Caos Procure: il presidente del Cnog leggerà le intercettazioni sui giornalisti di Repubblica

Verna: “Il giornalista non è un megafono”

Carlo Verna e Luca Palamara

ROMA – Non ha ancora letto le intercettazioni sui giornalisti che parlavano con Palamara, «ma le leggerò», afferma il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Verna che, prima di fare il giornalista, faceva l’avvocato. E in un’intervista al Riformista aggiunge che «il “giro di nera”, agli inizi della mia carriera, era fatto di telefonate quotidiane alle fonti di informazione che per la cronaca locale sono commissariati e comandi dei Carabinieri, e poi a salire… A volte si finisce per stabilire rapporti di amicizia, succede tra cronisti di giudiziaria e magistrati. E succede anche che al fine di ottenere notizie, a volte la fonte viene blandita». E non è esattamente un “giro di nera” che un giornalista di Repubblica, precisa Verna, avvisa di corsa Palamara, mettendolo in guardia perché c’è un’altra giornalista che lo starebbe per raggiungere per strappargli una dichiarazione: «Se fosse confermato, penso dovrebbe riunirsi ed esprimersi il Comitato di Redazione di Repubblica, chiederne conto all’interessata e poi investire del caso il Consiglio di Disciplina del Lazio».
«L’intercettazione è un mezzo invasivo – continua Verna – su cui va fatta una riflessione seria. Ma è un mezzo di investigazione. Il giornalista ha l’obbligo di pubblicare tutto ciò che è rilevante, se ne viene a conoscenza, quando siano notizie comprovate e di interesse sociale. E ciò vale anche per i giornalisti stessi. Se quel che dicono in una intercettazione è rilevante dal punto di vista pubblico».
È presente, tuttavia, un conflitto d’interesse perché a decidere cosa è rilevante è il giornalista stesso. Ma per Verna «esiste una coscienza professionale, alla quale faccio appello. Il giornalista deve rimanere terzo, tra la fonte e il pubblico dei lettori, soprattutto quando si parla di giustizia. Il bravo giornalista è quello che non cede a farsi megafono ma studia, domanda, approfondisce. La verità è la più grande amica. Non sono del parere che non si possa querelare un collega. Se qualcuno per danneggiarti mischia il vero con il verosimile e il falso, quello va sanzionato in tutte le sedi. Anche civili e penali». (adnkronos)

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