TORINO – Giornalisti, maestranze e impiegati amministrativi del quotidiano La Stampa sono oggi in sciopero, pertanto il giornale domani, giovedì 26 febbraio, non sarà in edicola. Anche gli aggiornamenti del sito web sono sospesi dalle ore 6 di oggi alle ore 6 di domani. Il giornale si ferma in tutte le sue componenti, giornalistiche e non: la proclamazione è, infatti, firmata congiuntamente dal Comitato di redazione e dalle Rsu aziendali.
Un presidio di protesta e di comunicazione delle ragioni dello sciopero è in programma a Torino, in piazza Palazzo di Città, dalle 11 alle 13. A Roma, invece, la mobilitazione punta a coinvolgere la politica nazionale con un incontro nella sala stampa della Camera dei deputati alle 10, cui seguirà un presidio in piazza di Monte Citorio.
«Giornaliste e giornalisti, lavoratrici e lavoratori, collaboratrici e collaboratori – si legge nel comunicato di proclamazione dello sciopero – chiedono all’azienda di rispondere, una volta e per tutte, alle indiscrezioni che hanno alimentato e continuano ad alimentare confusione e incertezza sul futuro del nostro giornale. Da mesi lavoratrici e lavoratori vivono una condizione di profonda preoccupazione e chiedono informazioni chiare e ufficiali sul processo di vendita».
«Un timore – è scritto ancora nel comunicato – che non riguarda soltanto il nostro futuro occupazionale, ma investe la qualità e la pluralità dell’informazione nel Paese. Abbiamo vissuto una prima fase di svendita al buio, durante la quale si è lasciato intendere che mancassero offerte.
Ma le proposte ricevute confermano, invece, il valore di questo giornale, nonostante sia ormai chiara a tutti la volontà di Exor e del nostro editore, John Elkann, di disfarsene. Ancora oggi durante una trattativa esclusiva viviamo in un continuo flusso di indiscrezioni contraddittorie e spesso svilenti: crediamo sia doveroso che la proprietà confermi o smentisca con chiarezza le informazioni in nostro possesso, ovvero che alcuni importanti imprenditori abbiano manifestato interesse per l’acquisizione de La Stampa».
I lavoratori spiegano che «La Stampa si ferma per chiedere risposte e garanzie sul suo futuro. Inoltre, riteniamo che chi vende non possa e non debba sottrarsi dall’assicurare garanzie sui livelli occupazionali e salariali, sulla conferma dei contratti in essere, su un perimetro ben definito della cessione del ramo d’azienda e su tempi certi: chiediamo di avere una data precisa di conclusione della due diligence in corso con il gruppo Sae e ancor prima la composizione della cordata acquirente».
Il lavoratori de La Stampa chiedono anche «alla politica, del territorio e nazionale, che fine abbiano fatto le promesse di sostegno e attenzione alle vicende della nostra testata. A oggi, per esempio, restiamo in attesa della data delle audizioni dei vertici del gruppo Gedi in Commissione Cultura della Camera. Giorni fa il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in visita alla nostra redazione a Torino ha ricordato che “i giornali sono un pilastro della democrazia”. La Stampa non è una merce qualunque: è un bene pubblico, presidio di pluralismo e libera informazione, costruito ogni giorno da oltre 150 anni, e come tale va tutelato». (giornalistitalia.it)
Giornalisti, maestranze e impiegati chiedono a Elkann garanzie per il futuro del giornale





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