Si dimettono in 4, ma per la maggioranza dell’Esecutivo prevalgono legalità e salute

Giornalisti: il Cnog diffida il Ministro della Giustizia

Carlo Verna (presidente Cnog) e Alfonso Bonafede (ministro della Giustizia)

ROMA – Una brutta pagina per l’Ordine dei giornalisti quella che ha registrato, oggi, le dimissioni di quattro componenti dell’Esecutivo nazionale impegnato a garantire legalità al principale istituto di categoria, soprattutto in un momento di grave difficoltà come quello che stiamo vivendo che imporrebbe, invece, unità e buonsenso.
All’Ordine del giorno c’era il parere pro veritate richiesto dal Cnog all’avv. prof. Mario Sanino, presidente dell’Unione Nazionale Avvocati Amministrativisti, sulla delicata situazione legata al mancato chiarimento del Ministero della Giustizia in merito alla rappresentanza delle minoranze linguistiche, ma soprattutto sulla mancata convocazione delle elezioni da parte di tre delle prime quattro regioni italiane che, da sole, contano circa il 40% degli iscritti.

Il prof. Mario Sanino

Parliamo della Lombardia (prima) con 23mila 931 iscritti, della Campania (seconda) con 12mila 114 iscritti e del Piemonte (quarto) con 7mila129 iscritti su 109mila 805 iscritti all’Ordine. Regioni seriamente preoccupate dai dati della pandemia che non si sono affatto attenuati, anzi registrano un aumento dei ricoverati in terapia intensiva.
Contrariamente a quanto avviene nelle elezioni degli altri istituti di categoria, in quelle dell’Ordine non è, infatti, previsto il voto telematico, né la possibilità di allestire seggi in tutte le province italiane, tantomeno nei quartieri di residenza come, invece, avviene nelle elezioni politiche o amministrative. Si vota nei seggi capoluogo di regione o al massimo in altri due seggi, costringendo gli iscritti a lunghe trasferte in altre province e provocando inevitabili ammassamenti anche per via del limite temporale previsto per lo svolgimento delle stesse.
Dunque, oggi, il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, presieduto da Carlo Verna, avvalendosi del parere del prof. Sanino, ha diffidato e messo in mora il Ministero della Giustizia a fornire, entro 10 giorni, tempestivi chiarimenti per garantire il corretto svolgimento delle elezioni convocate per il 27 settembre in prima convocazione, 4 ottobre in seconda e 11 ottobre per l’eventuale ballottaggio e che «in questo contesto potrebbero svolgersi con grande difficoltà».
Ma andiamo per ordine. Il Cnog ricorda che «con l’art. 1, comma 2, del decreto legislativo n. 67/2017, come integrato dall’art. 5, comma 5, del D.Lgs. 15 maggio 2017 n. 67, il Legislatore ha modificato, a decorrere dal 20 maggio 2017, l’art. 16 comma 1 della Legge 3 febbraio 1963 n. 69, recante “Ordinamento della professione di giornalista”, nel quale è disciplinata la composizione del Consiglio Nazionale dei Giornalisti. In particolare, al citato comma 5, dell’art 16, della Legge n. 69/1963 il legislatore aveva imposto al Consiglio Nazionale di assumere una determinazione, da adottare previo parere vincolante del Ministro della Giustizia, con la quale venisse assicurata “la rappresentanza delle minoranze linguistiche riconosciute, prevedendo criteri e modalità che tengono conto della diffusione della lingua presso le rispettive comunità territoriali, del numero dei giornalisti professionisti e dei pubblicisti appartenenti alle aree linguistiche tutelate”. Però, «nel secondo periodo del medesimo comma 5, dell’art. 16 del D.Lgs. 69/1963, il legislatore ha dettato una disciplina transitoria che potesse “in sede di prima applicazione” assicurare la rappresentanza delle minoranze linguistiche all’interno del Consiglio Nazionale».

Nicola Marini

«Considerato – è scritto nella diffida al Ministero della Giustizia – che il Consiglio Nazionale dei Giornalisti si è insediato il 25 ottobre 2017 e che quindi, in virtù dell’art. 16 del Dpr 4 febbraio 1965, n. 115, è in scadenza in data 25 ottobre 2020; che, con determina presidenziale n. 134 del 22 giugno 2020, sono state dunque fissate le date di convocazione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio Nazionale, ricadenti per le date del 27 settembre 2020 in prima convocazione, 4 ottobre in seconda e 11 ottobre di ballottaggio; che, nelle more, il Consiglio Nazionale dei Giornalisti, coerentemente con il primo periodo dell’art 16, comma 5, della Legge 69/1963, ha rimesso in data 18 settembre 2019 al Ministero della Giustizia il “Regolamento per l’elezione di due consiglieri nazionali in rappresentanza delle minoranze linguistiche”; che il Ministero non ha dato seguito tempestivamente, tanto che il Consiglio Nazionale ha ritenuto opportuno sollecitare una risposta con nota in data 22 aprile 2020, e quindi nuovamente con nota del 10 giugno 2020; che, successivamente, solo in data 22 luglio 2020, il Ministero della Giustizia ha specificato che “il regolamento in esame potrebbe avere il parere favorevole soltanto se venisse riformato integralmente … raccogliendo le indicazioni sopra offerte”, senza altro specificare nel merito», l’Esecutivo sottolinea che, pertanto, «il Consiglio Nazionale, non è rimasto indifferente a tale indicazione e aveva dato seguito al messaggio, richiedendo al Ministero con nota del 28 luglio 2020 – “di precisare quali siano i criteri e le modalità con cui debbano svolgersi le elezioni delle minoranze …”. Tuttavia, il Ministero della Giustizia ha risposto con una nota in data 11 agosto 2020, limitandosi a rappresentare – con nota assolutamente ermetica – che “… l’Ordine dovrà tener conto anche delle indicazioni fornite da questa articolazione ministeriale nella nota … del 27 luglio 2020 …”».

