ROMA – «Il servizio pubblico non si misura solo con share». Lo ricorda Unirai Figec secondo la quale «colpisce che l’Usigrai invochi la tutela dei dipendenti e del servizio pubblico per contestare programmi e conduttori sulla base degli ascolti, arrivando a parlare di “danni” e “fallimenti” prima ancora di una valutazione complessiva del loro valore editoriale».
«Gli ascolti – ricordano i Liberi Giornalisti Rai – sono un indicatore importante, ma non possono diventare l’unico metro di giudizio per un servizio pubblico che ha il dovere di investire anche nell’approfondimento, nel confronto delle idee e nella qualità dell’informazione. Se la Rai dovesse inseguire esclusivamente il risultato immediato, rinuncerebbe proprio a una parte essenziale della propria missione».
«La storia della televisione – ricorda Unirai Figec – insegna che non tutti i programmi trovano subito il proprio pubblico: alcuni hanno bisogno di tempo per costruire un’identità, fidelizzare gli spettatori e dimostrare il proprio valore».
«La stessa Usigrai – rileva Unirai Figec – ha più volte rivendicato la necessità di tutelare programmi di approfondimento e d’inchiesta, come Report, e trasmissioni storiche come Caterpillar, richiamando il valore del servizio pubblico e la necessità di non ridurre ogni scelta a una logica puramente commerciale. Il principio, però, deve valere per tutti. La qualità di un programma si giudica attraverso i suoi contenuti, la correttezza dell’informazione, il pluralismo, la capacità di offrire chiavi di lettura della realtà e, naturalmente, anche i risultati di ascolto, valutati nel loro contesto».
Unirai Figec, insomma, «difende una Rai capace di sperimentare, innovare e investire nell’approfondimento senza pregiudizi, né politici né sindacali». (giornalistitalia.it)





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