La Cassazione conferma la pena “con uno sconto” per l’ex direttore de l’Avanti!

Tentata estorsione, condannato Lavitola

Valter Lavitola

ROMA – È “irrevocabile” la dichiarazione di responsabilità di Valter Lavitola – l’ex direttore de l’Avanti! indagato tra l’altro nella compravendita dei senatori, nella vicenda escort, in quella della casa di Montecarlo di An, condannato per truffa sui fondi per l’editoria – nel processo per la tentata estorsione a Impresilo nell’estate del 2011 quando l’impresa venne minacciata di danni in borsa se non avesse costruito gratis un ospedale a Panama, come voleva l’allora presidente panamense Ricardo Martinelli.
Nell’affaire ebbe un ruolo anche Silvio Berlusconi, al tempo premier (sentito nel corso del procedimento in qualità di testimone). Lo scrive la Cassazione nel verdetto 18935 relativo all’udienza del 20 dicembre. Impregilo non si piegò, ma per mantenere buoni rapporti con Martinelli – arrestato negli Usa nel 2017 per spionaggio ai danni degli oppositori – pagò una vacanza in Sardegna a uno staff del governo di Panama, con denaro transitato sul conto di Lavitola.
I supremi giudici adesso, si apprende dal verdetto, hanno incaricato la Corte di Appello di Napoli di ridurre la condanna di Lavitola, pari a tre anni di carcere, per il venir meno di una aggravante – quella sul numero delle persone – ma la sua colpevolezza è passata comunque in giudicato.
Secondo quanto ricostruisce la Suprema Corte, Lavitola, che si trovava a Panama dove è stato latitante, “per inoltrare tale minacciosa richiesta si sarebbe avvalso anche del presidente del Consiglio italiano Berlusconi il quale avrebbe a sua volta preso contatto con Massimo Ponzellini”, allora presidente di Impregilo.
“A tali richieste del Lavitola, veicolate attraverso Berlusconi, Impregilo decise però di non sottostare” – spiega il verdetto – e il 3 agosto, il giorno dopo aver ricevuto le pressioni telefoniche, Ponzellini e Alberto Rubegni, al tempo ad di Impregilo, “concordarono la linea da seguire nel tentativo di fronteggiare la ventilata minaccia”.
“I vertici di Impresilo, percepita la portata intimidatoria del messaggio, amplificata dalle modalità utilizzate per veicolarla, – dice la Cassazione – sono subito corsi ai ripari manifestando l’intenzione di recarsi a Panama per incontrare il presidente Martinelli e vedere che cosa si poteva fare per ricucire i rapporti”. “Intenzione – prosegue il verdetto – che si è concretizzata con il finanziamento del viaggio privato in Sardegna di una delegazione panamense, che ha visto l’intermediazione del Lavitola sul cui conto è stato versato l’importo”.
Questo processo per la tentata estorsione a Impregilo, ricorda ancora il verdetto, “ha dato origine a un separato procedimento per corruzione” in concorso con Rubegni, conclusosi per Lavitola con sentenza definitiva e pena concordata davanti al Tribunale di Napoli il 22 gennaio 2015. (ansa)

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