Alessio Altichieri

Alessio Altichieri

ENGADINA (Svizzera) – Tragedia sul ghiacciaio della Val di Fenix in Engadina, nel cantone svizzero dei Grigioni: il giornalista Alessio Altichieri, 71 anni, è morto, venerdì pomeriggio, durante un’arrampicata ad oltre tremila metri d’altezza, scivolando sul ghiaccio.
“Probabilmente — rivela la moglie Donata — aveva sottovalutato lunghezza e difficoltà del percorso. Nove ore deve aver camminato prima del passo falso, a giudicare dal luogo dove l’hanno ritrovato”. Fatale per l’intervento dei soccorsi che, comunque, non si sa ancora se avrebbero potuto salvargli la vita, anche la sua scelta sbagliata di affrontare la montagna da solo. La famiglia ha potuto dare l’allarme, facendo scattare l’intervento del soccorso alpino, soltanto diverse ore dopo aver tentato invano di raggiungerlo telefonicamente.
Nato a Milano il 15 dicembre 1945 e residente a Verona, Alessio Altichieri era giornalista professionista iscritto all’Ordine della Lombardia dal 5 novembre 1970. Ha lavorato nei quotidiani Il Gazzettino di Venezia, Il Giorno di Milano e La Stampa di Torino, prima di approdare, nel 1981, al Corriere della Sera chiamato dal direttore Alberto Cavallari. Per il quotidiano di via Solferino è stato inviato speciale e corrispondente da Londra. Dopo la pensione si dilettava con il blog ChelseaMia, incorporato nel sito del Corriere della Sera fino al 2011.
Il Corriere della Sera lo ricordano come “uno di quei giornalisti come è raro che ne nascano ancora. Rigore e serietà – scrive Isabella Bossi Fedrigotti – erano i principali tratti del suo profilo professionale come anche del suo carattere, cui si aggiungeva, per la contentezza dei lettori, un’estrema eleganza e grazia della scrittura. La prima cosa che viene in mente a chi l’ha conosciuto è che Alessio era in tutti i sensi un signore, un gran signore, in un tempo, però, in cui la signorilità è dote assai poco richiesta. A volte addirittura una specie di zavorra che tira verso il basso”.
“Un assaggio di questo suo stile – evidenzia la Fedrigotti – lo si può trovare nel pezzo in cui annunciava, nel 2011, la chiusura, dopo quattro anni di attività, del suo blog ChelseaMia, iniziato quando era corrispondente da Londra per il Corriere della Sera. Un saluto ai lettori da chi, vedendo che fuori il sole sta tramontando, senza che nessuno lo abbia sollecitato, si alza dalla scrivania, raccoglie le sue carte, accosta per bene la sedia e lascia il posto a qualcun altro. Il tutto fatto con tranquilla, forse soltanto un poco melanconica determinazione”.
“Farewell — addio — ha intitolato l’ultimo dei suoi oltre duecento interventi sul blog, giustificandone la chiusura con la paura che si trasformasse in un cimitero degli elefanti. Cimitero virtuale, cioè, di un giornalista che non ha più niente di nuovo né di davvero interessante da dire, che ha esaurito le sue riserve di pensiero originale come una botte ormai svuotata del suo buon vino. Solo che la botte la si può di nuovo riempire mentre un uomo non si può rigenerare. È cosa da grandi sapersi alzare da tavola come ha fatto lui, ed è, come si sa, cosa assai rara. La sua era la modestia dei grandi signori, di chi rifiuta di attaccarsi alla sedia, autoincensarsi, considerarsi migliore di altri, speciale, di chi conosce e accetta i propri limiti. E non è un caso se – conclude Isabella Bossi Fedrigotti – un uomo così abbia amato salire in montagna dove soltanto la vera, grande fatica è premiata, dove non si può fingere né imbrogliare”. (giornalistitalia.it)

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