Il capo corrispondente della Rai: “Sono un giornalista, lavoro fino a quando mi arrestano”

Marc Innaro: “Io sarei rimasto a Mosca”

Marc Innaro

ROMA – «Lo stop della Rai ai servizi in Russia? Nessuno mi ha interpellato». Marc Innaro, 60 anni, capo-corrispondente della Rai da Mosca, risponde così a Lorenzo De Cicco, che lo ha intervistato per il quotidiano la Repubblica. «Fosse per me, sarei rimasto in onda. Sono un giornalista, lavoro fino a quando l’azienda non mi dice di fermarmi. O fino a quando mi arrestano».
Al giornalista che gli chiede se è stato interpellato in merito alla decisione della Rai di ritirare inviati e corrispondenti, Innaro risponde: «Personalmente no. Ma mi adeguo, ora sto organizzando il rientro dei nostri 4 inviati (2 a Rostov, al confine, e 2 a Mosca). Io e l’altro corrispondente, invece, dovremo decidere se rientrare a Roma o rimanere qui in ferie, queste sono le disposizione che ci ha dato l’azienda».
Alla domanda relativa alle polemiche sui suoi servizi, con il Pd che ha, addirittura, presentato un’interrogazione in cui lo accusa di “corrispondenze filo-russe”, Marc Innaro replica: «Mangio pane e Russia da quando ho 18 anni. E faccio questo mestiere da 30, ero già stato a Mosca nel 1994. Non ho avuto tempo in questi giorni di stare dietro alle polemiche, abbiamo dormito 4 ore per notte».
Quando De Cicco gli fa notare che «il Pd (e anche un esponente di Forza Italia) chiede la sua rimozione», Innaro taglia corto: «Non è il Pd, è un parlamentare del Pd. Per me parla il mio lavoro, sono stato corrispondente a Mosca, al Cairo, a Gerusalemme durante l’Intifada. Faccio il mio mestiere». (giornalistitalia.it)

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3 commenti

  1. Mi pare sia necessario avere la possibilità di ascoltare voci “dissidenti”. Marc Innaro è un professionista lucido, asciutto, rigoroso, sul fronte russo, e non solo, da anni. Questa è la mia impressione al di là delle posizioni distinte sulla guerra che ci stanno gravemente interessando.

  2. Natale Passaro

    La verità è sempre scomoda e l’analisi fatta da Innaro segue punto punto le fasi storiche di Putin, della Russia e dei politicanti europei soggiogati al potere degli Stati Uniti.

  3. Corretto. Deprechiamo la censura in Russia, ma noi siamo anche peggio. Siamo talmente asserviti alle forze Usa che, per terrore puro, tappiamo la bocca a giornalisti seri, competenti, a professori, artisti, anche a Dostojevskij. Nascondere la testa nella sabbia non aiuta.

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