All’udienza Fisc, Uspi, Corallo, Aiart e Figec Cisal. Vetere: “Una grande lezione di stile”

Papa Francesco e l’ecologia della comunicazione

I direttori dei settimanali cattolici e dirigenti di Fisc, Uspi, Corallo, Aiart e Figec all’incontro con Papa Francesco nella Sala Clementina del Vaticano (Foto Giornalisti Italia)

CITTÀ DEL VATICANO – «Sono contento di incontrarvi. Desidero esprimere il mio apprezzamento per il vostro lavoro quotidiano nel mondo della comunicazione. Vi occupate di stampa, televisione, radio e nuove tecnologie, con un impegno a educare ai media i lettori e gli utenti.

Papa Francesco (Foto Giornalisti Italia)

Il vostro radicamento capillare testimonia il desiderio di raggiungere le persone con attenzione e vicinanza, con umanità». Papa Francesco non conosce mezzi termini, e dopo aver salutato con enfasi i vertici della Federazione Italiana dei Settimanali Cattolici, guidati dal presidente Mauro Ungaro, dell’Uspi con in testa il segretario generale Francesco Saverio Vetere e il presidente Antonio Delfino, delle Associazioni Corallo presieduta da Luigi Bardelli e Aiart-Cittadini Mediali presieduta da Giovanni Baggio, che nella solennità della Sala Clementina sono venuti a salutarlo da ogni parte d’Italia, sottolinea come questo straordinario pianeta della comunicazione cattolica è l’immagine plastica di quella «geografia umana che anima il territorio italiano». Presente all’udienza anche una delegazione della Figec Cisal, il nuovo sindacato unitario dei giornalisti e degli operatori dell’informazione, della comunicazione, dell’arte e della cultura, con il segretario generale Carlo Parisi.

Papa Francesco parla ai direttori e ai dirigenti della stampa cattolica (Foto Giornalisti Italia)

La comunicazione, afferma il Santo Padre, è «mettere in comune, tessere trame di comunione, creare ponti senza alzare muri» ricordando che «negli ultimi anni diverse innovazioni hanno interessato il vostro settore e per questo è necessario rinnovare sempre l’impegno per la promozione della dignità delle persone, per la giustizia e la verità, per la legalità e la corresponsabilità educativa. Vorrei, dunque, invitarvi – sottolinea il Pontefice – a non perdere di vista, nel contesto delle grandi autostrade comunicative di oggi, sempre più veloci e intasate, tre sentieri, che è bene non perdere di vista e che vanno sempre percorsi».

Carlo Acutis

Bellissima lezione di deontologia professionale che Papa Francesco affida al ricordo e alla testimonianza di San Francesco di Sales e al Beato Carlo Acutis, «perché guidino i vostri passi sui sentieri della formazione, della tutela e della testimonianza». Un termine, questo della “testimonianza”, sempre molto caro al Pontefice e che anche in questa occasione diventa filo conduttore del saluto che riserva a tutti i giornalisti cattolici presenti in sala.
Il Papa indica l’esempio del Beato Carlo Acutis: «Egli sapeva molto bene che questi meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati, dipendenti dal consumo e dalle novità che possiamo comprare, ossessionati dal tempo libero, chiusi nella negatività. Lui però ha saputo usare le nuove tecniche di comunicazione per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza. Quel giovane non è caduto in trappola, ma è diventato un testimone della comunicazione».

