Dunja Mijatovic (Osce) alla conferenza di Varsavia sulla libertà di espressione

Libertà di stampa, un anno di tragedie

Dunja Mijatovic

Dunja Mijatovic

VARSAVIA (Polonia) – “Non voglio usare toni da tragedia, ma nell’ultimo anno ho visto vere tragedie con i miei occhi”. Lo dice Dunja Mijatovic, rappresentante dell’Osce per la libertà dei media, alla grande conferenza sulla libertà di espressione che si svolge a Varsavia, come ogni anno, all’interno della conferenza dell’Osce sui diritti umani.
La tragedia è quella della Crimea, che pochi mesi dopo si è trasformata in quella dell’Ucraina, che in questa conferenza è la metafora di tutto: giornalisti minacciati, rapiti, uccisi, uso dell’informazione a scopo di propaganda.
Non è soltanto l’Ucraina a preoccupare Mijatovic. Le aggressioni e ritorsioni contro i giornalisti, aggiunge, sono aumentate in numerosi paesi dell’area Osce e non ci sono state iniziative adeguate per contrastarle da parte dei governi.
Giunta al suo quinto anno di mandato di rappresentante per la libertà dei media, Mijatovic lo dice in faccia agli ambasciatori dei 57 paesi partecipanti e rivendica il diritto di criticarli e di spronarli a fare di più.
“Non credo che queste sollecitazioni vadano oltre il mio mandato, come sostengono di solito i rappresentanti dei governi quando ricevono le nostre critiche”, aggiunge.
Il quadro della situazione che traccia è impressionante: violazioni delle prerogative dei giornalisti sono avvenute pressoché ovunque, soprattutto nell’Est europeo, nel Caucaso, in Turchia, ma Mijatovic ricorda anche episodi degli Stati Uniti e del Regno Unito.
Sull’informazione on line, che numerose nazioni vorrebbero assoggettare a controlli più rigidi di quelli previsti per la carta stampata, la risposta è chiara: i diritti umani da rispettare sono sempre gli stessi, la tecnologia non c’entra.
La conferenza è proseguita con il tradizionale scambio di accuse fra i rappresentati della diplomazia Usa e russa, a cui si è aggiunta quella fra Russia e Ucraina.
A fare il quadro della situazione sul campo, numerose organizzazioni non governative, che hanno aggiornato la situazione dei vari paesi. L’intervento più forte è stato quello di Russian Peace Foundation che ha accusato le autorità russe di trasformare i giornalisti in bersagli riconoscibili da colpire.
Per l’Italia, Ossigeno per l’Informazione ha chiesto ai paesi occidentali, ai paesi liberi come l’Italia di non nascondersi dietro la gravità di ciò che accade nei paesi autoritari o in guerra, ma di avvertire la responsabilità di combattere le minacce ai giornalisti che si verificano sul loro territorio e sono gravi e numerose. (Ansa)

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