Associazione Stampa Toscana: “Non bisogna nascondere la testa sotto la sabbia”

Smart working: qualche luce, ma molte ombre

Sandro Bennucci, Paola Fichera e Stefano Fabbri

FIRENZE – Un gruppo di lavoro dell’Associazione Stampa Toscana approfondirà i temi legati allo smart working e alla tutela dei diritti dei giornalisti. È stata, infatti, dedicata in gran parte allo smart working, applicato in tante realtà editoriali durante l’emergenza Covid-19, l’ultima seduta del Consiglio direttivo dell’Associazione Stampa Toscana, in videoconferenza, durante la quale sono state raccolte alcune delle esperienze dei colleghi di giornali e uffici stampa che hanno lavorato – o stanno continuando a lavorare – lontani dalla propria redazione.
Il gruppo di lavoro, proposto da Sandro Bennucci (presidente dell’Ast), sarà coordinato Paola Fichera (vicepresidente) e composto anche dai colleghi Stefano Fabbri, Walter Fortini e Nazzareno Bisogni.
Il gruppo di lavoro è aperto ai contributi di tutti i colleghi ed il suo compito è quello di mettere in condizione il sindacato unico ed unitario dei giornalisti toscani di prepararsi ad affrontare una fase nella quale, molto probabilmente, gli editori cercheranno di applicare questo modello di lavoro anche in futuro.
«Un modello – mette in guardia l’Associazione Stampa Toscana – che ha molte ombre e qualche luce: non sono pochi, infatti, i colleghi che danno un giudizio non del tutto negativo di questa esperienza, come dimostrano alcuni sondaggi fatti dalle Associazioni regionali di Stampa della Lombardia e del Lazio e che rappresentano uno stimolo a compiere una verifica simile anche in Toscana».
«C’è, però, – osserva l’Ast – la questione fondamentale per il sindacato, e cioè quella del rispetto e del mantenimento dei diritti dei colleghi. Il lavoro da remoto non può, infatti, essere lasciato alla semplice gestione unilaterale dell’editore e tantomeno ad un accordo “personale” tra editore e singoli giornalisti. Alcuni spazi legislativi ci sono, ma l’obiettivo è quello di far contare di più il sindacato in questo scenario e di porre la questione anche nel rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro giornalistico. Un tema da affrontare in maniera “laica” e senza nascondere la testa sotto la sabbia, ferma restando la fondamentale bussola dei diritti e della specificità del lavoro giornalistico». (giornalistitalia.it)

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