Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per i 160 anni del Giornale di Sicilia

Pluralismo dell’informazione principio di libertà

Sergio Mattarella

ROMA – «Il Giornale di Sicilia è una delle testate più antiche del panorama editoriale del nostro Paese, testimonianza della feconda vivacità culturale dell’isola. I suoi 160 anni costituiscono una ricorrenza significativa non soltanto per la redazione, per il direttore, per l’editore, per chi lavora all’impresa, per chi vi ha lavorato e per i suoi lettori, ma per tutto il giornalismo italiano, che ha nel radicamento territoriale una sua matrice vitale». Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo messaggio d’augurio pubblicato sulla prima pagina del quotidiano che oggi festeggia i suoi 160 anni di storia.
«La nascita del Giornale di Sicilia – ricorda Mattarella – è legata allo spirito risorgimentale e al processo storico che portò all’unità d’Italia. Una unione profonda con Palermo e il territorio regionale, con la vita dei siciliani, con i loro problemi e le loro aspirazioni, nella forte coscienza di essere italiani, partecipi di un destino comune, portando allo sviluppo del Paese il contributo indispensabile della Sicilia e del Mezzogiorno. Questi binari hanno accompagnato, nel corso dei decenni e delle mutevoli vicende storiche, il dialogo del giornale con i suoi lettori, divenendo esso stesso parte della identità del popolo siciliano».
«Questo anniversario – sottolinea il Presidente della Repubblica – cade in un contesto inedito, potremmo dire inimmaginabile fino a pochi mesi or sono: dopo aver combattuto la battaglia più dura contro una pandemia temibile, che ha seminato morti e sofferenze, e che ha bloccato tante attività, siamo ora incamminati sulla strada della ripresa. Ma occorre essere prudenti, usare cautela per evitare di vanificare i risultati ottenuti grazie alla responsabilità e al sacrificio di cui siamo stati capaci».
«Se questa condizione – osserva Mattarella – ci porta ancora a dover compiere qualche rinuncia, tutt’altro che ridotta è, invece, la responsabilità del mondo della cultura – e in esso del sistema dell’informazione – nel pensare, progettare, preparare il domani. Un domani che è già cominciato. Un domani che non sarà il semplice ritorno alla quotidianità di prima, ma che diventerà tanto più proficuo per gli italiani quanto più saremo capaci di innovare, di colmare squilibri antichi, di accrescere le opportunità delle generazioni più giovani. Il giornalismo e la cultura della Sicilia e del Mezzogiorno si trovano a svolgere un ruolo, se possibile, ancora più impegnativo per contribuire, in questa stagione di cambiamento, a promuovere uno sviluppo sostenibile ed equo, per una società fortemente ancorata a principi di legalità».
«Anche l’informazione – conclude il Capo dello Stato – esce cambiata dalla pandemia: la carta stampata – e in genere tutto il comparto dell’editoria – affronta oggi un tornante assai arduo, che ne aggrava le difficoltà nel processo di trasformazione in atto. La ricchezza, il pluralismo dell’informazione sono parte integrante e irrinunciabile di quel principio di libertà, che è alle fondamenta della nostra Costituzione e della nostra vita civile e democratica. In questo panorama un ruolo essenziale appartiene alla editoria locale, la più legata alle comunità territoriali. Vogliamo guardare con fiducia al domani, e alle straordinarie opportunità che le nuove tecnologie ci offrono, ma al tempo stesso intendiamo entrare nel tempo nuovo con i valori che costituiscono la spina dorsale del nostro modello sociale». (giornalistitalia.it)

 

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