In redazione da un commando che ha ucciso anche un collega e un impiegato

Assassinato Mastoi, leader pakistano dei giornalisti

Irshad Mastoi

Irshad Mastoi

Pfuj

QUETTA (Pakistan) – Il segretario generale della Balochistan Union of Journalist (Buj), il sindacato dei giornalisti della più grande provincia pachistana, Irshad Mastoi, è stato assassinato, assieme al collega Abdul Rasool Khajak ed al contabile Mohammad Younis, da un commando armato che ha assaltato l’ufficio di Quetta dell’agenzia di stampa Online-International News Network.
Verso le ore 7.45 di ieri, uomini armati hanno fatto irruzione nell’ufficio di presidenza dell’agenzia sparando a bruciapelo sui tre, con armi semiautomatiche, per poi darsi alla fuga. I due giornalisti e l’impiegato amministrativo sono stati raggiunti da numerosi colpi di arma da fuoco alla testa e al torace che non hanno loro lasciato scampo.
Ignoto, al momento, il movente del triplice omicidio, tra l’altro ancora non rivendicato da alcuna organizzazione criminale o terroristica. Irshad Mastoi, 37 anni, lascia la moglie e tre figli, due femmine ed un maschio di appena un anno. Attivo e apprezzato leader del sindacato giornalisti del Pakistan, dirigeva l’ufficio di Quetta dell’agenzia di stampa ed era anche scrittore. Aveva cominciato la carriera giornalistica come cronista di un quotidiano locale, per poi passare al quotidiano Mashriq ed al canale Ary News.
Abdul Rasool Khajak, studente all’ultimo anno presso la facoltà di Comunicazione di Massa dell’Università Balochistan, era al suo primo anno di attività professionale dopo aver completato uno stage di tre mesi in un’agenzia di stampa. Mohammad Youni, invece, era un veterano dell’agenzia, nella quale lavorava come contabile da diversi anni.
Reporters sans Frontières, denunciando l’episodio, ricorda che il Pakistan è il Paese più pericoloso al mondo per i giornalisti. Negli ultimi cinque anni sono stati, infatti, assassinati nella provincia pachistana del Baluchistan  30 operatori dell’informazione e nessun responsabile è stato mai individuato e arrestato.
Il Sindacato dei giornalisti pachistani, affiliato alla Federazione internazionale Ifj, seriamente preoccupato per i crescenti episodi di violenza, omicidio e minacce ai giornalisti,  ha organizzato una grande manifestazione di protesta ed ha chiesto al governo di garantire la protezione dei giornalisti. Subito dopo il triplice omicidio, i giornalisti pachistani hanno, infatti, bloccato la strada Jinnah dando vita ad un sit-in di protesta contro il governo accusato di non fare nulla per proteggere la libertà di stampa e, soprattutto, per identificare i responsabili di questa mattanza.
Oltre ad un gran numero di giornalisti, hanno partecipato alla manifestazione editori, strilloni e operatori dei media, indossando fasce nere al braccio e issando bandiere nere, striscioni e cartelli con slogan inneggiati alla protezione per i giornalisti. Analoghe manifestazioni di protesta  si sono svolte in tutte le principali città del Paese.
A Quetta sono intervenuti, tra gli altri, il presidente del Buj, Essa Tareen, il presidente del Quetta Press Club, Saleem Shahid, il vice segretario generale del Pfuj, Razur Rahman, il segretario generale del sindacato dei giornalisti Khyber, Yousaf Ali, ed il presidente dell’associazione venditori ambulanti, Haji Mohammad Yousaf. Tutti hanno fermamente condannato l’uccisione dei giornalisti in Balochistan ed il crescente numero di intimidazioni. Una dura condanna nei confronti del governo del Pakistan è stata rivolta in considerazione del fatto che l’impunità degli omicidi, a volta archiviati senza condurre alcuna inchiesta, non fanno altro che alimentare l’escalation criminale.
Il sindacato dei giornalisti evidenzia, tra l’altro, che le crescenti minacce hanno, naturalmente, reso la vita dei giornalisti un inferno vivente impedendo di esercitare liberamente le loro funzioni professionali.
Alle organizzazioni nazionali e internazionali per i diritti dell’uomo è stato, infine, rivolto un appello affinché focalizzino l’attenzione sulla situazione dei media nella provincia pachistana del Balochistan, assurta ormai a caso internazionale. Al Governo è stato, infine, chiesto di corrispondere un risarcimento alle famiglie dei giornalisti che hanno perso la vita nell’adempimento del proprio dovere.

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