Genova non dimentica. Non può farlo. La Croce Rossa Italiana commemora le 43 vittime

Ponte Morandi: il dolore non passa e l’umanità resta

La Croce Rossa Italiana commemora le vittime del Ponte Morandi di Genova

GENOVA – A distanza di giorni dalla commemorazione delle vittime del crollo del Ponte Morandi di Genova, il silenzio che avvolge quel luogo continua a parlare. È un silenzio pesante, che racconta una ferita ancora aperta, una perdita che non conosce tempo.

Roberta Spinelli

Nel giorno del memoriale delle vittime, la Croce Rossa Italiana è tornata lì, nella città dove il 14 agosto del 2018 tutto si è spezzato. Non per riaprire il dolore, ma per ribadire una presenza che non è mai venuta meno. Il presidente della Croce Rossa, Rosario Valastro, lo ha detto con parole semplici e definitive: il dolore non passerà mai. Tornare in quei luoghi, in quella data, è un’esperienza che segna profondamente. Ma è anche il momento in cui la memoria si trasforma in responsabilità.
Valastro ha ricordato cosa ha significato, per la Croce Rossa, il crollo del Morandi: volontarie e volontari che hanno scavato tra le macerie, che hanno sostenuto una comunità ferita, che sono rimasti accanto ai familiari delle 43 vittime quando tutto il resto sembrava fermarsi. Da quella tragedia, ha sottolineato, è nata umanità. Un’umanità fatta di gesti concreti, di ascolto, di presenza costante. Accanto a lui c’erano il presidente del Comitato Regionale Liguria della Croce Rossa, Luca Bracco, i volontari del Comitato di Genova e, soprattutto, i familiari delle vittime. A loro è andato l’abbraccio più forte. Un abbraccio, come ha ribadito Valastro, che non si esaurisce nel tempo di una cerimonia: è un impegno che la Croce Rossa porta con sé in ogni Comitato, in tutta Italia, ovunque ce ne sia bisogno.

Sergio Mattarella

Durante la commemorazione è stata letta la motivazione con cui il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito la Medaglia d’Oro al Merito Civile alla bandiera del Comitato Regionale Liguria della Croce Rossa Italiana. Un riconoscimento che racconta mesi di lavoro silenzioso e instancabile: il supporto alle operazioni di ricerca, l’assistenza ai parenti delle vittime, il sostegno psicologico garantito per quasi nove mesi dopo il crollo. Quel riconoscimento non alleggerisce il dolore, ma ne certifica il valore umano della risposta.
Per il presidente della Croce Rossa, quella ferita resta aperta, ma è anche il punto da cui ripartire. Da quell’umanità nata tra le macerie, la Croce Rossa Italiana rinnova il suo impegno a restare accanto alle persone più vulnerabili, nei momenti ordinari e nelle grandi emergenze. Il Ponte Morandi non è solo un luogo della memoria. È una domanda che resta aperta. E la risposta, ancora una volta, passa dall’umanità di chi ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. (giornalistitalia.it)

Roberta Spinelli

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