Padre spirituale, giornalista, amico e fratello ha sempre donato a tutti luce e speranza

Addio don Pippo Curatola: sarai sempre con noi

Don Pippo Curatola e il Santuario del Sacro Cuore dell’ex monastero di San Francesco di Sales, a Reggio Calabria, che ha retto con amore fino agli ultimi giorni della sua vita

REGGIO CALABRIA – «Quando due anime si incontrano e si riconoscono il legame diviene indissolubile nello spazio e nel tempo e nessuno potrà mai separarle. Poco importa se la frequentazione non è sempre assidua: nei rapporti umani ciò che conta è la qualità non la quantità degli incontri. E soprattutto la sintonia del pensare la stessa cosa prima di esprimerla.

Carlo Parisi e don Pippo Curatola

Questo è sempre stato il mio rapporto con don Pippo Curatola, padre spirituale, collega ciclista e giornalista, amico e fratello, che ci ha lasciati oggi per la sua ultima corsa verso il Regno dei Cieli. Un uomo che, con amore, passione, sacrificio, sofferenza e gratitudine, ha predicato e soprattutto operato per tutta la vita i valori veri del Bene. Al servizio degli altri, al servizio di tutti».
Carlo Parisi, direttore di Giornalisti Italia e segretario del sindacato dei giornalisti Figec, annuncia così la scomparsa di don Pippo Curatola, morto all’età di 80 anni nella Casa della Carità di Scilla, la struttura nella quale, da qualche mese, aveva deciso di ritirarsi a causa delle sue precarie condizioni di salute che gli avevano impedito di continuare a occuparsi della Chiesa del Sacro Cuore dell’ex monastero di San Francesco di Sales, a Reggio Calabria, di cui era rettore dopo essersi congedato per raggiunti limiti di età dalla Chiesa Protopapale di Santa Maria della Cattolica dei Greci.

Don Pippo Curatola

«Don Pippo – ricorda Carlo Parisi – è stato il Buon Pastore che non si è mai limitato a indicare, con la Parola di Dio, la strada della gioia e della speranza, ma si è sempre fatto carico della sofferenza di tutti, soprattutto dei più deboli e indifesi, accompagnandoli per mano con gli occhi e il cuore della misericordia e il conforto e la luce della Fede. Nella mia vita c’è sempre stato e mi ha aiutato a comprendere, assieme a padre Michele Cordiano, il valore del dolore e della sofferenza per l’affermazione del bene e, soprattutto, della conoscenza del mistero della vita oltre la vita che ha segnato il mio profondo rapporto con Natuzza Evolo».
Nato a San Lorenzo (Reggio Calabria) il 19 settembre 1945, membro del consiglio presbiterale e canonico onorario del capitolo metropolitano dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova, è stato ordinato sacerdote il 21 settembre 1968 ed era giornalista pubblicista iscritto all’Ordine della Calabria dall’11 giugno 1983. La sua storia è anche la storia della Stampa Cattolica in Calabria e di un giornale, “L’Avvenire di Calabria”, che ha diretto ininterrottamente per 34 anni. Un record straordinario e ineguagliabile nel giornalismo italiano.

L’ordinazione sacerdotale di don Pippo Curatola il 21 settembre 1968

Dopo il diploma di maturità classica, ha frequentato gli Studi di Teologia nel Seminario Pontificio Pio XI di Reggio Calabria, conclusi con il diploma di Baccalaureato in Teologia conseguito – summa cum laude – a Napoli nella Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale in Posillipo.

Don Pippo Curatola

Iscritto alla Facoltà di Scienze Umane dell’Università degli Studi di Messina ha conseguito, con 110 e lode, la laurea in Filosofia. Docente di Lettere per due anni e poi di Storia e Filosofia nei licei statali dal 1968 al 2001, è stato docente di Sacra Scrittura all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Reggio Calabria per 20 anni (dalla sua fondazione) e contemporaneamente di Etica per 10 anni. Ordinato sacerdote nella Chiesa del Sacro Cuore in Reggio Calabria il 21 settembre 1968, padre spirituale del Seminario Minore di Reggio Calabria (1968-1971 e 2015-2017), dittereo della Parrocchia Protopapale Santa Maria della Cattolica dei Greci (1971-1977), rettore e commissario arcivescovile della Chiesa dell’Annunziata di Reggio Calabria (1977-1978), arciprete di Scilla (1978-1983), rettore del Seminario Pontificio Pio XI di Reggio Calabria (1983-1996), canonico del Capitolo Metropolitano dal 1980, cappellano di Sua Santità col titolo di Monsignore dal 1988, protopapa della Parrocchia Santa Maria della Cattolica dei Greci (1997-2011), rettore del Santuario del Sacro Cuore in Sales di Reggio Calabria dal 2011.

