Storico inviato del Corriere della Sera, ha raccontato per anni il calcio e la Formula 1

Il Covid si porta via il giornalista Nestore Morosini

Nestore Morosini

ROMA – Il maledetto virus si porta via uno dei più grandi giornalisti sportivi: Nestore Morosini si è spento, nella notte, all’ospedale Sacco di Milano dov’era ricoverato per Covid. Aveva 83 anni. Salgono, dunque, a 22 le vittime del coronavirus nel giornalismo italiano.
Storico inviato del Corriere della Sera, Nestore Morosini – giornalista professionista iscritto all’Ordine della Lombardia dal 14 maggio 1973 – era nato a Pesaro il 31 ottobre 1937.
E proprio dalla sua terra d’origine, le Marche, che in realtà non ha mai abbandonato, era ripartito qualche settimana fa alla volta di Milano dove, purtroppo, ha contratto il Covid.
In pensione dal 2003, Morosini è stato un grande giornalista del mondo dei motori e ha raccontato per tanti anni – con competenza, curiosità e un linguaggio capace di incantare il lettore – il mondo del calcio (in particolare l’Inter) e dello sport, prima di cantare le gesta dei piloti di Formula 1.
In quest’ultimo ambito (in cui era noto per non leggere mai la cartella stampa) mise la sua competenza a disposizione dei lettori, arrivando a metà degli anni ’90 a creare il Corriere Motori. Proprio per la sua simpatia e capacità di conquistare gli interlocutori, riusciva a realizzare interviste altrimenti impossibili e a svelare, così, caratteri, curiosità e segreti del mondo dello sport e dell’industria automotive.

Nestore Morosini con Enzo Ferrari

«Il segreto di Nestore – scrive Daniele Dellera, suo collega al Corriere della Sera e ora capo dello Sport – era che in ogni sua azione, in ogni suo pezzo, ci metteva il cuore».
Uno dei suoi ultimi pezzi, pubblicato lo scorso maggio sul sito Autologia, racconta, meglio di ogni altro, Nestore Morosini.
È la cronaca di un suo confronto telefonico con Enzo Ferrari, sull’argomento Villeneuve: 7 aprile 1979: Gilles Villeneuve strapazzò tutti in qualifica e conquistò una fenomenale pole position a Long Beach, nel gran premio Usa Ovest. Mi misi alla macchina per scrivere sprofondando nella gioia di costruire un’aureola intorno all’aviatore. Gilles di qua, Gilles di là. Avversari strapazzati di qua, avversari strapazzati di là. E via così, per una intera colonna di giornale. Soddisfatto del mio lavoro, andai a cena e poi a dormire, al solito Queen’s Way Hilton. Verso le cinque di mattina il trillo del telefono mi fece sobbalzare nel letto: driiin, driiin, driiin. Alzai la cornetta. “Pronto”, dico. Dall’altro capo la voce del Drake: “Sono Ferrari”. “Buongiorno ingegnere”, mormorai biascicando un po’ le parole. Risposta: “A parte che ormai qui è cominciato il pomeriggio, caro Morosini posso farle una domanda?”. Io: “Prego ingegnere, dica pure”. E il Drake: “Ho letto con estremo interesse il suo articolo, bello, ben scritto. Però, mi spieghi una cosa: Gilles con che cosa ha fatto la pole position, con una bicicletta?”. Restai muto, col telefono in mano. Sentii il tutututuuuu della comunicazione interrotta. Allora mi alzai, presi i fogli con l’articolo scritto, lessi. E capii cosa volesse dire il Drake. In tutto l’articolo non c’era una sola volta la parola Ferrari, nella foga di esaltare Gilles mi ero dimenticato la macchina. Chiamai Maranello, la Giuliana mi passò il “capo” e io mi cosparsi la testa di cenere. Sentii un risolino ironico e poi la voce di Ferrari disse: “Caro Morosini, speriamo che con la mia bicicletta Gilles vinca la corsa”. Gilles la vinse.
Nestore Morosini lascia la moglie Ivana, a lungo segretaria del Corriere della Sera e di Ferruccio De Bortoli, e le figlie Valeria e Francesca (avute dalla prima moglie), quest’ultima giornalista.
Non si sa ancora se potranno essere celebrati i funerali. Quel che è certo è che il virus ha spento una grande firma, punto di riferimento del giornalismo italiano, non solo sportivo. (giornalistitalia.it)

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