Suor Bernadette Moriau e Jean Marie Guénois presentano il libro “La mia vita è un miracolo” alla Libreria San Paolo, a Roma (foto Giornalisti Italia)

ROMA – Uno scricciolo di donna monocolore: bianchi i capelli, bianchi i vestiti, candida e diafana la pelle. Bianco il sorriso, che arriva dopo quello degli occhi. Suor Bernadette Moriau è tutta qui. «È una suorina normalissima, come ce ne sono tante», si affretta a dire Jean-Marie Guénois, caporedattore e vaticanista di Le Figaro, che, traducendo in linguaggio giornalistico il racconto di suor Bernadette, ha scritto “Ma vie est un miracle”, che in Italia è diventato “La mia vita è un miracolo”, per le edizioni San Paolo (240 pagine, 16 euro). Che è, appunto, il racconto del miracolo di cui la religiosa francese è stata, “suo malgrado” protagonista: è lei la miracolata n. 70 (tali sono i casi riconosciuti dalla Chiesa tra i 7400 presentati al Bureau des constatations médicales) di Lourdes. A suor Bernadette è toccato ciò che è altrimenti “inspiegabile allo stato attuale delle nostre conoscenze scientifiche” – in una parola, un miracolo – dopo un pellegrinaggio alla Grotta di Massabielle.
Lo hanno presentato a Roma, in due occasioni distinte ma nella stessa giornata – prima a Palazzo Pio, in Vaticano, poi nella Libreria San Paolo di via della Conciliazione – il loro libro, suor Moriau e Guénois, che, da bravo giornalista, di quelli con quel guizzo in più – grazie a Dio, è il caso di dirlo – riesce a dare di questa minuscola consacrata un’immagine simpaticissima, condensandola in poche parole. «Per spiegarvi chi è suor Bernadette Moriau, vi racconto ciò che è accaduto in una trasmissione televisiva, – rivela il vaticanista di Le Figaro – una di quelle molto popolari in Francia, dove tutti attendevano “la miracolata”, senza nascondere il sorriso di chi si aspetta il “solito” fenomeno con lo sguardo estatico, Ebbene, vi dico che, dopo qualche minuto dal suo ingresso nello studio e, iniziato il racconto, conduttori e pubblico erano assolutamente conquistati e meravigliati dalla sua disarmante semplicità». Ecco, «questa è suor Bernadette, la stessa che, – incalza Guénois – una volta convintala a rilasciarmi la testimonianza per scrivere il libro, mi veniva a prendere alla stazione del treno – normalmente ci incontravamo il sabato – al volante della sua auto e guidava come un pilota di Formula 1».
Lei, la suora che per 42 anni, affetta da una grave patologia della colonna vertebrale che le aveva deformato un piede a tal punto da renderlo perpendicolare alla gamba, non è riuscita a camminare se non con l’aiuto di un corsetto, scarpe ortopediche, un neurostimolatore sempre addosso, quindi la sedia a rotelle e dosi massicce di morfina. Quattro interventi chirurgici. Poi, il pellegrinaggio a Lourdes, al quale «non avevo così tanta voglia di partecipare – racconta la suora che ha lo stesso nome della santa di cui quest’anno si celebrano i 160 anni dalle apparizioni della Madonna –, e l’ho detto al vescovo, monsignor Jacques Benoit-Gonnin, e alle consorelle, che mi dicevano che proprio io, per prima, avrei avuto così tanto bisogno di un miracolo».
La verità è che «non credevo assolutamente ad un miracolo per me, neppure ci pensavo, ma ho avuto l’impressione – spiega suor Bernadette – che si trattasse di una chiamata personale. Così ho deciso di partecipare al pellegrinaggio diocesano, dal 3 all’8 luglio 2008, e, appena arrivata a Lourdes, ai piedi della Grotta, ho capito quale fosse il miracolo. Il primo, grande miracolo: la fratellanza che si respira in quel luogo, scelto dalla Vergine, dove tutti arriviamo da Paesi diversi, parliamo lingue diverse, alcuni malati, altri sani nel corpo, e ci sentiamo di colpo tutti fratelli».
Quel che è accaduto a lei, suor Bernadette lo ha già rivelato tante volte e in tante occasioni, ma la sensazione è che lo faccia, di nuovo, per la prima volta, qui all’ombra del Cupolone: «A Lourdes ho pregato alla Grotta, davanti alla Madonna, ho fatto il bagno nelle piscine, chiedendo non la guarigione, ma la conversione dello spirito. Ho partecipato alla processione dentro la Basilica e lì ho sentito fortissima la presenza di Gesù, che camminava insieme a noi. Poi, avevo così tanti dolori che per tre giorni sono dovuta rimanere a letto».
Il miracolo, quello testimoniato nel libro scritto a quattro mani con il caporedattore di Le Figaro, quello certificato dal Bureau des constatations médicales, – l’Ufficio che, a Lourdes, si occupa di verificare l’autenticità delle testimonianze e di avviare il lungo processo per il riconoscimento dei miracoli – è avvenuto tre giorni dopo il ritorno nel convento di Bresles, a due passi da Beauvais. «Ero rientrata l’8 luglio da Lourdes – racconta suor Bernadette – e l’11 luglio 2008, alle 17.45, sento una gran distensione in tutto il corpo, un gran calore, poi, dentro di me, una voce che mi diceva di togliermi tutti gli apparecchi che avevo addosso, compreso il catetere per urinare che ero costretta a portare da anni. Così ho fatto, non ho preso neppure la morfina, che non mi abbandonava da 14 anni, e dopo un po’ ho chiamato le consorelle, che mi hanno trovata in piedi e mi hanno vista camminare senza dolore. Il giorno dopo, ho camminato per 5 chilometri nel bosco. Stavo bene. E oggi, dopo 10 anni, non ho più niente, come hanno confermato gli esami clinici e diagnostici». Già, «10 anni di verifiche e controverifiche da parte dei medici – interviene Jean Marie Guénois – fino a che la scienza ha dovuto ammettere che la guarigione di suor Bernadette non poteva spiegarsi altrimenti se non come un miracolo. Che monsignor Jacques Benoit-Gonnin ha avuto il coraggio di proclamare tale, grazie alla forza della preghiera, come lui stesso ha dichiarato. Un coraggio che non appartiene a tutti gli uomini di Chiesa», ammette candidamente il vaticanista.

La Grotta della Vergine a Lourdes (foto Giornalisti Italia)

A chi le domanda se si sia mai chiesta “Perché proprio a me doveva capitare il miracolo?”, suor Bernadette risponde: «Me lo sono chiesta eccome e tante volte, con tutti i giovani che soffrono e stanno male, ma non c’è una spiegazione. È Dio che sceglie e non lo fa sulla base di quanto uno prega: non è che se uno prega tanto, allora è più facile che gli capiti un miracolo. Non funziona così – sorride suor Moriau – e poi il dono che la Vergine e il Signore hanno fatto, lo hanno fatto alla Chiesa, non a me. Basta vedere le migliaia di lettere, email, messaggi che mi arrivano da ogni parte del mondo da persone che dicono di essersi convertite, per la prima volta o di nuovo, dopo aver letto il libro. La conversione del cuore, questo è il vero miracolo di Lourdes». (giornalistitalia.it)

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