Don Pippo Curatola, con preti di tutta Italia a Gerusalemme, porta la Croce lungo la salita verso il Calvario.

È stato direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria, direttore del settimanale diocesano L’Avvenire di Calabria (1981-2015), membro – in rappresentanza del Sud Italia – del Cda del quotidiano Avvenire per 9 anni, membro del Consiglio Nazionale della Fisc per 15 anni, consigliere nazionale e delegato regionale della Federazione dei Settimanali Cattolici Italiani, presidente del Collegio dei Probiviri del Sindacato Giornalisti della Calabria.

7 giugno 2008: Carlo Parisi consegna a Natuzza Evolo il Premio “L’Affabulatore d’oro” quale “straordinaria comunicatrice di verità”. Con lui, da sinistra: i vescovi Salvatore Nunnari e Luigi Renzo, e don Pippo Curatola (Foto Giornalisti Italia)

Nel 2005, assieme a Carlo Parisi e a mons. Salvatore Nunnari, ha ricostituito la Sezione Calabria dell’Unione Nazionale Stampa Cattolica intitolata a Natuzza Evolo, ricoprendo gli incarichi di consigliere, presidente e consulente ecclesiastico.

Don Pippo Curatola

Alla mistica di Paravati, per la quale è in corso il processo di beatificazione aperto da Papa Francesco, il 7 giugno 2008 i tre hanno consegnato il Premio “L’Affabulatore d’oro” quale tributo alle sue straordinarie doti di “comunicatrice di Verità”. Don Pippo, nel 2022, è stato anche socio fondatore della Figec, il sindacato dei giornalisti e degli operatori dell’informazione e della comunicazione.
Il 19 settembre scorso la comunità della Chiesa del Sacro Cuore ha festeggiato i suoi 80 anni con – ricorda Carlo Parisi – «una piccola cerimonia ma una grande festa per esprimere il più profondo e sincero sentimento di gratitudine al Buon Pastore che non si è mai limitato a indicare, con la Parola di Dio, la strada della gioia e della speranza, ma si è sempre fatto carico della sofferenza di tutti, soprattutto dei più deboli e indifesi, accompagnandoli per mano con gli occhi e il cuore della misericordia e il conforto e la luce della Fede».

La festa per gli 80 anni di don Pippo Curatola il 19 settembre scorso nella Sagrestia della Chiesa del Sacro Cuore nell’ex Monastero di San Francesco di Sales a Reggio Calabria

Un testimone del nostro tempo, un protagonista della storia di Reggio Calabria e della sua provincia, ma soprattutto – ha sempre ripetuto –  «un viandante in attesa di capire dove andare in futuro. Perché oggi più che mai mi sento un viandante; e questo da quando mi accadde una cosa impensabile. Non potrò mai dimenticare di aver incrociato un giorno un viandante speciale, proprio nel giorno della mia Prima Messa, subito dopo la mia ordinazione. Padre Pio da Pietralcina. Anzi, San Pio da Pietralcina.

La festa per gli 80 anni di don Pippo Curatola il 19 settembre scorso nella Sagrestia della Chiesa del Sacro Cuore nell’ex Monastero di San Francesco di Sales a Reggio Calabria

Quel giorno, era il 22 settembre del 1968, alla stessa ora, mentre io celebravo la mia prima messa, Padre Pio celebrava invece la sua ultima messa. Quando lo seppi, il 23 mattina, mi sentii trafitto dal dolore, e non solo perché lui era lungo la notte volato in cielo, ma per l’abisso tra me e lui: nello stesso giorno un grande Santo aveva celebrato la sua ultima messa e un giovane povero peccatore la sua prima messa. Ancora oggi, a pensarci, mi scendono le lacrime».

Don Pippo Curatola con mons. Giovanni Ferro

In un’intervista a Giornalisti Italia, don Pippo aveva raccontato a Pino Nano l’inizio del suo cammino: «Gesù mi ha chiamato fin da bambino. Avevo 5 anni e 8 mesi quando nello stesso giorno, il 27 maggio 1951, feci la prima comunione e ricevetti la cresima dalle mani di mons. Giovanni Ferro. E da allora cominciai a desiderare di diventare sacerdote. Andavo a messa ogni mattina prima di andare a scuola e via via lungo gli anni il mio desiderio cresceva, fino a quando divenne impetuoso. Non avevo ancora 9 anni quando un giorno venne a celebrare a Melito Porto Salvo, nella chiesa arcipretale dell’Immacolata, un sacerdote francescano. Non lo dimenticherò mai. Mentre lui celebrava io mi dicevo: “Vorrei essere come lui”. E da quel momento il mio desiderio di diventare sacerdote è andato crescendo giorno dopo giorno, finché mia madre, con cui mi confidavo, un giorno capì che non aveva altra scelta. E allora andò a parlare con don Giuseppe Pensabene, che era il nostro arciprete, e gli chiese se era possibile farmi accogliere in Seminario. Da don Pensabene mia mamma apprese che la retta da pagare mensilmente era elevata. I miei non potevano farcela. Mia madre me lo comunicò con le lacrime agli occhi. Ed io da allora cessai di svelare il fuoco che continuava a bruciarmi.

