GATTINARA (Vercelli) – Gattinara passeggia nella storia e inaugura il restauro del Castello di San Lorenzo che, sulla collina, dai 560 metri d’altezza, domina l’imbocco della Valsesia.
Centinaia di persone si arrampicano per i sentieri; ascoltano i passaggi di chi illustra vicende antiche e moderni interventi architettonici; sfilano fra vigneti rigogliosi; apprezzano i luoghi che danno origine al celebre vino di Gattinara.
Molto più di una passeggiata. Si tratta di un autentico viaggio nel “passato” del territorio che (a dispetto di un Castello ridotto a qualche moncone rimasto dell’antica – poderosa – struttura) continua a vedere in quei ruderi un simbolo della sua memoria.
La fortezza, i suoi mille e più anni di vita, li stava dimostrando tutti con il rischio che franassero altri pezzi di muri, sopravvissuti a secoli di guerre, rifacimenti, distruzioni e abbandono. Quando è stato costruito (nel XII secolo dal Comune di Vercelli) costituiva la barriera che controllava l’ingresso della valle del Rosa e dominava le acque del fiume Sesia, indispensabili per l’agricoltura della zona.
Proprio perché il luogo si trovava in una posizione strategica è risultato motivo di contesa fra signori e signorotti che si sono succeduti ai governi di comunità (qualche volta piccolissime e, tuttavia, assai aggressive).
Quelle pietre disposte “a barbacane” per sostenere i muri maestri hanno visto i Savoia, Ludovico il Moro, i conti di Biandrate, il cardinale Mercurino e (forse) Fra Dolcino che, su questa collina, aveva raccolto i suoi seguaci in odore di eresia.
Il recupero dei resti del Castello è stato realizzato dalla proprietaria Marina Olwen Fogarty delle Cantine Vallana grazie a un finanziamento PNRR di 150 mila euro.
Sempre utilizzando fondi PNRR nell’ambito dei progetti per la “messa in sicurezza idrogeologica”, il Comune di Gattinara ha risistemato la viabilità collinare, ottimizzando i passaggi che si stavano sgretolando. Adesso arrivare al Castello è diventato più agevole. Basta un’oretta (senza forzare il passo) per uscire dalla quotidianità sempre un po’ caotica ed entrare nella dimensione storica fra pietre che testimoniano mille anni di vita vissuta. (giornalistitalia.it)
Daniele Baglione










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