Franco Nicastro

Il secondo problema, più preoccupante del primo, è legato all’emergenza Coronavirus. «Recentemente – ricorda il Cnog – si è appreso che alcuni Consigli dell’Ordine Regionali (Campania, Lombardia e Piemonte) a seguito del periodo emergenziale e delle gravi limitazioni imposte dalle varie Autorità per contrastare il Covid 19, non hanno proceduto a fissare le medesime date per il rinnovo delle cariche dei Consigli Regionali e l’attuazione dei relativi adempimenti».
Pertanto, «stante il notevole ritardo con il quale il Ministero si è determinato, nonché l’assenza di chiarimenti da parte di quest’ultimo, in ordine alle parti del regolamento che il Consiglio Nazionale avrebbe dovuto riformare per ottenere positivo parere», il medesimo Consiglio Nazionale «non è in grado di utilizzare alcuna normativa regolamentare idonea ad assicurare (come richiesto dall’art. 16 comma 5 della Legge 69/1963) “la rappresentanza delle minoranze linguistiche riconosciute, prevedendo criteri e modalità che tengono conto della diffusione della lingua presso le rispettive comunità territoriali, del numero dei giornalisti professionisti e dei pubblicisti appartenenti alle aree linguistiche tutelate».
Pertanto, allo stato, «l’unica normativa applicabile in materia di “rappresentanza delle minoranze linguistiche riconosciute” è quella di cui al 2° periodo del comma 5, dell’art. 16, della legge 69/1963 da utilizzare “in sede di prima applicazione”».

Alessandro Sansoni

«Come emerge dal Parere formulato dal Prof. Avv. Mario Sanino, la locuzione temporale “in sede di prima applicazione” in assenza di ulteriori specificazioni, deve interpretarsi – spiega il Cnog – nel senso di rendere la normativa transitoria utilizzabile fino alla approvazione di quella definitiva richiesta nel primo periodo del comma 5, del medesimo art. 16. Del resto, interpretando diversamente il periodo innanzi riportato, si lascerebbe un vuoto normativo impossibile da colmare nel breve tempo a disposizione del Consiglio Nazionale per responsabilità non imputabili a quest’ultimo».
Ciò premesso, il Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Verna, e l’avvocato Mario Sanino «diffidano il Ministro della Giustizia a fornire tempestivi chiarimenti in ordine alle parti del Regolamento che il Consiglio Nazionale dovrebbe modificare per ottenere il parere favorevole del Ministero medesimo, nonché a sollecitare i Consigli Regionali di Lombardia, Campania e Piemonte ad avviare gli adempimenti necessari per procedere al rinnovo delle cariche dei Consigli mettendo in campo ogni azione utile a ripristinare il corretto svolgimento delle procedure già previste».
La diffida si conclude con la richiesta «che i termini previsti dalla determina n. 134 del 22 giugno 2020 e già fissati nei giorni 27 settembre, 4 ottobre e 11 ottobre 2020 vengano opportunamente valutati” osservando, infine, che «qualora il presente atto non dovesse avere adeguato riscontro il Consiglio Nazionale non avrebbe altra possibilità che quella di applicare “in sede di prima applicazione” quanto prescritto dal citato art. 16, comma 5, Legge 69/1963».

Gianni Stornello

Invece, dopo aver proposto e ottenuto alcune modifiche al documento, 4 dei 9 componenti del Comitato esecutivo (il vicepresidente Elisabetta Cosci, il segretario Guido D’Ubaldo e i consiglieri Nadia Monetti e Andrea Ferro) si sono dimessi con queste motivazioni: “Non dare seguito in maniera ferma all’adempimento delle scadenze elettorali ci impone l’obbligo e la responsabilità di assumere una decisione sofferta ma ineludibile nei confronti dei colleghi e dei principi democratici propri di un organo di rappresentanza. La decisione votata a stretta maggioranza di chiedere nuovamente al Ministero della Giustizia una valutazione sull’opportunità del rispetto delle scadenze di fronte all’opposizione manifestata da soli tre ordini regionali su venti, rappresenta un atto di inerzia e di indecisionismo non giustificabile».
A votare a favore sono stati, invece, il presidente Carlo Verna, il tesoriere Nicola Marini ed i componenti Franco Nicastro, Alessandro Sansoni e Gianni Maria Stornello. Una doverosa  e ragionevole richiesta, la loro, con un termine perentorio di appena 10 giorni per ottenere chiarimenti essenziali. Un’inezia, considerato che, in occasione della riforma, la proroga fu addirittura di 16 mesi e, ciò che è più importante, allora non esisteva alcun pericolo sanitario.
Entro dieci giorni, quindi, il Ministro della Giustizia dovrà rispondere al Comitato esecutivo del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti che, in caso contrario, sarà costretto ad assumersi la responsabilità di chiamare i colleghi alle urne in una situazione di totale confusione sulla rappresentanza delle minoranze linguistiche, ma soprattutto di emergenza sanitaria in regioni nelle quali la scoperta di nuovi
 focolai di coronavirus preoccupa giustamente chi è chiamato a tutelare, prima di tutto, la salute dei colleghi. (giornalistitalia.it)

 

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