Dopo aver pubblicato su Repubblica il colloquio con l’oppositore di Erdogan

Giornalista turca licenziata per un’intervista

Yasemin Taskin

Yasemin Taskin

Franco Siddi

ROMA – La notizia del licenziamento in tronco della giornalista Yasemin Taskin dal quotidiano turco “Sabah”, dopo la pubblicazione su “Repubblica” del colloquio tra il collega Marco Ansaldo, suo marito, e Fethullah Gulen, predicatore e oppositore del premier Erdogan, è un fatto sconcertante e gravissimo che non può passare sotto silenzio.
Troppe sono le evidenze che marchiano il provvedimento come atto di ritorsione “per interposta persona”, inaccettabile da chiunque abbia a cuore il bene della libertà di espressione e di stampa come condizione di civile e democratica convivenza che distingue i regimi dalle democrazie.
Gli attacchi contro la stampa, gli arresti ingiustificati di numerosi giornalisti che non piacciono al sistema di potere dominante, con il licenziamento di Yasemin Taskin si proiettano verso il rischio di una deriva senza ritorno. Pochi sono, infatti, i dubbi sulla estromissione dal posto di corrispondente da Roma della collega da parte del quotidiano filogovernativo per il quale lavorava.  Pare proprio uno dei primi atti della “vendetta” promessa da Erdogan dopo il voto amministrativo di domenica scorsa contro i dissenzienti e contro quanti ritiene ad essi vicini soprattutto se questi colleghi continuano a voler essere soggetti dell’informazione libera che non accetta censure né autocensure.
La Fnsi manifesta perciò piena solidarietà a Yasemin Taskin e intensificherà ancora di più la propria iniziativa morale e operativa, insieme con la Federazione internazionale e quella europea dei giornalisti, perché la comunità internazionale faccia sentire il proprio peso verso un Paese che, in quanto aderente alla Nato, ha il dovere di garantire le libertà fondamentali dell’uomo. Nello stesso tempo tiene viva la campagna di sostegno al Sindacato dei giornalisti della Turchia per la liberazione dei giornalisti ingiustamente messi in carcere solo per aver tentato di esercitare con autonomia professionale il proprio lavoro.
Sul sito della Fnsi (www.fnsi.it) quanti hanno a cuore questi problemi possono sottoscrivere la petizione internazionale per la libertà dei giornalisti arrestati e per la libertà di stampa in Turchia aprendo il link in alto a destra individuato dal motto “Petition now! Journalists are not terrorists”.

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