Libro profetico di Franklin Foer: “Come Google, Apple e Facebook pensano per noi”

“I nuovi poteri forti” che ci tolgono l’autonomia

Franklin Foer

ROMA – Come barcamenarsi nell’epoca del virtuale? Se lo domanda Franklin Foer che, dopo aver diretto per qualche anno “The New Republic”, collabora con il periodico “Atlantic” e firma un saggio dal titolo inquietante, “I nuovi poteri forti”. Precisando: “Come Google, Apple, Facebook e Amazon pensano per noi”.
L’edizione italiana (296 pagine, 22 euro) è curata dall’editore Longanesi, con la traduzione di Matteo Camporesi.
Quella dell’autore è una analisi senza sconti: puntuale e feroce, precisa e implacabile. Non a caso “The Guardian” l’ha definito “un libro profetico” e il “New York Times” l’ha inserito fra le prime cinque pubblicazioni dell’anno.
La tesi della pubblicazione riprende e sviluppa una tesi già annunciata in un precedente best seller intitolato “World whithout mind” dove l’autore immagina un mondo che, ingozzato di chip e di file, rischia di diventare incapace di pensare.
Dunque, quale rapporto con tutte le diavolerie che la tecnologia mette a disposizione?
“Con entusiasmo – riferisce Franklin Foer – abbiamo accolto i servizi di tutte le grandi aziende che operano a cavallo del virtuale”.
Gli acquisti si perfezionano utilizzando la piattaforma Amazon. Facebook ci consente di socializzare. Apple fornisce gli strumenti digitali che tengono insieme i vari tasselli del puzzle mondiale. E Google – basta cliccare – è in grado di fornire informazioni che, un tempo, richiedevano ricerche anche complicate. Difficile negare che tutto questo armamentario abbia migliorato la vita e, tuttavia, l’utilizzo di tanta tecnologia non avviene gratuitamente.
A tutta prima non sembra, perché questi servizi vengono offerti “free” senza spese, ma al prezzo di consegnare la propria vita ai poteri forti che gestiscono le centrali economiche del potere finanziario.
“Questi algoritmi – sentenzia Foer – hanno prodotto una nuova ignoranza e ci stanno guidando verso un futuro privo di autonomia e di libero pensiero”. Ogni clic di ogni singolo cittadino viene immagazzinato in una immensa banca dati che, alla fine, conosce gusti, tendenze, vizi e virtù di ciascuno e, quindi, dell’intera umanità.
Creare prodotti commerciali secondo la moda della maggioranza non è impossibile. Ma, secondo l’autore, è anche facile manipolare le inclinazioni personali e collettive in modo da ottenere le risposte desiderate per quanto concerne i consumi.
Per consumi si devono intendere quelli banalmente pratici come il sapone da utilizzare in bagno o l’automobile da prenotare in concessionaria; quelli più sofisticatamente intellettuali come i teatri da frequentare o i libri da leggere; e persino le espressioni politiche che si esprimono con il voto nell’urna elettorale.
La dimostrazione? I recenti scandali che hanno accompagnato il risultato dell’elezioni di Trump e quelli che hanno scosso Facebook responsabile (secondo l’accusa) di aver ceduto milioni di profili di persone che potevano essere facilmente influenzate e condizionate.
Sembra che il progresso tecnologico e il miglioramento della vita quotidiana debba essere compensato con una compressione (anche vistosa) dei diritti personali a cominciare dalla tutela della privacy.
Unico antidoto – sempre secondo Foer – la conoscenza. “Sapendo quali dinamiche accompagnano l’utilizzo di questi ‘poteri’ è possibile neutralizzarli per sfruttare i vantaggi dell’informatica ma sottraendosi alla sua schiavitù”. (giornalistitalia.it)

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