don Pippo Curatola

Ma, dopo più di tre mesi da quel giorno, una mattina mia mamma mi chiese: “Figlio, ma tu vorresti sempre entrare in Seminario?”. Si, mamma, ma non ho detto più niente, perché so che non ce la possiamo fare. Ho solo pregato… E lei: “Ieri l’arciprete mi ha detto che, se tu hai ancora forte questo desiderio, si può realizzare, perché una donna vuole pagare la retta per tutti gli anni del tuo cammino”. Stavolta a piangere di gioia fui io. E l’abbracciai. Avevo 10 anni quando nel 1955 entrai in Seminario».
«Come potrei non ricordarlo quel giorno. Avevo solo dieci anni – ci ha raccontato don Pippo – e tanta voglia dentro di servire il Signore. Era il 10 ottobre del 1955, e quel giorno pioveva. Mamma e papà mi accompagnarono e quando ci salutammo rimasi nel lungo corridoio a guardarli mentre andavano via: il mio cuore piangeva per il distacco, ma era la mia scelta di vita e sono rimasto lì».
A Giornalisti Italia don Pippo Curatola aveva anche raccontato l’emozione del giorno della sua ordinazione sacerdotale: «Vuoi sapere chi c’era quel giorno nella Chiesa del Sacro Cuore ad aspettarmi?

Don Pippo Curatola

C’era l’arcivescovo mons. Giovanni Ferro, un pilastro della Chiesa reggina, un uomo meraviglioso che speriamo presto venga dichiarato Santo per tutto il bene che ha fatto a questa città e a questo territorio.
Fu lui a imporre le sue mani sulla mia testa e a benedire il mio percorso futuro di uomo della Chiesa. Alla fine della celebrazione solenne della messa, mons. Ferro mi chiamò sull’altare, accanto a sé, e mi disse: “Pippo, ricordati che hai le mani legate” (come avveniva allora durante il rito: una fascia bianca legava strette le mani del neo Ordinato). “Ricordati che sei di Gesù, sei Suo, per sempre. E devi fasciare le ferite della gente”. E da quel momento – andando oltre le norme vigenti – mi diede il permesso di ascoltare le confessioni della gente».
«Gli anni che seguirono – co ha raccontato ancora don Pippo – sono stati meravigliosi. Pieni di gioia e di conforto. Ricchi di emozioni e di pulsioni. Non c’era giorno della mia vita che io non mi sentivo felice di accompagnare ragazzi verso il sacerdozio, mio nuovo status.

Don Pippo Curatola con Papa Benedetto XVI

E poi l’emozione più grande era quella di poter stare sempre di più accanto all’arcivescovo Ferro che trascorse in Seminario, con me, gli ultimi 9 anni della sua vita. Ci vedevamo più volte tutti i giorni. Io gli stavo accanto quando celebrava nella sua stanza, e tutte le volte che la domenica veniva in Cappella per concelebrare con me, avvolto dalla sola stola, e seduto sulla carrozzella, mi sembrava il Dono di Dio a me e alla gente.

Don Sarino Pietropaolo, don Pippo Curatola e don Sarino Pietropaolo inginocchiati davanti all’altare accanto a Papa Giovanni Paolo II

E come, non ricordare inoltre – di quei miei anni – le due visite di Papa Woityla, la prima nel 1984, la seconda nel 1988, che in Seminario da noi a Reggio si è fermato vivendo quei giorni come uno di noi? Quanti ricordi indimenticabili!
».
Al di là di Papa Wojtyla, don Pippo ricordava mons. Ferro sempre con grande commozione e a Pino Nano che lo intervistava disse: «Sai cosa vorrei che tu scrivessi? Che la gente lo ha amato all’inverosimile, e non solo perché lui dava tutto quello che aveva ai poveri, ma perché lui stava accanto agli ammalati, perché lui aiutava i bisognosi, perché lui andava a trovare i preti nelle loro chiese continuamente. Credimi, l’ho già detto più volte in passato, ma chi si avvicinava a lui “sentiva” in lui la presenza di Dio. Avvertiva in lui qualcosa di straordinario. Dentro di lui e attorno a lui c’era Dio, lo avvertivi immediatamente, c’era Dio che ti aspettava, che ti parlava, che ti abbracciava…».

