Non ci interessa essere chiamate “direttora” ma essere trattate da “direttore”

Giornaliste Italiane: il paradiso può attendere

ROMA – «Non conta essere uomini o donne, l’importante è che i giornalisti siano capaci. Ecco perché abbiamo pensato di creare un’associazione di giornaliste: per dare voce a tutte quelle colleghe che oggi, pur essendo brave, non hanno il successo che meriterebbero».

Eugenia Maria Roccella

Ida Molaro, giornalista parlamentare di Mediaset, ha presentato così, nella terrazza Civita di Piazza Venezia, l’associazione “Giornaliste italiane”. Al suo fianco la storica portavoce del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, Giovanna Ianniello, Federica Frangi, Elisabetta Mancini, Maria Antonietta Spadorcia. Presenti, tra gli altri, i ministri Gennaro Sangiuliano (Cultura), Nello Musumeci (Protezione civile e politiche del mare) ed Eugenia Maria Roccella (Famiglia, natalità e pari opportunità), il direttore di Rai approfondimento Paolo Corsini, il direttore di Rai intrattenimento Angelo Mellone, il capogruppo di Forza Italia al Senato Maurizio Gasparri.
Le professioniste che hanno deciso di dar vita a questa nuova realtà hanno voluto, così, «levare la propria voce sul panorama del mondo dell’informazione, ancora oggi quasi totalmente declinato al maschile».

Gennaro Sangiuliano

«Crediamo – ha spiegato Molaro – che il nostro slogan “libere di valere” debba essere lo slogan di tutte le donne, non siamo più le “mogli di”, le “figlie di”… Abbiamo dimostrato di essere in grado di gestire la politica, abbiamo la presidente del Consiglio donna, sono donne il presidente della Commissione europea e del Parlamento europeo. Non abbiamo ancora, però, delle giornaliste in grado di ricoprire, come meriterebbero, dei ruoli veramente importanti. Insomma, Giornaliste italiane è anche un modo per dare voce a tutte le donne che magari questa voce non ce l’hanno».
Molaro ha rifiutato l’etichetta di associazione di giornaliste “di destra”: «Trovo sia un fallimento quando di un giornalista si dice di destra o di sinistra…

Nello Musumeci

Non si va da un medico perché è di destra o di sinistra, ci si va perché è bravo. Io non credo di essere di destra né di sinistra, quello che voto nelle urne è ciò che mi dice la mia coscienza, ma non è nel mio lavoro, noi siamo aperte a tutti. Ovviamente abbiamo invitato le amiche e se qualcuno pensa che essere amica di qualcuna che è più spostata a destra o fa la rappresentante di un ministro o di qualcun altro non è un nostro problema, noi scegliamo soltanto quelle brave».
Nell’occasione è stata presentata l’analisi digitale realizzata da SocialCom sul divario di genere nel giornalismo italiano. Evidenziati i risultati di un’analisi comparativa tra i ruoli di vertice nelle redazioni ricoperte, rispettivamente, da giornaliste rispetto agli omologhi colleghi maschi. Una mappatura che non lascia spazio a dubbi: il divario di genere esiste eccome. Nei ruoli di leadership, nel riconoscimento economico, persino nell’appeal suscitato nei confronti dell’opinione pubblica attraverso il web.
Su 38 testate, soltanto 6 sono affidate a direttori donne contro le 32 guidate da giornalisti uomini e, tra questi, nessun TG ha a capo una donna. Quanto al web, nonostante si siano contati 85 canali social riferiti a giornaliste italiane contro i 64 canali di colleghi uomini, questi ultimi raggiungono un totale complessivo di followers più che doppio (24,9 M) rispetto alla massa che segue le professioniste dell’informazione (10,2). Distanza confermata anche nelle interazioni: 49,7 milioni per i giornalisti uomini contro i 21,9 milioni per le donne. Insomma, questo non è un Paese per donne neppure nell’informazione.

Sergio Mattarella

«Giornaliste italiane – ha sottolineato dal canto suo la giornalista della Rai Paola Ferazzoli – ha ben chiaro cosa vuole rappresentare: più diritti e meno pregiudizi, perché farsi valere non è facile e soprattutto non è uguale per tutti. Scommetto che non lo è stato per nessuna delle presenti qui. Come ha ricordato qualche giorno fa il presidente Mattarella, le donne hanno bisogno di un supplemento di fatica per affermarsi ma quando otteniamo determinati ruoli siamo affidabili, capaci, caparbie e rispettose. Lo hanno ampiamente dimostrato la presidente del Consiglio e la segretaria del primo partito dell’opposizione, due modelli che ci hanno ispirate facendoci pensare che il nostro momento era arrivato. E poi non ci interessa essere chiamate “direttora” ma essere trattate da “direttore”: non è possibile che il raggiungimento di un ruolo apicale per noi diventi impossibile».
Presente anche Francesco Palese, segretario di Unirai, il dipartimento liberi giornalisti Rai della Figec Cisal. «È stato un piacere – il suo commento – partecipare alla presentazione di “Giornaliste italiane” e ritrovare tantissime colleghe Rai che insieme a tante altre hanno dato vita a questa realtà associativa che punta al superamento della disparità di genere in ambito professionale da una prospettiva nuova e interessante».

Francesco Palese

«I dati presentati oggi – aggiunge Palese – evidenziano quadro triste anche in un’azienda come la Rai, che dovrebbe essere da esempio su questo fronte, dove invece i ruoli apicali ricoperti da donne sono circa il 30%, pur rappresentando le donne il 55% dell’organico».
«Le donne – conclude Palese – rappresentano il valore aggiunto del capitale umano. Bisogna riconoscere questo valore. Non so se la soluzione può essere quella delle “quote rosa”, ma in moltissimi casi basterebbe applicare il principio della meritocrazia. Su questo terreno “Giornaliste italiane” troverà in noi un valido alleato». (giornalistitalia.it)

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