La moglie e la cognata di Ottavio: “Pappona, bastarda”. Fnsi: “Continuano le ‘testate’”

Clan Spada, nuovi insulti a Federica Angeli

Federica Angeli

ROMA – «Sei una pappona, una bastarda, e voi che sprecate pure soldi dello Stato per farle la scorta». Queste le frasi che, durante la mattinata, due donne, successivamente identificate come Desirè e Alessandra Salera, rispettivamente moglie e cognata di Ottavio Spada, in carcere per mafia, hanno rivolto a Federica Angeli, giornalista di Repubblica da anni sotto scorta per le minacce subite dai clan del litorale romano.
La cronista si trovava ad Ostia dopo che la Polizia Locale del Campidoglio aveva svolto nelle prime ore del mattino lo sgombero di una casa popolare occupata proprio da un esponente del clan Spada. Le due donne sono state denunciate d’ufficio per minacce nei confronti della giornalista.
La Angeli ha commentato su Facebook: «Io non riuscirò mai, mai, a provare la rabbia e l’odio che loro hanno per me. Ed è questa, forse, la mia forza. Malgrado la cattiveria che mi è piovuta addosso in questi 5 anni, compresa questa mattina, non provo né rabbia né odio». (agi)

LA FNSI: «SPETTA AI GIORNALISTI “ILLUMINARE” OSTIA»

«Il clan Spada – affermano i vertici della Federazione nazionale della stampa italiana – continua a tirare le sue “testate” contro i cronisti e il diritto di cronaca. I violenti vanno definitivamente allontanati da quel territorio. Il tentativo di aggressione nei confronti di Federica Angeli, più volte minacciata dal clan, che stava documentando lo sgombero di un appartamento abusivamente occupato dagli Spada, non può e non deve essere sottovalutato, anche perché segue il tentativo di intimidire una testimone a colpi di bombe».
«La situazione di nuova emergenza che si è venuta a creare – proseguono – richiede misure straordinarie e un rafforzamento della vigilanza nei confronti di chi contrasta mafie e corruzione. Vogliono intimidire e spaventare quelle migliaia di cittadine e cittadini che, convocati dalla associazione Noi Antimafia, hanno rialzato la testa e hanno riaffermato il proposito di non lasciare campo libero ai clan del malaffare. Spetta ora a ciascun giornalista tornare ad Ostia e “illuminare” a giorno i covi dai quali partono le aggressioni».

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