Ad Alessandra i funerali di una donna straordinaria Premio Saint-Vincent per il giornalismo

Addio Emma Camagna: una vita per la cronaca

Emma Camagna

ALESSANDRIA – Il mondo dell’informazione subalpina piange Emma Camagna, storica firma della Stampa di Torino e decana dei giornalisti piemontesi. Cronista di nera e giudiziaria, ma anche di sport, abitava (e lavorava) ad Alessandria dove il Piemonte va declinando verso la Liguria.

Emma Camagna

Aveva tagliato il traguardo dei 94 anni (compiuti il 17 luglio) e, da qualche settimana, era in convalescenza alla casa di riposo “Basile” per riprendersi dopo la frattura di un femore che si era procurata cadendo. I funerali saranno celebrati ad Alessandria domani, sabato 22 agosto, alle 10.30 nella Cattedrale dei Santi Pietro e Marco, preceduti dal rosario in suo suffragio che verrà recitato oggi alle ore 19.
Emma esordì nel mondo dei quotidiani quando la professione era declinata quasi totalmente al maschile. Aveva iniziato la sua trafila professionale a metà degli anni Cinquanta seguendo le orme del padre Giovanni che, all’inizio del secolo scorso, era stato una firma prestigiosa della Stampa. Lei cominciò come suo “galoppino”, poi con la pubblicazione di qualche trafiletto per raccontare le partite della squadra di calcio dei “grigi”, fino a diventare la “firma” titolare della provincia di Alessandria.

Emma Camagna

Una vita totalmente dedicata alla professione, la sua. Quando le donne, nell’informazione, riuscivano a ritagliarsi uno spazietto per commentare la moda o recensire qualche film di successo, lei frequentava tribunali, questure e caserme dei carabinieri, senza badare se occorreva trascorrere la notte appoggiata a un paracarro o se se si trattava di scrivere l’articolo alla luce di un lampione di periferia.

Emma Camagna

Conosceva il territorio, si preoccupava di controllare le fonti, era attenta agli aspetti umani dei protagonisti delle storie che raccontava e – dicevano – era la prima a comparire sui luoghi dove era successo qualcosa. Allora, senza internet e con comunicazioni approssimative, occorreva muoversi per tempo e presentarsi sul posto dove era accaduto qualcosa. E lei era sempre presente. Quando il fiume Bormida in piena (2 novembre 1968) travolse il ponte alla periferia di Alessandria o quando (9-10 maggio 1974) i detenuti del carcere si ribellarono prendendo in ostaggio gli agenti di custodia. Fatto di cronaca, quest’ultimo, che le valse il prestigioso Premio Saint-Vincent per il giornalismo consegnatole dal Presidente della Repubblica Giovanni Leone.

Emma Camagna

La descrivono come donna elegante – passo spedito e testa alta – e, tuttavia, inarrestabile se, di fronte, c’era una notizia da scovare, qualcuno da intervistare o un dettaglio che andava verificato. Una vita dedicata al lavoro, la sua. E, tuttavia, non da “bigotta” del giornalismo (come si potrebbe sospettare). Fra gli aneddoti che lei stessa amava raccontare c’era la sbornia presa con Fred Buscaglione (alla fine degli anni Cinquanta) quando, per completare l’intervista dopo il concerto del cantante, arrivò al mattino seduta a un tavolo coperto da bicchieri (vuoti) e con la testa (piena) che doveva smaltire il troppo alcol bevuto. O gli aneddoti che raccontava a proposito di Umberto Eco nei confronti del quale, essendo alessandrino e suo compagno di classe, poteva consentirsi qualche confidenza in più. (giornalistitalia.it)

Daniele Baglione

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