Un altro contributo al dibattito in vista del XXVII Congresso della Fnsi

Un “manifesto” per l’unità dei giornalisti

ROMA – Dopo il documento di “Stampa Democratica”, presentato dal suo leader Giovanni Negri, presidente dell’Associazione Lombarda Giornalisti, un altro contributo al dibattito in vista del XXVII Congresso della Fnsi arriva dal “Manifesto per l’unità dei giornalisti e del sindacato”, sottoscritto da un centinaio di colleghi tra cui i componenti della Segreteria Fnsi, Luigi Ronsisvalle e Daniela Stigliano.
1. Unità della categoria. Il Sindacato unico dei giornalisti è il valore fondante e la forza della categoria da oltre cento anni. Bisogna impegnarsi per difendere il valore dell’unità e renderlo ancora più concreto e visibile. Il Sindacato deve saper rappresentare tutti i giornalisti italiani, chi ha un contratto e chi ha un rapporto di collaborazione, chi è in pensione e chi si avvicina alla professione, chi lavora per i media e chi per gli uffici stampa. Deve superare le divisioni interne, spesso basate su logiche superate, e porsi come primo obiettivo l’unità della categoria e la difesa del ruolo e della centralità dei giornalisti nel sistema dell’informazione.
2. Libertà di stampa. Siamo ancora al 49° posto nella classifica mondiale. Sotto il costante rischio di leggi bavaglio. Bisogna impegnarsi per ottenere una normativa stringente contro le querele temerarie ai danni dei giornalisti, una riforma equilibrata della diffamazione a mezzo stampa, regole innovative per lo Statuto d’impresa, una regolamentazione vera del conflitto di interessi e norme efficaci sul riequilibrio delle risorse pubblicitarie, con tetti alle tv e soprattutto l’apertura di un confronto con i big del web.
3. Ordine da riformare. Oggi sono più di 110 mila gli iscritti all’albo e meno di 50 mila i giornalisti veri (contrattualizzati, collaboratori e freelance, pensionati). Bisogna fare chiarezza e puntare a un organismo che si occupi davvero di chi vive di giornalismo, attraverso una seria revisione degli albi e un’incisiva politica sulla deontologia professionale. Anche l’obbligo legislativo della formazione continua deve essere l’occasione per stimolare una maggiore vicinanza con i colleghi, in collaborazione con il Sindacato e gli altri organismi di categoria, e favorendo la partecipazione gratuita di tutti ai corsi. L’Ordine così com’è non va: bisogna riformarlo radicalmente, altrimenti l’unica alternativa è la sua abolizione.
4. Donne e informazione. Il Sindacato deve elaborare e mettere in campo azioni concrete per un reale equilibro di genere nella rappresentanza di categoria, con l’obiettivo di incentivare la partecipazione delle colleghe e di arrivare a una presenza paritetica in tutti gli organismi dei giornalisti. Le politiche sindacali devono inoltre stimolare percorsi di carriera per le giornaliste, ridurre ed eliminare il gap retributivo e promuovere una maggiore presenza di colleghe nelle strutture direttive e di vertice dei media, unico modo per garantire una qualità dell’informazione davvero ampia, attenta e rispettosa della realtà.
5. Freelance e collaboratori. L’inclusione dei collaboratori nel contratto è solo un primo passo, seppure importante. Ma non basta. Bisogna rilanciare subito un impegno concreto per la dignità del lavoro dei freelance, attraverso il confronto con gli editori per il prossimo rinnovo contrattuale, un’alleanza reale e non di sterile solidarietà tra chi sta dentro e chi sta fuori dalle redazioni e un più incisivo patto generazionale, che punti a un riequilibrio nuovo anche delle politiche di welfare di categoria. Perché difendere il diritto dei freelance a compensi giusti, garanzie certe e maggiori tutele significa battersi per la libertà e l’autonomia dell’informazione.