San Francesco di Sales

E qui l’elogio “alto” del nostro essere comunicatori e al tempo stesso testimoni del nostro tempo: «La testimonianza è profezia, è creatività, che libera e spinge a rimboccarsi le maniche, a uscire dalle proprie zone di tranquillità per rischiare. Sì, – evidenza il Papa – la fedeltà al Vangelo postula la capacità di rischiare nel bene. E di andare controcorrente: di parlare di fraternità in un mondo individualista; di pace in un mondo in guerra; di attenzione ai poveri in un mondo insofferente e indifferente. Ma questo si può fare credibilmente solo se prima si testimonia ciò di cui si parla».
Un manifesto morale, questo discorso che il Santo Padre dedica al mondo della stampa cattolica, che non può, però, non poggiare il suo essere su un serio processo di formazione. I rischi collaterali sarebbero devastanti, e Francesco ne avverte il pericolo reale. «Nella comunicazione digitale si vuole mostrare tutto – avverte il Papa – ed ogni individuo diventa oggetto di sguardi che frugano, denudano e divulgano, spesso in maniera anonima. Ecco allora che il rispetto verso l’altro si sgretola e in tal modo, nello stesso tempo in cui lo sposto, lo ignoro e lo tengo a distanza, senza alcun pudore posso invadere la sua vita fino all’estremo».

Papa Francesco (Foto Giornalisti Italia)

In sala il silenzio è assoluto, quasi religioso, il Papa parla lentamente, a tratti si percepisce la sua stanchezza fisica, ma non c’è nulla che possa fermare la sua forza interiore e la voglia di gridare al mondo che lo circonda la sua rabbia.
Per evitare questi danni collaterali «è fondamentale – sottolinea il Santo Padre – promuovere strumenti che proteggano tutti, soprattutto le fasce più deboli, i minori, gli anziani e le persone con disabilità, e li proteggano dall’invadenza del digitale e dalle seduzioni di una comunicazione provocatoria e polemica».
E qui l’appello forte al ruolo della stampa cattolica, ma è evidente e chiaro a tutti noi che il riferimento del Papa è alla stampa più in generale, da qualunque parte la si voglia guardare o giudicare: «Le vostre realtà, impegnate in questo settore, possono far crescere una cittadinanza mediale tutelata, possono sostenere presidi di libertà informativa e promuovere la coscienza civica, perché siano riconosciuti diritti e doveri anche in questo campo. È una questione di democrazia comunicativa». Bellissimo concetto anche questo, che trasuda di desiderio e di bisogno di libertà.
Ma non basta, per ottenete il massimo risultato il Papa aggiunge, con tono questa volta meno sommesso: «Questo vostro ruolo, per favore, fatelo senza paura, come Davide contro Golia. Non giocate solo in difesa ma, rimanendo “piccoli dentro”, pensate in grande, perché a un compito grande siete chiamati: tutelare, attraverso le parole e le immagini, la dignità delle persone, specialmente la dignità dei piccoli e dei poveri, i preferiti di Dio».

La delegazione della Figec Cisal: Pino Nano, Carlo Parisi e Pierluigi Roesler Franz

Più di così si muore, il Papa regala ancora una volta a tutti noi una lezione magistrale di comportamento etico e di democrazia, come solo lui sa ancora fare in un Paese come il nostro, dominato da troppe fake news e da una approssimazione complessiva del sistema Paese che fa paura.
Iconica, infine, la parte finale del suo messaggio. È la parte forse più filosofica della sua analisi, quella dedicata al tema della “formazione”: «Non è un compito semplice quello della formazione, ma una questione vitale. In gioco c’è infatti il futuro della società. La formazione è la strada per connettere le generazioni, per favorire il dialogo tra giovani e anziani, quell’alleanza intergenerazionale che, oggi più che mai, è fondamentale. Ma come educare, in particolare le giovani generazioni immerse in un contesto sempre più digitale?».
Il Papa si pone una domanda e si dà una risposta: «C’è un passo del Vangelo che può ispirare un buon approccio, quando Gesù ci dice di essere “prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”. La prudenza e la semplicità sono due ingredienti educativi basilari per orientarsi nella complessità di oggi, specialmente del web, dov’è necessario non essere ingenui – non essere ingenui – e, allo stesso tempo, non cedere alla tentazione di seminare rabbia e odio. La prudenza, vissuta con semplicità d’animo, è quella virtù che aiuta a vedere lontano, che porta ad agire con “previsione”, con lungimiranza».
Forte l’analisi che segue, ma vera quanto mai: «Non ci sono corsi per avere prudenza, non si studia per avere prudenza. La prudenza si esercita, si vive, è un atteggiamento che nasce insieme dal cuore e dalla mente, e poi si sviluppa. La prudenza, vissuta con semplicità d’animo, sempre ci aiuta ad avere lungimiranza». Da qui il senso finale della giornata dedicata alla stampa cattolica che il Papa traduce in due parole: “Ecologia della comunicazione”.

