Dal 7 aprile in Mozambico dopo aver incontrato un gruppo di soldati che l’ha molestato

Scomparso il giornalista Ibrahimo Abu Mbaruco

Ibrahimo Abu Mbaruco

PALMA (Mozambico) – «Le autorità del Mozambico si impegnino a rintracciare con urgenza il giornalista Ibrahimo Abu Mbaruco, scomparso il 7 aprile scorso nella provincia settentrionale di Cabo Delgado». A lanciare l’appello sono Human Rights Watch e Amnesty International. Prima della sua scomparsa, Ibrahimo Abu Mbaruco ha inviato un messaggio di aiuto al fratello avvisandolo di essersi imbattuto, nei pressi della sua casa di Palma, in un gruppo di militari che lo stavano molestando.
Mbaruco, giornalista della stazione radio della Comunità di Palma, stava rientrando a casa dal lavoro, la sera del 7 aprile, quando – riferisce il fratello – verso le ore 18 ha incontrato i soldati.  Ricevuto il messaggio, il fratello ha provato a chiamarlo, mia il telefono ha squillato invano.

Dewa Mavhinga

«L’apparente scomparsa forzata di Ibrahimo Mbaruco – denuncia Dewa Mavhinga, direttore di Human Rights Watch per l’Africa meridionale – è motivo di grave preoccupazione, considerata l’allarmante condizione che in Mozambico vivono i giornalisti detenuti ingiustamente».
«Il governo mozambicano – incalza Mavhinga – dovrebbe prendere urgentemente tutte le misure necessarie per localizzare Mbaruco e garantirne l’immediato rilascio».
L’episodio è avvenuto nella provincia settentrionale mozambicana di Cabo Delgado che, dall’ottobre 2017, ha registrato diversi blitz di matrice jihadista che hanno provocato oltre 350 morti e oltre 115mila sfollati.
Le forze di sicurezza coinvolte si sono spesso macchiate di gravi violazioni dei diritti umani, tra cui intimidazioni, arresti arbitrari e maltrattamenti di detenuti. La scomparsa forzata di Mbaruco prova, infatti, che le forze di sicurezza del Mozambico hanno continuato a molestare, intimidire e detenere arbitrariamente giornalisti che si occupavano dei combattimenti tra le forze governative e il gruppo armato.

Hizidine Acha

Il 14 aprile scorso, gli agenti di polizia hanno arrestato Hizidine Acha, giornalista di Soico, il più grande gruppo di media privato mozambicano, costringendolo a cancellare le immagini sul suo telefono e sulla fotocamera. Le immagini avrebbero mostrato che gli ufficiali picchiavano le persone. Un portavoce della polizia è stato successivamente citato da Zitamar News dicendo che Acha è stato temporaneamente detenuto perché non si era identificato come giornalista prima di fare le foto agli ufficiali.
Già il 5 gennaio 2019, la polizia ha arrestato, nel distretto di Macomia, il giornalista Amade Abubacar, per aver documentato attacchi di gruppi armati contro civili nella provincia di Cabo Delgado. Due settimane dopo, il 18 gennaio, la polizia ha arrestato Adriano Germano, un giornalista della stazione radio-televisiva della comunità Nacedje. Sia Abubacar che Adriano sono stati detenuti per tre mesi senza motivo e poi sono stati rilasciati su cauzione.

Amade Abubacar

Da giugno 2018, Human Rights Watch e Amnesty International hanno documentato numerosi altri casi in cui le forze governative hanno impedito a varie organizzazioni dei media e corrispondenti di visitare la provincia, mentre le forze di sicurezza hanno arrestato giornalisti con accuse fasulle.
«I giornalisti mozambicani – afferma Deprose Muchena, direttore di Amnesty International per l’Africa meridionale – non dovrebbero vivere nella paura della detenzione o del rapimento per aver fatto il loro lavoro. Il governo deve indagare tempestivamente, accuratamente, in modo trasparente ed efficace sulla sparizione forzata di Ibraimo Mbaruco. Le autorità devono adottare misure urgenti per impedire alle forze di sicurezza di molestare e intimidire i giornalisti che, invece, devono essere rispettati». (giornalistitalia.it)

 

 

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