Cronista vecchio stampo e protagonista di tante battaglie sindacali. Aveva 76 anni

Addio al giornalista Adriano Velli

Adriano Velli

DOMODOSSOLA (Cusio-Verbano-Ossola) – Lutto nel mondo del giornalismo. La Val d’Ossola piange Adriano Velli, 76 anni, giornalista professionista, dirigente sindacale in Piemonte, revisore dei conti dell’Inpgi, l’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani. Soffriva d’insufficienza polmonare con la quale si era abituato a convivere. L’acutizzarsi all’improvviso della malattia ha consigliato il ricovero in ospedale dove non c’è stato nulla da fare.
Nato il 12 agosto 1945, era giornalista professionista iscritto all’Ordine del Piemonte dal 13 novembre 1972. Una vita dedicata al giornalismo – la sua – una passione che ha coltivato fin da ragazzo. La redazione come seconda casa, sempre con penna e carta in mano per scrivere un appunto oppure ascoltare una storia perché – non si sa mai – da lì può nascere un articolo.
Certo, parlare di queste ad oggi – con i telefoni cellulari, i registratori digitali e i social che tutto sanno – sembra preistoria, ma allora era così.

Adriano Velli nel corso di uno dei suoi servizi

Adriano era un cronista a vecchio stampo, correva dietro alle notizie, consumava le scarpe e il superato taccuino per gli appunti e dopo, di corsa a scrivere l’articolo.
L’esordio come collaboratore del giornale ”Avanti”, poi alla “Gazzetta del Popolo” come corrispondente dell’Ossola. Infine il passaggio al quotidiano “La Stampa” che aveva dedicato due pagine al novarese.
Allora il Cusio-Verbano-Ossola faceva tutt’uno con Novara. Per quarant’anni, nei suoi articoli, ha raccontato l’Ossola, la considerava casa sua, ha dado voce ad un territorio con la sua storia, i suoi personaggi, le sue tradizione poi ancora le vicende di cronaca e la vita quotidiana della valle.
Era scrupoloso nel lavoro, attento ai dettagli, lontano dalle forzature. Considerava il giornalismo una sorta di missione che andava onorata con professionalità e scrupolo.
Velli era anche un difensore dei diritti professionali dei giornalisti. Sul fronte dei diritti sindacali è stato il primo ad avviare una sorta di battaglia perché venisse superata la regola dei cinque professionisti per un praticante. Ha ottenuto di essere iscritto all’elenco dei praticanti da Domodossola aprendo una strada che in decenni è stata seguita da generazioni di colleghi. All’Inpgi si è occupato dei bilanci dell’istituto e fin da allora aveva messo in guardia sugli squilibri che si stavano creando. Lascia la moglie Lina e il figlio Alessandro, collega pubblicista. (giornalistitalia.it)

Riccardo Del Boca

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