
Le bozze di modifica arrivano in un momento in cui in India si susseguono una serie di ordini di rimozione di contenuti digitali, tra cui il blocco delle pagine Facebook gestite da testate giornalistiche come National Dastak, Molitics e 4PM News. Meta ha rivelato che tali azioni sono state intraprese a seguito di direttive governative ai sensi della legge sull’informatica.
Il 14 marzo scorso, un post su X della rivista The Caravan, con una foto del Primo Ministro Narendra Modi dopo le rivolte del Gujarat del 2002, è stato bloccato a seguito di un ordine governativo ai sensi della legge sull’informatica. Alla richiesta di spiegazioni da parte del Cpj il Ministero dell’Elettronica e dell’Informatica e il Ministero dell’Informazione e della Radiodiffusione non hanno, però, risposto. (giornalistitalia.it)






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