Dal Tribunale di Milano una decisione importantissima in nome della libertà di stampa

La causa è temeraria, risarcimento al giornalista

Paolo Carta

Paolo Carta

Unione SardaCAGLIARI – Questa volta pagano loro. Tutti quelli che tentano di fermare le penne con la minaccia: «Lei scriva e la querelo». Quelli che fanno terrorismo chiedendo danni per cifre spropositate. Che presentano cause per diffamazione a mezzo stampa con leggerezza. Nel 99 per cento dei casi infondate e intimidatorie. Preparate spulciando gli articoli di giornale per trovare un appiglio e chiedere soldi con un unico scopo ben preciso: mettere il bavaglio alla stampa e farla zittire. E in tanti casi, purtroppo, ci riescono, eccome.
Una sentenza esemplare, destinata a far scuola, è stata pronunciata cinque giorni fa dal Tribunale di Milano: il giudice civile Anna Cattaneo ha condannato la Sgs Italia Spa a risarcire il giornalista de L’Unione Sarda, Paolo Carta, il direttore responsabile del quotidiano (nel periodo di pubblicazione dell’articolo) Paolo Figus e L’Unione Sarda spa. Tutti trascinati in Tribunale per un pezzo del 21 aprile 2012 a firma Carta che dava notizia di un’inchiesta della Procura di Lanusei che parlava, scrive il giudice, «di una vicenda gravissima che coinvolgeva una grande area della Sardegna e che vedeva indagati, tra gli altri, generali e colonnelli che si erano succeduti al comando del Poligono Interforze Salto di Quirra.
La società è stata condannata a pagare per aver citato in giudizio il giornalista «in piena consapevolezza del proprio torto» chiedendogli 500mila euro di danni. Per di più, scrive Cattaneo, i legali non si erano fermati nemmeno davanti a un decreto di archiviazione pronunciato dal gip di Cagliari.
Avevano insistito a suon di carte bollate anche quando il magistrato cagliaritano Paolo De Angelis aveva detto: il giornalista deve essere prosciolto. È così che «richiamato l’articolo 96 terzo comma», che punisce chi ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, alla Sgs sono stati inflitti 18mila euro di condanna, più il pagamento delle spese legali. Non è di certo l’entità della cifra quello che conta in questa sede: si tratta di un punto fondamentale a favore dell’articolo 21 della Costituzione.
Il giudice ha ritenuto «correttamente esercitato il diritto di cronaca» ma ha anche condannato la causa temeraria, ritenendo che «tale condotta debba essere sanzionata al fine discoraggiare comportamenti strumentali che ostacolano la funzionalità del servizio di giustizia, che violano il generale dovere di lealtà e probità » e, soprattutto, che «provocano senz’altro danno alla controparte» provocando «ansia e turbamento» nel giornalista. Del pezzo, infatti, veniva contestato quasi tutto, a partire dal titolo: Mirino della Procura su un sistema incaricato di scambi sospetti. Quirra le scatole cinesi. Tutti gli intrecci tra Fiat, Finmeccanica e Sgs.
Per i legali dell’azienda milanese quella di Carta era «una fallosa entrata a gamba tesa nella reputazione della societa». Il giornalista, sempre secondo la società, aveva commesso una lunga serie di abusi. Innanzitutto quello del diritto di cronaca, perché «senza investigare né approfondire era giunto a conclusioni devastanti per la Sgs, scrivendo che, per i suoi interessi economici e di altre società alle quali sarebbe stata legata, avrebbe presentato falsi risultati dell’indagine tecnica assegnata con una gara pubblica nel 2008».
Un’indagine dal contenuto di importanza stratosferica: si trattava di valutare l’inquinamento ambientale del Poligono Interforze Salto di Quirra. Uno studio voluto dal ministero della Difesa e dalla Nato su richiesta della Commissione parlamentare d’inchiesta per indagare sui casi di morte e gravi malattie malattie che avevano colpito gli abitanti della zona. Accuse inventate per gli avvocati della Sgs.
Il giudice non lo manda a dire: «Non si comprende », si legge nella sentenza «alla luce del chiaro capo D di incolpazione» (quello che indicava tutti gli intrecci tra le società che per la Procura di Lanusei avevano l’interesse a nascondere l’inquinamento nel Poligono), come si «possa ritenere che il collegamento tra le società sia stato frutto della fantasia investigativa del giornalista».
La ricostruzione era contenuta in un capo d’imputazione, che era «chiaro», precisa il giudice. Il diritto di cronaca era stato rispettato. In tutti i «rigorosi limiti»: la verità oggettiva (o anche soltanto putativa, purché frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca) dei fatti; l’interesse pubblico dell’informazione; e la forma civile dell’esposizione» che «non deve mai eccedere lo scopo informativo da conseguire», perché l’articolo «deve essere improntato a serena obiettività, con esclusione di ogni preconcetto intento denigratorio». Tutti criteri rispettati da Paolo Carta. E poiché si trattava di un provvedimento giudiziario, viene precisato, che la notizia si ritiene vera quando «l’articolo corrisponde al contenuto degli atti del procedimento».
Che l’inchiesta si possa concludere (in futuro) con un’archiviazione non deve preoccupare il giornalista nel momento in cui scrive. «Il criterio della verità della notizia deve essere riferito», spiega il giudice, «agli sviluppi di indagine e istruttori quali risultano al momento della pubblicazione dell’articolo e non già secondo quanto successivamente accertato in sede giurisdizionale». Quindi, «non può assumere rilevanza che i due tecnici siano poi stati prosciolti dal Gip per non aver commesso il fatto».
I legali Sgs non si erano risparmiati, avevano anche scritto che il giornalista aveva «preso un abbaglio». Quando aveva capito e riportato benissimo la gravità delle contestazioni. Era stato attaccato anche per aver scritto che le analisi sul terreno del Poligono erano state fatte «all’acqua di rose». Ma per il giudice, aveva addirittura «ridimensionato l’ipotesi accusatoria», in cui le analisi erano «bensì proprio dolosamente errate». A pagare stavolta saranno loro. (L’Unione Sarda)

