La giornalista Laura Spinney e “la pandemia che cambiò il mondo: non iniziò in Spagna”

Al tempo del Coronavirus un libro sulla “spagnola”

La giornalista scientifica Laura Spinney durante la presentazione del libro

PARIGI (Francia) – Quella del Coronavirus è un’infezione simile all’influenza “spagnola”, ma non propriamente la stessa cosa. È il parere della giornalista scientifica Laura Spinney che, avendo pubblicato un libro sull’epidemia del 1919 è la voce più autorevole per raccontare quella di oggi.
La scrittrice, inglese di nascita, ma residente da tempo a Parigi, firma del giornale “National Geographic” (prima) e del “The Economist” (poi) è in libreria con una pubblicazione intitolata: “L’influenza spagnola. La pandemia che cambiò il mondo”. L’edizione italiana è a cura della casa editrice Marsilio (348 pagine, 11 euro).
«La “spagnola” e il Coronavirus – afferma Laura Spinney – derivano da due ceppi diversi: il primo è un virus che si è evoluto diventando letale mentre l’altro fa parte del gruppo della Sars».
Un secolo fa l’epidemia ha iniziato a diffondersi quando la prima guerra mondiale stava per concludersi. Statistiche tremende. La mortalità ha raggiunto picchi spaventosi: tra i 40 e i 100 milioni, ma più vicino ai 100 che ai 40.
Numeri che fanno rabbrividire. Si è ammalato un terzo della popolazione mondiale con un tasso di mortalità tra il 10 e il 20 per cento. L’aspettativa di vita si è ridotta di 12 anni. Dunque, è stato contagiato il mondo intero.
Solo pochissimi luoghi sono stati risparmiati: l’isola di Sant’Elena, una parte del delta del Rio delle Amazzoni e l’Antartide.
«Una cosa è certa: – precisa la giornalista – l’influenza non è arrivata dalla Spagna. Si chiama così perché i giornali di Madrid hanno cominciato a parlarne e a diffondere le notizie. Sono trascorsi cent’anni e ancora oggi non si è trovato l’inizio della contaminazione oppure, come si dice oggi, il paziente zero». Alcuni ricercatori ipotizzano che i primi focolai si siano verificati in una base militare del Kansas.

la copertina del libro “L’influenza spagnola La pandemia che cambiò il mondo”

Altri sostengono, invece, che la “spagnola” sia arrivata dal nord della Francia. E un terzo gruppo è convinto che l’epidemia sia maturata in Cina.
La prima ondata nel 1917, ma i medici non erano preparati. Anzi si pensava ad una normale influenza stagionale.
Con la popolazione decimata, la seconda andata, nel 1918, fu più letale della prima. Sì, perché il virus aveva subito una mutazione diventando più aggressivo.
A fine 1918, la terza ondata, che ha piagato del tutto un’Europa appena uscita dalla guerra e il resto del mondo. Ovviamente, il male non ha guardato in faccia a nessuno.
Ha ammazzato milioni di poveracci, ma ci hanno lasciato la pelle anche Max Weber, Guillaume Apollinaire, il padre del costruttore di auto Vincenzo Lancia e il nonno di Donald Trump.
Poi: l’imperatore del Brasile Rodrigues Alver, il re di Spagna Alfonso XIII. Ci restarono anche Giacinto e Francesca, due dei tre pastorelli che avevano visto la Madonna a Fatima.
«Oggi – parola di Laura Spinney – i centri di ricerca sono più attrezzati, ma le fake news che circolano soprattutto via Internet rappresentano un freno. Il fenomeno dei “No Vax”, per quanto minoritario, quanto potrebbe pesare?» (giornalistitalia.it)

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