“Dal 1° gennaio alle dipendenze di una non azienda che non paga ed edita un foglio-farsa”

Giornalisti e poligrafici de l’Unità in “ostaggio”

ROMA – «Un’azienda silente praticamente da sempre. Che tiene in “ostaggio” giornalisti e poligrafici, confinandoli in un girone infernale, sospesi nel nulla, dal 1° gennaio 2022 senza più alcuna protezione sociale». Un’azienda che mostra di esistere una volta all’anno per pubblicare un foglio che le permette di non far decadere la testata». È una denuncia durissima, quella del Comitato di redazione del quotidiano l’Unità, sparita dalle edicole a giugno 2017 e da allora presente, appunto, una volta l’anno con la copia che consente all’azienda di mantenere i diritti sulla testata.
«Dal 1° gennaio – ricordano giornalisti e poligrafici – non siamo più in Cassa integrazione, né in disoccupazione. Formalmente, dal 1° gennaio di quest’anno siamo rientrati alle dipendenze de l’Unità srl, la società che edita un “non giornale”. A fronte delle innumerevoli richieste d’incontri, chiarimenti, da parte delle rappresentanze sindacali, la società editrice ha innalzato un impenetrabile muro di gomma».
«Una vicenda – afferma il Cdr de l’Unità – che da tempo ha ormai travalicato la red line della vergogna, si è “arricchita” di un’altra pagina-farsa: la pubblicazione di un numero unico, un foglio di quattro pagine, anche con contributi giornalistici esterni. E questo all’insaputa del Comitato di redazione, pur avendo in organico, non pagati, giornalisti e poligrafici. E tutto questo mentre si trascina all’infinito una procedura di concordato che permette all’azienda di guadagnare tempo sulla pelle dei lavoratori».
Giornalisti e poligrafici del giornale fondato da Antonio Gramsci incalzano: «Hanno ucciso l’Unità, mortificato i lavoratori, lasciato cadere manifestazioni d’interesse per l’acquisto della testata. Una vergogna assoluta. Che deve finire. Non basta far valere le nostre ragioni in tribunale. Non basta far valere le nostre ragioni in tribunale. Non basta perché la vicenda-Unità ha creato più e più vulnus sul piano sindacale. E su quello politico. Per la storia de l’Unità, per ciò che ha rappresentato sin dal suo nascere per la sinistra di questo Paese e per l’informazione democratica. L’Unità, il suo archivio, sono un patrimonio per l’Italia. Un patrimonio che la società editrice ha irresponsabilmente svilito. Noi non ci arrendiamo. Continueremo la nostra battaglia di legalità e giustizia. Lo dobbiamo a noi stessi, alle nostre famiglie e anche alla comunità, perché questa è sempre stata, delle tante e tanti che hanno avuto nel cuore l’Unità». (giornalistitalia.it)

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