Veronica Nedrini 

Finalmente una sentenza che punisce le liti temerarie

CAGLIARI – “Il giornalista che scrive la verità, ma è ugualmente querelato per diffamazione ha diritto al risarcimento dei danni morali da parte di chi ha sporto querela in maniera temeraria”. È quanto sostiene la sentenza del Tribunale Civile di Milano – favorevole ad un giornalista dell’Unione Sarda e al suo direttore dell’epoca per articoli sull’inquinamento nel poligono militare di Quirra – sulla questione dell’uso distorto di cause penali e civili per intimidire e mettere il bavaglio alla stampa.
La pronuncia dei giudici – evidenziano in una nota congiunta il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Sardegna, Filippo Peretti, e quello dell’Assostampa Sarda, Celestino Tabasso – segna un punto importante di cui si avvertiva il bisogno, sia perché le querele temerarie stanno nel concreto minacciando la libertà di informazione e la stabilità delle aziende editoriali, sia perché il generale progetto di riforma della legge sulla stampa, all’esame del Parlamento, non appare orientato a favorire il ruolo che compete al giornalista in un sano sistema democratico”.
“Nel caso particolare – ricordano Odg e Assostampa – il giudice milanese ha ritenuto che Paolo Carta (giornalista del quotidiano «L’Unione Sarda» e consigliere nazionale dell’Ordine), l’allora direttore Paolo Figus e l’Unione Sarda spa debbano essere risarciti da una società che li aveva querelati, chiedendo 500mila euro, per l’inchiesta di Carta sull’inquinamento causato dalle esercitazioni del Poligono di Quirra. (Agi)
“Finalmente – gli fanno eco il presidente dell’Unci, Guido Columba, ed il coordinatore del Gruppo Cronisti Sardi, Maria Francesca Chiappe – una sentenza che punisce le liti temerarie, le cause intentate contro i giornalisti al solo scopo di intimidirli”. L’Unci esprime grande soddisfazione per la sentenza del Tribunale di Milano e ricorda di aver avvertito da tempo la pericolosità delle cause civili intentate al solo scopo di mettere il bavaglio alla stampa.

Paolo Carta, autore dell’inchiesta e consigliere nazionale Odg

CAGLIARI – Paolo Carta ha iniziato l’attività giornalistica a ventuno anni (1985) come esperto di tennis sulle colonne dell’Unione Sarda, il quotidiano che dopo tredici anni di collaborazione (nei settori sport, cronaca ed economia) lo ha assunto dal primo luglio 1998 a tempo indeterminato. Attualmente ha l’incarico di vice caposervizio nella redazione della Provincia di Cagliari e si occupa di cronaca giudiziaria, nera e politica.
Ha vinto nel 2008 il premio Iglesias e nel 2009 il premio Ordine dei Giornalisti assegnato dall’Unci a Viareggio per un’inchiesta su un bambino nomade di origine serba venduto a un’altra tribù rom, al quale il tribunale di Cagliari ha poi attribuito un’identità.

 

 

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