Il monumento che ricorda lo sbarco di San Paolo sul lungomare di Reggio Calabria con l’epigrafe scritta da don Pippo Curatola

Commentando i 34 anni di direzione del settimanale l’Avvenire di Calabria, don Pippo dichiarò: «Oggi è tutto diverso. La rivoluzione tecnologica permette di fare cose che un tempo era impensabile fare. Basti pensare all’Intelligenza Artificiale, chi l’avrebbe mai immaginato? Ma, per tanti, tantissimi anni, il giornale che dirigevo è stata una grande fatica. La fatica non solo di pensare, di scegliere, di decidere cosa pubblicare, rapportarsi con tutti quelli che bussavano al giornale, ma anche quella di dover andare avanti e indietro in tipografia per controllare, correggere, dare il via alla fine. Una corsa che non finiva mai.
 Quante volte io – che per più di 30 anni ho insegnato filosofia nei licei – portavo con me le bozze per dare un ultimo sguardo mentre assegnavo compiti agli alunni? È la verità. Ma, devo essere onesto fino in fondo. Al di là della fatica, la cosa più bella per me è stato il poter “sentire” in tutti quei lunghi anni di lavoro e di impegno quotidiano la vicinanza dei lettori. Conservo ancora una miriade di lettere che mi mandavano. E quando io scrivevo, era come se “parlassi” a ognuno di loro – La Parola mi bruciava dentro e io la offrivo».

L’epigrafe di don Pippo Curatola sul monumento che  sul Lungomare di Reggio Calabria ricorda lo sbarco di San Paolo (Foto Giornalisti Italia)

Significativa la risposta all’ultima domanda sulla stagione più felice del suo sacerdozio: «Forse gli anni di Scilla, gli anni in cui andai a fare il prete in questo angolo di paradiso. Scilla credo sia la Parrocchia più bella dell’intera diocesi reggina. Dopo 5 anni vissuti lì da arciprete, me ne dovetti andare per diventare rettore in Seminario. E francamente, lo confesso, non volevo farlo.
 Ma l’arcivescovo mons. Aurelio Sorrentino mi supplicò e mi fece chiamare più volte soprattutto da don Italo Calabrò e da mons. Zoccali. Furono loro in realtà a convincermi. Lasciai quella parrocchia piangendo. Piangevo io e quel giorno piangevano tutti gli scillesi. Scilla era diventata una famiglia per me, accogliente, meravigliosa, unica.
 Ricordo che la mia casa era sempre aperta a tutti, e ognuno di loro casa era la mia casa.

Don Pippo Curatola

Ricordo ancora un primo venerdì del mese, quando andavo a piedi a casa di circa 30-40 famiglie per dare la comunione ai malati. Salivo in fretta da Chianalea verso piazza San Rocco e, pur se giovane, mi stancai così tanto un giorno che mi rivolsi a Gesù e gli dissi “Gesù io porto Te (mi riferivo alle Ostie che avevo con me), ma sei Tu che devi portare me. E mi sentii più libero, più forte e più veloce di sempre. Ti prego scrivi anche questo: Scilla, sei sempre nel mio cuore».
E proprio nella Scilla che ha avuto sempre nel cuore, oggi don Pippo Curatola ha dato addio a questa vita terrena per correre leggero e libero verso il Paradiso. (giornalistitalia.it)

I funerali di don Pippo Curatola saranno celebrati mercoledì 25 febbraio, alle ore 10, nella Basilica Cattedrale di Reggio Calabria. La camera ardente è allestita nel Santuario del Sacro Cuore dell’ex monastero di San Francesco di Sales e sarà aperta oggi dalle ore 15.30 alle ore 23, domani dalle ore 8.30 alle ore 12.30 e dalle ore 15.30 alle ore 23 e mercoledì dalle ore 10.

3 commenti

  1. Filippo Antonio Praticò

    Bravo e grazie a Carlo Parisi. Il ritratto che fa di don Pippo è meraviglioso. È scritto davvero col cuore. Aggiungo di essere orgoglioso di essere stato diretto da don Pippo a L’Avvenire di Calabria fin dal primo numero nel 1980 e fino a qualche anno fa. Partecipo con dolore al grave nuovo lutto che colpisce la famiglia dei giornalisti calabresi.

  2. Carissimo Carlo, sono vicino al grande dolore per la scomparsa di quello che definisci come un vero fratello e maestro. Le tue parole di commiato mi hanno commosso. Un grande e sincero abbraccio.

  3. I giovani di Azione Cattolica “Pier Giorgio Frassati” della Parrocchia “Maria SS. Immacolata” di Scilla anni 1978-1983. Si uniscono al dolore della famiglia, del carissimo Don Pippo Curatola. Grazie, Don Pippo per averci accolti e formati. Grazie Gesù per averci dato questo dono … un sacerdote speciale, proprio negli anni più belli della nostra gioventù.

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