NEW YORK (Usa) – Chiamale se vuoi coincidenze, ma il 25° anniversario del Premio Internazionale dedicato ai Bronzi di Riace, che lunedì 17 settembre al Community Center “Antonino Parisi” di Brooklyn, ha conferito le onorificenze alle eccellenze italiane nel mondo, è coinciso anche con l’inizio delle celebrazioni per i 100 anni della Festa di San Gennaro a New York.
Fino al 27 settembre, infatti, Mulberry Street rinnova la tradizione con uno dei più iconici eventi che la Comunità italiana tiene vivo non solo nel cuore di Little Italy, ma in tutte le zone limitrofe di Manhattan.
Una festa straripante, impossibile da percorrere se non nella calca a lentissimo passo d’uomo, con decine di migliaia di persone che affollano ristoranti e chioschi di cucina italiana, tra luminarie, circa cinquecento bancarelle, processioni e spettacoli all’insegna della tradizione che viene tramandata dagli italiani che hanno costruito e reso grande New York.
Cento anni di una festa, insomma, che unisce tra il sacro e il profano milioni di italiani e italo-americani che oltreoceano riescono, per molti aspetti, ad amare l’Italia più di quanto facciano gli italiani in patria.
Naturalmente, ad animare questa grande festa di strada non sono soltanto gli italiani e gli italo-americani, ma i cittadini di tutto il mondo che hanno trasformato in un evento globale l’appuntamento creato nel 1926 dagli immigrati napoletani.
La festa ha il suo culmine nella processione del 19 settembre dopo la Messa Solenne nella Shrine Church of the Most Precious Blood, la storica Chiesa cattolica del Preziosissimo Sangue, al 113 di Baxter Street e ingresso laterale su Mulberry Street, nel cuore di Little Italy a Manhattan.
Fondata nel 1888 dai Padri Scalabrini, è stata completata dai Frati Francescani nel 1904 su progetto dello studio William Schickel & Company in stile francescano italiano, con all’interno decorazioni in barocco napoletano.
Vivere la Festa di San Gennaro a Little Italy è, insomma, un’esperienza unica che fa comprendere il valore di sentirsi italiani in una terra che, dalla fine dell’Ottocento, ha consentito a milioni di nostri connazionali di avere un’opportunità grazie soltanto al valore e al merito.
Sbarcati inizialmente a Castle Garden e successivamente nell’isolotto di Ellis Island, con una valigia carica solo di disperazione e speranza, hanno infatti potuto avere quell’opportunità che premia sempre chi si rimbocca le maniche e lavora con serietà, intraprendenza e sacrificio. Opportunità che in America e in tutto il mondo hanno regalato a tantissimi italiani soddisfazioni negate in una patria che, purtroppo spesso, più che madre si è dimostrata matrigna.
Un evento che per 11 giorni attira e coinvolge oltre un milione di persone, è anche terreno fertile per intessere rapporti di ogni tipo, dagli scambi culturali a quelli di affari, alle campagne elettorali. A Little Italy abbiamo, infatti, incontrato Bruce Blakeman, il candidato repubblicano a Governatore di New York scelto da Trump per le elezioni del 3 novembre prossimo contro Katy Hochul.
Capo dell’amministrazione della Contea di Nassau, Blakeman ha tagliato le tasse, assunto 900 poliziotti, ridotto il consumo energetico e trasformato il suo territorio nel luogo più sicuro d’America, ma per lui non sarà facile considerato che New York è tradizionalmente una roccaforte democratica. Occorre un miracolo e, probabilmente, era qui per chiederlo a San Gennaro. (giornalistitalia.it)
LEGGI ANCHE:
New York: a Carlo Parisi il Premio “Bronzi di Riace”











CONVENZIONI







