Respinto il piano “docking station”, al voto per la partita più delicata della sua storia

Acque agitate a Repubblica: lunedì il nuovo Cdr

ROMA – Acque sempre più agitate nella redazione del quotidiano “la Repubblica” che lunedì prossimo, 15 giugno, dalle ore 8 alle ore 20, sarà chiamato ad eleggere il nuovo Comitato di redazione dopo le dimissioni di Marco Contini, Dario Del Porto, Marco Patucchi, Carmine Saviano e Giovanna Vitale che, il 18 maggio scorso, hanno gettato la spugna avendo avuto la «percezione del fatto che tra il Cdr e una fetta importante della redazione non ci fosse più un comune sentire su alcuni temi fondamentali per il presente e il futuro di Repubblica».

John Elkann

Una situazione resa incandescente dagli eventi che hanno caratterizzato la vita del giornale da quando la proprietà è passata in mano alla famiglia Agnelli attraverso l’acquisizione dell’ex impero di Carlo De Benedetti ad opera dei figli ai quali l’Ingegnere aveva da tempo ceduto il controllo della società.
Scontri in casa De Benedetti, che hanno visto il patriarca vedersi rifiutare l’offerta di acquisto dai figli, scontri all’interno del giornale, con la nuova proprietà che al primo consiglio di amministrazione ha dato il benservito al direttore Carlo Verdelli sfilandogli la poltrona proprio nel giorno, il 24 aprile, che gli anonimi che da mesi lo perseguitavano avevano indicato come data della sua morte, tanto da spingere il Viminale ad assegnargli la scorta.
Un clima avvelenato, con l’ingegnere De Benedetti subito in campo per dare vita ad un nuovo quotidiano, “Domani”, in edicola da settembre, perché «John Elkann vuole modificare la natura di Repubblica» portandola «più a destra», ovvero avendo «in animo uno snaturamento sostanziale del filone culturale che è stato all’origine del giornale fondato da Eugenio Scalfari. Quella “certa idea dell’Italia” che Repubblica ha interpretato con grande dignità negli ultimi quarantacinque anni».

Maurizio Molinari

Ma a far salire la tensione in redazione è stata la mancata pubblicazione del comunicato sindacale del Cdr sull’annunciato prestito da 6,3 miliardi di euro garantito dallo Stato a Fca, la casa automobilistica controllata da Exor, ovvero dalla stessa holding proprietaria di Repubblica che ha sede legale in Olanda e domicilio fiscale a Londra.
Argomento al centro di un’infuocata assemblea, al termine della quale è stato respinto «il tentativo di accreditare uno snaturamento dell’identità democratica e progressista della testata», impegnandosi «a vigilare sull’autonomia e l’indipendenza di Repubblica».
Come se non bastasse, il nuovo direttore, Maurizio Molinari, ha gettato benzina sul fuoco istituendo una sorta di “premio di produzione” di 600 euro assegnato a suo insindacabile giudizio “al miglior giornalista della settimana” e proposto l’abolizione delle postazioni personali con relativo passaggio alle “docking station” per fronteggiare l’emergenza Covid-19. Una bomba, quest’ultima, esplosa in mano a Molinari, che si è visto bocciare sonoramente la proposta dall’Assemblea dei giornalisti.
Con 202 voti favorevoli, 11 contrari e 25 astenuti l’Assemblea dei giornalisti di Repubblica ha, infatti, chiesto che «il progetto di riorganizzazione del layout redazionale annunciato dall’azienda e dalla direzione venga tassativamente subordinato, come da contratto, al parere e alle proposte formulate da un cdr nella pienezza delle sue funzioni».
In pratica, il progetto prevede che chiunque possa collegarsi al sistema editoriale di Repubblica da qualsiasi computer interno o esterno, facendo così venir meno la centralità del lavoro redazionale, quindi la presenza fisica dei 178 giornalisti nella sede di via Cristoforo Colombo a Roma.
La redazione ha, quindi, dato «mandato al Cdr prossimamente eletto di ribadire che non accetterà una soluzione che preveda la soppressione delle singole postazioni dei giornalisti, neppure solo in via temporanea, e chiede all’azienda di prendere concretamente in esame ogni altra soluzione che possa garantire la tutela della salute in uno con la necessità di consentire al maggior numero di colleghi possibile la presenza in redazione nella massima sicurezza. Invitando, infine, l’azienda a predisporre con urgenza il relativo protocollo, come previsto dalla normativa nazionale».

La sede del quotidiano “la Repubblica”, al numero 90 di via Cristoforo Colombo a Roma

Dunque, un lavoro non facile quello che attende il nuovo Cdr che verrà eletto lunedì prossimo.
I cinque “saggi” – Simona Casalini (Roma), Giuliano Foschini (Interni), Luca Iezzi (Sport), Emanuele Lauria (Palermo) ed Ettore Livini (Milano) –  incaricati di indicare la rosa dei candidati da eleggere, hanno sondato le disponibilità tra i 354 aventi diritto al voto che entro domani, domenica 14 giugno, alle ore 18, dovranno confermare o meno l’intenzione di scendere in campo per indossare la casacca di un Cdr chiamato a giocare una delle partite più difficili della storia del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. (giornalistitalia.it)

I commenti sono chiusi