Da sinistra: il sottosegretario Vito Crimi ed il giornalista deputato Giorgio Mulè

ROMA – «Un tempo i giornalisti mettevano in guardia i cittadini dal “pericolo bavaglio” o dalla “censura” a opera della politica. Con l’arrivo di Vito Crimi a sottosegretario di Stato con delega all’Editoria bisogna prendere atto che dal bavaglio siamo passati direttamente alla ghigliottina».
Il giornalista deputato Giorgio Mulè (Forza Italia), portavoce unico dei gruppi azzurri di Camera e Senato, non usa mezzi termini per bocciare l’esordio del sottosegretario di Stato al quale il presidente del Consiglio ha delegato le funzioni in materia di informazione e comunicazione del Governo, consistenti nell’attività di indirizzo e coordinamento relativamente alle campagne di comunicazione istituzionale e al piano annuale di comunicazione del Governo, quelle in materia di editoria e prodotti editoriali, diritto d’autore, vigilanza sulla Siae, nonché l’attuazione delle relative politiche. Ed ancora le funzioni di indirizzo nelle materie di competenza del Dipartimento per l’informazione e l’editoria, incluse quelle relative alla stipula degli atti convenzionali con il concessionario del servizio pubblico radio-televisivo e con le agenzie di stampa.
Giorgio Mulè, siciliano di Caltanissetta, giornalista professionista ex direttore di Panorama, Studio Aperto, Videonews ed Economy, dopo l’esperienza da cronista nei quotidiani Giornale di Sicilia e Il Giornale, afferma che Crimi, siciliano di Palermo, «che sta all’editoria come un quarto di bue a un vegano, è quotidianamente impegnato a umiliare giornalisti ed editori spargendo disinformazione senza ritegno: sulla vicenda del copyright, sull’informazione in rete, sui finanziamenti ai giornali, sul mito di Netflix e sulla rivoluzione digitale».
«Ai miei colleghi – incalza Mulè – impegnati a raccontare i fatti su quotidiani, periodici, internet e televisione chiedo: ma che cosa aspettate ad avviare un’operazione verità per sbugiardare Crimi? Che cosa vi trattiene?. L’intento del sottosegretario all’Editoria è chiaro: non vuole mettere il bavaglio alla stampa, semplicemente vuole metterla da parte e addomesticarla quando non viene vilipesa o intimidita come insegna la storia anche recentissima dei pentastellati».
«Lo “stile” dei 5Stelle – è l’opinione di Mulè – è quello che pretende e purtroppo detta le regole specialmente in tv. Un esempio? Pensate alla codardia politica che riesce a imporre (e su questo i giornalisti dovrebbero seriamente fare un esame di coscienza) la presenza di esponenti di governo dei 5Stelle nei talk o nelle trasmissioni tv a condizione di non avere alcun contraddittorio con avversari politici: rifiutano il confronto e così facendo hanno introdotto l’uso del preservativo mediatico che li mette al riparo da confronti non protetti. Lo fanno perché hanno paura e quindi fuggono dal confronto. Non contenti mentono spudoratamente e ingannano i cittadini quando parlano di limitazioni alla libertà di espressione mentre sono essi stessi a pretendere (e purtroppo ottenere) di fare i soliloqui in tv».
«I giornalisti italiani – conclude Giorgio Mulè – dovrebbero, finalmente, alzare la voce e ribellarsi a questa gigantesca e costante opera di disinformazione in modo semplice: raccontino la verità. Ne va del loro futuro ma soprattutto ne va della qualità della nostra democrazia». (giornalistitalia.it)

 

 

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