REGGIO CALABRIA – Non esistono oggetti inanimati nella memoria profonda dell’Occidente; esistono, piuttosto, accumulatori di tempo. Quando nell’agosto del 1972 il mare di Riace restituì le due anatomie di bronzo, la reazione immediata della storiografia fu di natura essenzialmente catalogica ed estetica: le proporzioni, la misura del canone, la ricerca quasi ossessiva della paternità stilistica tra Mirone, Fidia o Policleto.
Eppure, a distanza di oltre mezzo secolo da quell’emersione, l’impatto primario di queste due presenze non appartiene più soltanto al territorio della storia dell’arte, ma alla sismografia dei processi sociali e culturali di un’intera regione.
I Bronzi di Riace hanno agito e continuano ad agire come un vero e proprio innesco sociale. La comunità calabrese, storicamente e ingiustamente abituata alla narrazione dell’isolamento, della periferia o della spoliazione, si è trovata improvvisamente di fronte a un’iconografia di maestà e fierezza che non consentiva più l’alibi del margine. Il bronzo, materia nata dal fuoco e dal rame, ha reagito con il tessuto antropologico locale generando una scintilla d’orgoglio e di riappropriazione identitaria. Non si è trattato di un mero entusiasmo campanilistico, bensì della scoperta di una continuità ontologica: la presa di coscienza che il paesaggio della Magna Grecia non è un guscio vuoto o un fossile da esibire, ma un’eredità viva, pulsante, che chiede di essere abitata, capita e continuamente riscritta nel presente.

Il direttore del MArRC, Fabrizio Sudano, riceve il 25° Premio Internazionale dedicato ai Bronzi di Riace dal cavaliere Giuseppe Tripodi nella Sala dei Bronzi
In questa dinamica di riappropriazione, la responsabilità del racconto e della salvaguardia è interamente ricaduta sul Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, al quale è andato il Premio Internazionale dedicato ai Bronzi di Riace consegnato dal cavaliere Giuseppe Tripodi al direttore Fabrizio Sudano.
Ma intendere il MArRC come una semplice struttura di custodia o una fredda cornice espositiva sarebbe un errore prospettico. Il MArRC funziona, nella sua essenza più intima, come una straordinaria chiusa idraulica del tempo. In una chiusa nautica, le imbarcazioni situate su differenti livelli idrometrici vengono sollevate o abbassate per consentire il passaggio fluido da un bacino all’altro. Allo stesso modo, il MArRC non si limita a proteggere il reperto dall’usura degli anni, ma eleva il livello del nostro presente fino a farlo collimare e intersecare con la profondità del mito e della storia antica.
Entrare nella Sala dei Bronzi non significa compiere una visita turistica, ma subire una vera e propria decompressione temporale. Il MArRC opera come un vettore che traghetta la lezione del V secolo a.C. direttamente dentro l’immediato delle contraddizioni e delle speranze del XXI secolo. Attraverso un rigore scientifico che non cede mai al banale e un’attenzione meticolosa per l’accessibilità fisica, sensoriale e democratica, il museo trasforma la fruizione archeologica in un’esperienza di cittadinanza attiva.
Non è la Calabria che regredisce nostalgicamente nel passato per sognare una grandezza perduta, ma è la grande storia antica che viene proiettata, a forza di ricerca, tecnologia e passione divulgativa, nel cuore pulsante della società contemporanea.
In questo ecosistema in continuo movimento, la dimensione individuale e l’impegno civile giocano un ruolo determinante nel connettere il territorio con il resto del mondo. Il Premio Internazionale dedicato ai Bronzi di Riace, ideato e portato avanti con lungimiranza e tenacia dal cavaliere Giuseppe Tripodi, si colloca esattamente lungo questa traiettoria di apertura e valorizzazione. L’intuizione del Tripodi risponde a una precisa visione sistemica: utilizzare la portata universale e simbolica dei due guerrieri per rintracciare, celebrare e mettere in rete le eccellenze l’Italia e del mondo nei campi dell’arte, della scienza, della cultura e dell’impresa. Il conferimento di questo prestigioso riconoscimento al MArRC assume così il valore di un cerchio logico e concettuale che si chiude perfettamente.
Se i Bronzi rappresentano l’innesco primario e il MArRC si conferma la nave salda che ne traghetta la memoria nel contemporaneo, il Premio promosso dal Tripodi diventa il dispositivo che consacra questa sinergia, restituendo alla comunità globale l’immagine di una Calabria centro propulsore di civiltà e pensiero.
Riconoscere l’eccellenza del MArRC significa premiare un’idea di museo che non pietrifica il sapere, ma lo trasforma in luce per il domani. (giornalistitalia.it)
Maria Grazia Carnà









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