BRUXELLES (Belgio) – La Commissione Europea conferma che il trilogo, il negoziato interistituzionale tra Europarlamento e Consiglio Ue, sulla riforma della direttiva Ue sul diritto d’autore «previsto per oggi non avrà luogo. Prendiamo atto del fatto che il Consiglio ha bisogno di più tempo per finalizzare la propria posizione» negoziale. Lo dice il portavoce capo della Commissione Europea Margaritis Schinas, durante il briefing con la stampa a Bruxelles.
«La proposta di riforma del copyright è un file prioritario e una riforma fondamentale per i cittadini europei, come per il settore creativo e quello della stampa. Il nostro obiettivo è portare benefici tangibili ai creativi, ai giornalisti, e aprire un potenziale di creatività per chiarire il diritto d’autore e renderlo adatto all’era digitale. Qui alla Commissione continueremo il nostro duro lavoro come mediatori onesti, per raggiungere un accordo il prima possibile», conclude il portavoce.

GLI EDITORI EUROPEI: «NON C’È TEMPO DA PERDERE, GOOGLE FA ALLARMISMO»

Gli editori europei invitano le istituzioni Ue a “non perdere tempo” sulla riforma della direttiva sul diritto d’autore e sottolineano che Google «ha intensificato la sua campagna allarmistica sul possibile impatto di un nuovo diritto di vicinato per gli editori della carta stampata», mostrando come diventerebbe Google Search nel caso in cui gli editori cercassero accordi di licenza con il colosso californiano.
Gli editori, riuniti in Emma (European Magazine Media Association), Enpa (European Newspapers Publishers Association), ed Epc (European Publishers Council) e Nme (New Media Europe), sottolineano che «Google preferisce fornire un cattivo prodotto piuttosto che smettere di “parassitare” il lavoro dei giornalisti e degli editori». E, se Google decidesse di reagire limitando l’offerta, scrivono ancora gli editori, allora «perderebbe utenti a vantaggio di altri servizi, aumentando la concorrenza. In questo caso, la direttiva avrebbe ottenuto un buon risultato, offrendo un maggiore pluralismo nel servizio della ricerca di notizie».
«E, in più – proseguono – respinti da una cattiva esperienza con Google, gli utenti andrebbero direttamente nelle homepage degli editori, il che vorrebbe dire che i lettori avrebbero una relazione molto più diretta con le testate, un altro effetto positivo della direttiva, che potrebbe anche migliorare i ricavi pubblicitari degli editori».
Il trilogo tra Europarlamento e Consiglio che avrebbe dovuto tenersi oggi per trattare la riforma del copyright è stato, appunto, rimandato, perché un gruppo di Paesi, tra cui Italia e Germania, hanno informato la presidenza rumena di non poter appoggiare il mandato negoziale aggiornato.
I colossi Internet, specialmente Google, sono contrari alla riforma del copyright, che fornirebbe agli editori un vero diritto d’autore sulle pubblicazioni giornalistiche, paragonabile a quello in vigore per le opere letterarie e musicali, che sarebbe un’arma negoziale in più per trattare con la multinazionale californiana accordi di licenza con gli editori. (adnkronos)

LORUSSO (FNSI): «LA BATTUTA D’ARRESTO NON È UNA BUONA NOTIZIA, SAREMO IN PRIMA LINEA»

«La battuta d’arresto in sede europea sulla definizione delle norme sul copyright non è una buona notizia per il mondo dell’informazione. Si tratta di un ulteriore cedimento ai giganti della rete, a cominciare da Google e Facebook, che stanno cercando di ostacolare qualsiasi tentativo di regolamentazione che per loro comporterebbe il pagamento di diritti ai produttori dei contenuti e di tasse, a cominciare da quelle sulla raccolta pubblicitaria, ai singoli Paesi». È quanto afferma il segretario generale della Federazione nazionale della Stampa italiana, Raffaele Lorusso.
«Il sindacato dei giornalisti italiani – annuncia Lorusso – sarà in prima linea con la Federazione internazionale dei giornalisti, con gli altri sindacati dei giornalisti dei Paesi europei e con le associazioni di tutte le professioni intellettuali per far sì che si giunga all’approvazione di una normativa che consenta a ciascun produttore di contenuti, a cominciare dai giornali, di ottenere la giusta remunerazione per l’utilizzo del prodotto da parte dei motori di ricerca, che oltre a non pagare alcun diritto, realizzano profitti grazie alla raccolta pubblicitaria e al traffico dei dati personali».
Nessuna meraviglia, incalza Lorusso, «che fra i governi che hanno impedito la prosecuzione della discussione in sede europea ci sia anche quello italiano. Si tratta di un atteggiamento che rientra in una strategia più ampia che punta a cancellare il pluralismo dell’informazione, favorendo la chiusura dei giornali. Non è un caso che, nelle scorse ore, il vicepremier Luigi Di Maio sia tornato a rivendicare come una conquista di civiltà l’azzeramento del fondo per l’editoria, attaccando frontalmente Il Foglio, il Manifesto e Avvenire, guarda caso tre fra le testate che non risparmiano, per ragioni diverse, critiche al governo».
Più che il fondo per l’editoria e il pluralismo, conclude il segretario della Fnsi, «l’unica vera anomalia è quella di un ministro del Lavoro, Di Maio, appunto, che di fatto si compiace per essere l’artefice della perdita di posti di lavoro e dell’aumento del precariato nel settore dell’informazione. Quel precariato di cui lo stesso ministro, in evidente contraddizione con se stesso, vorrebbe discutere ad un tavolo convocando interlocutori incompetenti per materia. Chiara è la finalità propagandistica che la Fnsi non potrà mai assecondare». (giornalistitalia.it)

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