La lezione magistrale di Fernando Savater

TORINO – L’antifascismo obbliga a un cambio di programma. Al Salone del libro di Torino, la lezione magistrale d’apertura era stata affidata al filosofo spagnolo Fernando Savater ma, dopo una telefonata nel tardo pomeriggio di ieri, gli è stata affiancata la scrittrice ebrea Halina Birenbaum.

Halina Birenbaum

Novant’anni compiuti, anche se splendidamente portati, nata a Varsavia e, negli anni tempestosi della seconda guerra mondiale, deportata ad Auschwitz dove, tuttavia, Birenbaum è riuscita a sopravvivere per riprendere una vita normale di poetessa e traduttrice. Adesso vive in Israele Herzliya. “Questa – ha esordito – è un’altra prova che il male non l’avrà vinta”.
Savater ha illustrato la necessità che la tradizione e il progresso non configgano fra loro ma si considerino complementari. Birenbaum si è soffermata sulla necessità di combattere totalitarismi e intolleranze. “Il mondo ha bisogno di solidarietà e comprensione”.
Per il Salone del libro di Torino, edizione numero 32, sono stati giorni intrecciati di polemica. La presenza, fra gli espositori, dello stand dell’editrice Altaforte, ha suscitato reazioni veementi. Gli scrittori invitati si sono divisi in due schiere: quelli che hanno rinunciato a partecipare sull’onda dello slogan “o loro o noi”) e quelli che avrebbero preferito partecipare per non abbandonare il campo.

Il Salone del libro di Torino

Altaforte (sede a Cernusco nella prima cintura di Milano), di per sé, non sarebbe particolamente censurabile. L’azienda propone una serie di saggi di autori fascisti e nazisti molti dei quali, però, alla base di qualunque ricerca storica e, dunque, un contributo allo studio e alla ricerca. Poi una collana di romanzi del tutto accettabili come “il traguardo del cuore” di Barbara Scarpettini piuttosto che “Impronte di lupo” per la firma di Lorenzo De Bernardi. L’ultima uscita riguarda un’intervista a Matteo Salvini, realizzata da Chiara Giannini, giornalista del “Giornale”.
Più che la produzione letteraria in sé, ad alimentare le proteste è stato il titolare dell’editrice Francesco Polacchi troppo vicino a CasaPound e con trascorsi non ineccepibili come protagonista di risse. È stato lui a mettere sul piatto il carico da 90 dichiarando per radio: “sono fascista, Mussolini è stato un grande statista e il pericolo vero è l’antifascismo”.

Il ministro Boniscoli inaugura il 32° Salone del libro

Il suo stand è stato aspramente contestato al punto che un numero di persone sempre maggiore ne ha chiesto l’espulsione. Inizialmente (con scelta abbastanza inopportuna) i suoi libri avrebbero dovuto essere ospitati accanto al “Treno della Memoria”. Poi lo stand è stato spostato accanto al padiglione del ministero della difesa.
Ma il sindaco di Torino e il presidente della Regione Piemonte, Chiara Appendino e Sergio Chaiamparino, avevano firmato un esposto alla magistratura per chiedere se era ravvisabile il reato di “costituzione del partito fascista”. Infine, la decisione della governante del Salone di cancellare la partecipazione di Polacchi e di Altaforte.
In quel contesto sono passate in secondo piano la presenza del ministro Alberto Bonisoli che ha tagliato il nastro del salone, i 13 mila metri quadrati in più destinati agli espositori, il cartellone davvero imponente di partecipanti. Ci sarà tempo (ma non adesso) per dedicare qualche attenzione alla regione Marche ospite d’onore e alla lingua spagnola, principessa del Salone per questo 2019.

Paola Regeni

Anche l’incontro di Paola Regemi, mamma di Giulio, massacrato in Egitto, avrebbe meritato più attenzione. Parlando agli studenti delle scuole ha mostrato alcuni libri che stavano in evidenza nella cameretta di suo figlio: un “Topolino”, “Il Dio delle piccole cose” (di Arundhati Roy) o “La scomparsa dell’Italia industriale” (di Luciano Gallino).
“Non sono qui solo per Giulio – il suo messaggio – ma per i tanti Giulio che hanno desiderio di conoscere e capire”. Nemmeno lei ha lesinato un accenno polemico. Se l’è presa con Roberto Vecchioni che ha composto una canzone dedicata a Giulio che però “non è rispettosa dei nostri sentimenti”. (giornalistitalia.it)

 

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