Papa Francesco all’incontro nella Sala Clementina del Vaticano

«I settimanali cattolici portano questo sguardo sapiente nelle case della gente: non danno solo la notizia del momento, che si brucia facilmente, ma veicolano una visione umana, una visione cristiana volta a formare le menti e i cuori, perché non si lascino deformare dalle parole urlate o da cronache che, passando con curiosità morbosa dal nero al rosa, trascurano la limpidità del bianco. Pertanto, vi incoraggio a promuovere una “ecologia della comunicazione” nei territori, nelle scuole, nelle famiglie, tra di voi». Quanto è vero tutto questo!

Papa Francesco (foto Giornalisti Italia)

«Voi – conclude Papa Francesco rivolto ai direttori dei 200 settimanali cattolici ed alle federazioni presenti in sala – avete la vocazione di ricordare, con uno stile semplice e comprensibile, che, al di là delle notizie e degli scoop, ci sono sempre dei sentimenti, delle storie, delle persone in carne e ossa da rispettare come se fossero i propri parenti. E vediamo dalle tristissime cronache di questi giorni, dalle terribili notizie di violenza contro le donne, quanto sia urgente educare al rispetto e alla cura: formare uomini capaci di relazioni sane. Comunicare è formare l’uomo. Comunicare è formare la società. Non abbandonate il sentiero della formazione: sarà esso a portarvi lontano!».
Applausi a scena aperta per questo Papa che è sempre più claudicante, ma che mantiene alto il rigore dell’esempio e della guida del suo popolo.
Pieno di riconoscenza personale e di entusiasmo collettivo il commento a caldo che ci viene dal segretario generale dell’Uspi, Francesco Saverio Vetere: «Siamo felicissimi di questo incontro con il Santo Padre. Non potevano tornare a casa più pieni di principi e di indicazioni utili al nostro essere comunicatori, e parte integrante del sistema sociale del Paese».

Francesco Saverio Vetere

«Incontrare il Santo Padre e ascoltarlo con la dovuta attenzione come facciamo noi – sottolinea il numero uno della Stampa Periodica Italiana – è molto importante, soprattutto in un momento in cui tutti quanti noi stiamo cercando di comprendere che risposte dare allo sviluppo tecnologico, e soprattutto allo sviluppo tecnologico applicato ai mezzi di comunicazione».
«È una analisi difficile – riconosce il segretario generale dell’Uspi – quella che affronta il Santo Padre. In questi anni sono state messe in piedi varie commissioni di studio, a livello nazionale e a livello internazionale, proprio per affrontare meglio questa disciplina che è multidisciplinare, e soprattutto per capire qual è la normazione più utile che bisogna introdurre per far si che i nuovi mezzi di comunicazione stiano dentro un perimetro, che vuol dire come ha spiegato bene Papa Francesco, rispetto delle leggi, e rispetto delle persone. In realtà noi stiamo cercando i valori di riferimento, che devono in qualche modo guidarci nel varo delle normative più urgenti.

Francesco Saverio Vetere a colloquio con Papa Francesco

L’obiettivo fondamentale è non mortificare la libertà di espressione, ma semplicemente regolamentarla, e il Santo Padre di tutto questo si rende perfettamente conto. Non a caso quelli che lui chiama “sentieri da percorrere”, e ne individua tre, altro non sono che dei principi sui quali fondare ogni nostra attività e il nostro impegno quotidiano e futuro. Una grande lezione di stile questa del Santo Padre, e soprattutto un discorso da rileggere in continuazione, e da trasferire alle giovani generazioni che verranno dopo di noi». (giornalistitalia.it)

Pino Nano

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