Un ordine del giorno unitario del Consiglio regionale per intervenire sul governo

La Sardegna vuole salvare Radio Radicale

CAGLIARI – Il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato stasera all’unanimità ma senza i voti dei sei rappresentanti M5S che si sono astenuti, un ordine del giorno unitario a sostegno di Radio Radicale, per salvarla dalla chiusura a causa dei tagli decisi dal governo.
Il documento, sintesi di due mozioni presentate da maggioranza (primo firmatario Michele Cossa dei Riformatori) e opposizione di centrosinistra (primo firmatario Roberto Deriu del Pd), impegna il presidente della Giunta Christian Solinas e la Giunta a intervenire sul governo e, in particolare, sul Mise per “consentire la prosecuzione della trasmissione radiofonica delle sedute dei lavori parlamentari” su Radio Radicale mediante la proroga dell’attuale convenzione.
Sulla scia di iniziative analoghe approvate nelle assemblee regionali di Lazio, Friuli Venezia Giulia e Lombardia, anche quella della Sardegna si è schierata per Radio Radicale, assegnataria di una convenzione ottenuta con gara nel 1994 e poi sempre prorogata con le varie leggi finanziarie nazionali.
Una prima versione dell’ordine del giorno – in base a una una proposta di Deriu, che ha osservato uno sciopero della fame e della sete di 60 giorni a sostegno dell’emittente – prevedeva che la Regione valutasse di sottoscrivere una convenzione ad hoc con Radio Radicale per la registrazione, l’archiviazione, la divulgazione pubblica di conferenze, convegni e incontri organizzati dall’amministrazione e ai quali “si voglia dare rilevanza nazionale e internazionale”.
Questo impegno è stato poi cassato dal documento finale votato dall’Aula, su proposta degli stessi Deriu e Cossa, per mancanza di una norma che consenta alla Regione di stipulare convenzioni con emittenti o testate che non abbiano sede operativa in Sardegna, come spiegato in Aula dall’assessore alla Cultura, Andrea Biancareddu.
«La Giunta condivide le istanze a sostegno di questa nobile causa», ha dichiarato «ma al momento non c’è una norma che ci consente di assumere l’impegno di una convenzione diretta, come proposto». (agi)

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