Giornalisti in stato di agitazione. Il Cdr: “Dal 2013 solo pensanti sacrifici economici”

Il Secolo XIX: pronti 2 giorni di sciopero

GENOVA – I giornalisti del quotidiano Il Secolo XIX proseguono lo stato di agitazione votato all’unanimità dall’assemblea che, nelle scorse settimane, ha affidato al Comitato di Redazione anche un pacchetto di due giorni di sciopero.
Il Cdr denuncia che «incertezza e mancanza di chiarezza per il futuro su quelle che sono le intenzioni dell’Azienda nei confronti di un giornale che, da oltre 130 anni, è la voce di Genova e della Liguria sono le principali motivazioni che preoccupano la redazione del Decimonono, che ormai dal 2013 deve fare i conti con ammortizzatori sociali e pesanti sacrifici economici».
Per questo motivo, dopo che martedì scorso è stato annullato un incontro chiesto urgentemente dall’Azienda al Cdr poche ore prima dalla data di convocazione, la rappresentanza sindacale ritiene «necessario che venga presentato una volta per tutte un serio piano industriale in forma scritta da parte dell’Azienda accompagnato da un piano editoriale, sempre in forma scritta a firma della Direzione, che manca a Il Secolo XIX ormai da dieci anni».
Al termine degli ultimi ammortizzatori sociali finiti solo poche settimane fa, l’Azienda ha riferito di dovere presentare al Cdr inderogabilmente prima di agosto un «piano di riorganizzazione condiviso e non traumatico finalizzato a nuovi risparmi». Il piano doveva essere illustrato al Cdr «ma, poche ore prima della convocazione, l’Azienda ha deciso di annullare l’incontro dicendo che lo stesso piano «deve essere rivisto in meglio» tenendo conto di una analisi effettuata da uno studio di consulenza del Financial Times che ha prospettato per Il Secolo XIX – e gli altri giornali di Gnn – previsioni di crescita sul digitale superiori a quelle che fino a quel momento erano le aspettative dell’Azienda».
Il Cdr, che ha già chiesto all’Azienda di visionare nella sua completezza l’elaborato, esprime «sorpresa e stupore per questo repentino e inaspettato cambio di programma da parte dell’Azienda e ribadisce con fermezza la necessità di un piano industriale e un piano editoriale dai quali dovrà partire un confronto con il Cdr al quale è demandata la tutela dei diritti morali e materiali derivanti ai giornalisti dal contratto e dalle norme di legge». (giornalistitalia.it)

 

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