Autonomo sulla carta, ma in realtà dipendente. L’avv. Iacovino vince in 13 mesi

A 67 anni vince la causa: è giornalista Rai

ROMA – Un giornalista vince in soli tredici mesi la causa contro la Rai che ora deve corrispondergli le differenze retributive dal 2004 e versare i contributi previdenziali.«Per il Tribunale di Roma – esulta il famoso giuslavorista romano Vincenzo Iacovino – i contratti di lavoro autonomo in realtà simulavano un rapporto di lavoro giornalistico e dipendente».

L’avv. Vincenzo iacovino

Il legale parla di «un rapporto di lavoro con la Rai che comincia nel 1996 e prosegue continuativamente fino al 2009, con contratti formalmente non giornalistici, seppure il lavoratore sia iscritto all’albo, elenco pubblicisti, dal 1989. Dal 2003 la Rai lo assume con contratti di lavoro subordinato a termine come programmista regista e dal 2004 addirittura con contratti di lavoro autonomo a partita Iva».
«L’inquadramento contrattuale – questa la tesi della difesa che ha poi portato al successo finale – non cambia nemmeno quando il giornalista si iscrive all’elenco professionisti, nel 2007, ma, come accade spesso, pur di lavorare il giornalista accetta ogni forma di ingaggio. Questo non è servito, però, a mantenere il rapporto di lavoro, seppure precario, sottopagato e non confacente alla sua qualifica, né corrispondente all’attività giornalistica svolta di fatto».
Dopo la scadenza dell’ultimo contratto a partita Iva, infatti, il giornalista aspetta invano un rinnovo che non arriva.
Avvocato Iacovino cosa è successo a questo punto?
«Il giornalista, per non perdere l’opportunità di tornare comunque a lavorare con la Rai, attende senza fare vertenza per dieci anni, dopodiché, persa ogni speranza di vedersi riconosciuta non solo la professionalità già acquisita, ma anche la storia lavorativa che era stata comunque continuativa, il giornalista incardina una vertenza per chiedere il riconoscimento dei proprio diritti negati ed evitare che decadano per l’imminente prescrizione decennale».
È a questo punto che il giornalista si è rivolto agli avvocati Vincenzo Iacovino e Antonio Rubino dello studio legale Iacovino e Associati per rivendicare il riconoscimento del rapporto di lavoro giornalistico svolto di fatto e ogni diritto economico conseguente.
«Il Giudice del Lavoro del Tribunale dei Roma, Donatella Casari, escludendo l’applicabilità della legge Fornero ai contratti autonomi, ha riconosciuto – spiega l’avvocato Iacovino – che tra le parti è intercorso un rapporto di lavoro giornalistico subordinato a tempo indeterminato a partire dal marzo 2004 e ha ordinato alla Rai la riammissione immediata in servizio del giornalista con qualifica di redattore ordinario con oltre 30 mesi di anzianità professionale, condannando l’azienda a pagare le differenze retributive maturate nei periodi lavorati formalmente con contratti a partita Iva, a corrispondere le retribuzioni maturate e dovute dalla messa in mora e a versare all’Inps, sezione giornalisti, i contributi omessi e non prescritti con le dovute sanzioni civili».

La sede Rai di Saxa Rubra

L’avvocato Iacovino non ha alcun dubbio: «Oggi che ha raggiunto i 67 anni di età il giornalista ha ottenuto finalmente il suo corretto inquadramento e una giusta retribuzione, dopo aver prestato di fatto la sua attività giornalistica in Rai senza un giusto contratto. Un sogno che si realizza dopo tante difficoltà. Resta l’amarezza di aver raggiunto quasi l’età della pensione, un danno che ha subito non solo il lavoratore ma anche l’azienda stessa che si è privata della sua professionalità, oltre che i contribuenti che sostengono col denaro pubblico scelte di gestione del personale incomprensibili e ingiustificabili che riguardano, purtroppo, molti altri professionisti e lavoratori che hanno rapporti con la Rai». (giornalistitalia.it)

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