6. Sindacato di servizio. È necessario migliorare e rafforzare la rete delle Associazioni regionali realizzando lo sportello unico del giornalista. Le strutture vanno professionalizzate e devono rispondere a un modello di servizi dedicati, costruiti sulla base delle differenti esigenze dei giornalisti: le donne e i giovani, i freelance, i precari e i “nuovi” imprenditori. Mentre a livello federale il Sindacato deve dotarsi di strumenti di studio e di analisi delle dinamiche dell’industria dell’informazione e dell’occupazione giornalistica e di elaborazione di proposte e modelli innovativi, nonché di efficaci mezzi di informazione, comunicazione e dialogo con la categoria.
7. Contratto da innovare. Il rinnovo appena siglato ha permesso di garantire la sopravvivenza delle tutele fondamentali per i giornalisti, unica certezza di dignità e retribuzione in particolare nelle realtà medio-piccole e meno tutelate, e di porre le condizioni per uno stimolo concreto alla ripresa dell’occupazione, oltre a includere per la prima volta i collaboratori. Ma le norme contrattuali restano inadeguate rispetto alle esigenze e alla realtà di un’informazione digitale integrata con quella tradizionale. Il contratto del 2016 dovrà essere riscritto, introducendo organizzazioni del lavoro e figure professionali innovative in chiave multimediale, che siano davvero in grado di rilanciare la creazione di nuovi posti di lavoro e di agganciare una futura ripresa economica. Dovrà inoltre comprendere norme specifiche per i colleghi delle televisioni nazionali. Senza cedere alla tentazione di contratti differenziati, ma anzi con l’obiettivo di una convergenza di tutte le regolamentazioni oggi esistenti, come AerAntiCorallo e Uspi. Il Sindacato, nel solco delle battaglie di questi anni sulla libertà di informazione e sulla difesa del ruolo delle parti sociali, deve inoltre dare vita a un nuovo modello di relazioni industriali che rafforzi l’autonomia professionale degli operatori dell’informazione e la libertà di iniziativa sindacale nei luoghi di lavoro.
8. Gli enti di categoria. Inpgi, Casagit e Fondo di previdenza complementare esistono grazie al contratto giornalistico; sono la ricchezza da tutelare perché rappresentano la forma concreta di solidarietà della categoria e di sostegno al reddito per molti giornalisti. Particolare considerazione devono avere le politiche sociali amministrate dagli enti: previdenza, ammortizzatori sociali ed ex fissa per quanto riguarda l’Inpgi, assistenza sanitaria (con attenzione alla condizione dei non autosufficienti) per quanto riguarda la Casagit, prestazioni di previdenza complementare per quanto riguarda il Fondo. Il Sindacato deve farsi interprete di un’azione unitaria e coordinata per il rafforzamento del welfare che non dimentichi o lasci indietro nessuno: giovani e meno giovani, dipendenti, collaboratori e freelance. E deve stimolare una sempre migliore consulenza ai colleghi su tutti i servizi offerti dagli enti di categoria.
9. Pensioni più eque. I giornalisti pensionati sono stati in larga parte penalizzati negli ultimi anni dal blocco della perequazione dei trattamenti in relazione all’aumento del costo della vita. La Fnsi deve assumere tra le priorità la battaglia per trattamenti equi e non punitivi in ambito previdenziale anche attraverso lo strumento di aliquote fiscali agevolate per questo tipo di redditi come avviene in numerosi paesi europei. L’iniziativa prevista dal contratto sin dal 2008 di istituzione di un Fondo di perequazione va rafforzata, confermando la capacità di solidarietà della categoria, ma non risolve la questione e non esonera quindi la responsabilità di intervento dello Stato.
10. Rai. Il servizio pubblico non si tocca, ma va accettata la sfida della trasformazione. A patto di varare una nuova governance e di eliminare da subito il controllo politico sulla nomina dei direttori e, quindi, sull’informazione televisiva. Non solo. Vanno garantiti i livelli occupazionali nei Tg e dev’essere inquadrato con contratti giornalistici chi fa il nostro lavoro nelle trasmissioni. In nome dell’indipendenza e della qualità dell’informazione pubblica.

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