“Prevalgono insolenza e ignoranza e sui social a volte il giornalista dà il peggio di sé”

Carlo Verna: “C’è tanto veleno nella categoria”

Carlo Verna, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti

ROMA – «C’è tanto veleno nella categoria. Su questo nessuno ha la ricetta. Un clima – sottolinea Verna – imbarbarito dalle interazioni in Rete: prevalgono insolenza e ignoranza, anche tra i colleghi giornalisti. Il giornalista sui social a volte dà il peggio di sé. A tutti ricordo: il giornalista è giornalista sempre, qualunque tipo di comportamento è sanzionabile. Noi incarniamo la professione 24 ore al giorno». Senza mezzi termini e giri di parole, il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti Carlo Verna, risponde così al collega Aldo Torchiaro, che l’ha intervistato per il quotidiano Il Riformista diretto da Piero Sansonetti.
Ma come è cambiato il giornalismo in questi anni?
 «Dobbiamo far capire alla gente – spiega Verna – dove sta la verità. La nostra funzione è oggi ancora più importante, in un mondo disintermediato. Io dico che i professionisti dell’informazione seri, servono più di ieri. Troppi si autoproclamano media indipendenti senza averne esperienza e competenza».
E sulla giustizia si finisce spesso per dare il peggio.
 Verna ricorda il libro di Vittorio Roidi “Coltelli di carta” e ammonisce: «Possiamo uccidere la dignità delle persone, con i nostri articoli. Stiamo attenti, stiamone distanti. Nel momento in cui interveniamo su un momento così delicato della vita di una persona come quello in cui va a processo e può perdere la libertà personale, dovremmo avere la delicatezza di parlarne come se si parlasse di noi stessi. La nostra coscienza è arbitro, e va azionata come non mai».
Quindi, il discorso scivola sulle sanzioni disciplinari contro certi titoli di giornali: «Ho pungolato – ricorda il presidente del Cnog – il Consiglio di Disciplina. Abbiamo fatto un’operazione dicendo che come ente pubblico a carattere associativo dobbiamo difendere il buon nome della categoria dei giornalisti. E abbiamo dato mandato a una avvocatessa, Caterina Malavenda, di calcolare se anche noi tutti singoli iscritti abbiamo sùbito danni dalla condotta di Feltri, con riferimento alla campagna discriminatoria contro i meridionali».
Alla domanda del Riformista “Come si ridà dignità a questa professione?”, Carlo Verna avverte: «Ci sono molti interventi urgenti. Occorre un nuovo quadro normativo, siamo nel 2020 con una legge del 1948. La legge sulle iniziative giudiziarie temerarie deve riprendere il suo iter, interrotto dal virus a febbraio. E poi c’è una questione ordinamentale importante: noi siamo vigilati dal Ministero della Giustizia. Può un potere di controllo sottostare al Ministero della Giustizia, come in Iran? È una norma che esiste dal 1963, ma è sbagliata. E va cambiata con urgenza».
«Finisco il mandato – afferma Verna – e non penso di ricandidarmi, largo ai giovani. Lascio a verbale tante battaglie e qualche iniziativa. A Feltri ho imposto un aut-aut: esiste l’art. 21 ma anche l’art. 3, che vieta ogni discriminazione. Ed esiste la legge Mancino, in primis per noi che scriviamo. Il Consiglio della Campania ha radiato il conduttore sportivo che aveva fatto una telecronaca sessista. In Piemonte una insegnante scrisse cose orrende su un agente di polizia morto, “uno di meno”. Si scoprii che era anche giornalista pubblicista, il Consiglio di disciplina del Piemonte l’ha radiata».
 (giornalistitalia,it)

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