La Rsi ed i sindacati Atg e Ssm contro la “vergognosa minaccia alla libertà di stampa”

Petizione per cacciare il giornalista Andrea Vosti

Andrea Vosti

Andrea Vosti

LUGANO (Svizzera)  – “I sottoscritti telespettatori paganti della Tv Svizzera (Ssr) chiedono alla direzione della Rsi di rimuovere il giornalista Andrea Vosti dall’incarico di corrispondente dagli Stati Uniti per il Telegiornale del canale LA1 e di affidare tale compito a un professionista più rispettoso del mandato di servizio pubblico che la nostra Tv dovrebbe perseguire”. Giorgio Ghiringhelli, direttore della testata svizzera “Il Guastafeste”, lancia così la petizione on line, indirizzata al direttore della Rsi, Maurizio Canetta, con la quale chiede di rimuovere dal suo incarico Andrea Vosti ritenendolo “smaccatamente fazioso” in quanto “in ogni suo servizio, non perde occasione per mettere in cattiva luce il presidente Donald Trump, ingigantendo le sue sconfitte e minimizzando o tacendo le sue vittorie e soprattutto facendolo passare per un mentecatto”.
RsiUna provocatoria petizione che ha immediatamente sollevato dure reazioni da parte della Radio Televisione Svizzera e dei sindacati di categoria. La Rsi, nel condannare la richiesta di Ghiringhelli, sottolinea che “se criticare, anche aspramente, il lavoro di un giornalista è legittimo, chiederne l’allontanamento è invece del tutto inaccettabile in una società liberale e democratica ed è un segnale molto preoccupante”. Rsi ritiene, quindi, che “una richiesta del genere sarebbe ugualmente inaccettabile se a esserne oggetto fosse un collega giornalista di qualunque altra testata. In gioco c’è la libertà di stampa, che è un valore essenziale della convivenza civile”.
Il Comitato dell’Associazione Ticinese dei Giornalisti (Atg), dal canto suo, “condanna risolutamente la petizione online che chiede la rimozione del collega Andrea Vosti dal suo ruolo di corrispondente Rsi da Washington” e “pur nel rispetto del principio che il diritto di critica vale anche nei confronti dei media, stigmatizza questo modo di fare sommario e irrispettoso non solo della professionalità di un collega stimato, ma anche del fondamento stesso della libertà di stampa”.
Mediengav Sindacato ImpressumPer l’Atg, “esporre un giornalista alla riprovazione pubblica e chiederne la rimozione significa legittimare un metodo che si fonda più sul desiderio di censurare che su un giudizio di merito competente. Gli strumenti professionali e indipendenti per valutare l’operato di un giornalista esistono, basta ricorrervi”.
Il Comitato Atg “disapprova anche la scelta del portale tio.ch, che oltre a pubblicare, legittimamente, la notizia ha fatto a sua volta un sondaggio a commenti aperti tra i propri lettori”, chiedendo se il corrispondente Rsi sia o meno fazioso. “Riteniamo – denuncia il sindacato dei giornalisti svizzeri – sia un fatto inopportuno e finora mai visto in Ticino, lesivo del rispetto reciproco che dovrebbe sempre esistere tra colleghi. Sarebbe grave se un sistema simile prendesse piede tra i diversi media ticinesi. Il giornalismo professionale e consapevole del proprio ruolo oggi è chiamato a distanziarsi da metodi improvvisati e a portare la propria cultura e rigore anche nel mondo del web. Piuttosto che imbastire una ulteriore gogna pubblica per il collega si sarebbe potuto, oltre a dare la notizia, ricordare l’esistenza dell’Ombudsman o Mediatore Rtv e del Consiglio svizzero della stampa; istituzioni alle quali ognuno può ricorrere per un giudizio professionale e indipendente, se ritiene violata la deontologia giornalistica o il mandato di servizio pubblico della Ssr”.
SsmAnche il Sindacato svizzero dei Mass Media (Ssm) condanna fortemente la petizione contro Andrea Vosti: “Se il lavoro di un giornalista della Rsi, è ritenuto lesivo dei principi deontologici e del pluralismo garantiti dal nostro mandato di servizio pubblico, ci si può sempre rivolgere agli organi competenti, come il Mediatore Rsi, preposto a chiarire questioni simili. Mettere alla pubblica gogna un collega, lanciando una petizione per screditarlo, è vergognoso, minaccia la libertà di stampa e offende la democrazia”. (giornalistitalia.it)

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