Nel nuovo libro di Gianni Brugo il contenzioso tra politica e Curia sul nuovo Camposanto

Romagnano Sesia e il cimitero della discordia

Gianni Brugo

ROMAGNANO SESIA (Novara) – La ricorrenza del giorno dei morti (quanto a data) si presta per la presentazione di una ricerca (diventata libro) sul “Nuovo cimitero di Romagnano Sesia”. L’autore Gianni Brugo è un ingegnere che, nel tempo libero, si trasforma in topo di biblioteca per scovare documenti e riportare alla luce “storie” altrimenti dimenticate.

Il Cimitero di Romagnano Sesia

Ha già pubblicato “All’osteria del Pelo Rosso” dove (a dispetto del titolo “gastronomico”) racconta dello scandalo di un affresco realizzato in chiesa ma ispirato a una signora di facili costumi. Come (con le debite proporzioni) aveva fatto anche il Caravaggio.
Pochi mesi fa, ha proposto “il ponte”, dove ha recuperato uno studio di architettura legato alla costruzione della strada e del viadotto destinati a scavalcare il fiume Sesia collegando i paesi della provincia di Novara con quelli di Vercelli.
Adesso si è occupato del cimitero ma (il titolo non tragga in inganno) si tratta della ricostruzione di una disputa fra consiglieri comunali (prima) e con la gerarchia ecclesiastica (poi).
All’inizio del secolo scorso, Romagnano Sesia aveva necessità di individuare uno spazio per realizzare un nuovo Camposanto. Quello “vecchio” si trovava in un terreno con un avvallamento che provocava continue infiltrazioni di acqua. A volte le fosse che dovevano ospitare la bara di un defunto sembravano una vasca da bagno. Imbarazzante e indecoroso.

Il Cimitero di Romagnano Sesia

La polemica è sorta sul dove trasferirsi e come. Il Consiglio Comunale ha discusso (e litigato) per due anni – dal 1902 al 1904 – poi, essendosi fatta la questione urgente, gli amministratori hanno optato per uno spazio nella zona indicata a catasto come “Braja”. Il terreno è stato acquistato dalle famiglie Borelli e Agarla. L’incarico di progettazione è stato affidato all’ingegner Erminio Andreoni di Novara. E, nel 1906, hanno potuto iniziare i lavori.

Gianni Brugo

Già allora i lavori pubblici prendevano un tempo sterminato. L’inaugurazione non ha potuto avvenire prima del 1910. A consuntivo, sono state spese 51 mila lire con un impegno finanziario importante. Allora, il giornale costava 5 centesimi e 5 centesimi per il caffè. La spesa al mercato avveniva badando al risparmio: una lira e mezza per un chilo di pane, 2 lire per un litro di latte e 1,80 per la cerne che, comunque, si consumava soltanto in occasione delle feste comandate. Per vestirsi servivano un 40 lire: 30 per l’abito (di buona fattura) e dieci per le scarpe (di cuoio).
Il nuovo cimitero si è presentato con un “vestibolo” dal quale si accedeva all’interno dove si apriva un “oratorio centrale” affiancato da una serie di “ali porticate”.
Le costruzioni erano state abbellite con statue, allegorie e simboli realizzati dallo scultore (pure di Novara) Carlo Cantoni. Il quale, proprio in quegli anni, ricopriva l’incarico di Gran Maestro della Massoneria che lo ha incoraggiato nel “vestire” gli addobbi con richiami esoterico. A quel punto, la polemica politica fra amministratori del Consiglio Comunale è stata alimentata dai preti e della chiesa che non potevano tollerare richiami sulla soglia della blasfemia.

Il Cimitero di Romagnano Sesia

In particolare don Giuseppe Rabaglio che, di Romagnano, era il parroco, ha avviato una disputa con il municipio accampando scuse e pretesti per contestare la realizzazione del cimitero. Secondo lui era troppo lontano dal centro del paese rendendo malagevole la realizzazione dei funerali.

Il cardinale Giuseppe Gamba, vescovo di Novara, che ha chiuso il contenzioso fra Municipio e Parrocchia

Il contrasto fra consiglieri comunali (d’ispirazione socialista) e gerarchia ecclesiale si è trascinato fino alla vigilia della Prima Guerra Mondale. A quel punto il vescovo di Novara, Giuseppe Gamba, che godeva del titolo di cardinale (destinato, di là a poco, all’Arcivescovado di Torino) ha deciso di porre fine al contenzioso dichiarando i cimitero non indecente.
Mancava – aveva comunque evidenziato – una croce centrale e non esistevano segni o iscrizioni che richiamassero il Vangelo e la santità del passaggio fra la morte del corpo e la resurrezione dell’anima ma, affidando i buoni sentimenti alle intenzioni dei singoli fedeli, ha benedetto gli impianti e dato il via libera ai funerali.
I sacerdoti che prima restavano fuori dal cimitero, da quel momento, potevano entrarci in pace con la coscienza e in obbedienza alle disposizioni canoniche. (giornalistitalia.it)

Daniele Baglione

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