Il 31 ottobre al Teatro Petrolini di Roma la prima assoluta dello spettacolo teatrale

L’ultimo giorno di Fernando Pessoa

ROMA – Esiste una soglia impalpabile, nel declino di una vita consacrata al mito, in cui la realtà cessa di essere fatto cronologico e s’incardina nell’immortalità del verbo. È in questa frattura metafisica che s’insinua la prima assoluta de “L’ultimo giorno di Fernando Pessoa”, opera concepita come un viaggio elegiaco e rivelatorio tra la vita, le parole e i molteplici io di una tra le figure più complesse e sterminate del Novecento letterario.

Maria Buongiorno

L’evento, attesissimo nel panorama drammaturgico contemporaneo, andrà in scena il 31 ottobre prossimo, alle ore 18, nella cornice intima e suggestiva del Teatro Petrolini.
L’architettura dello spettacolo nasce dalla geniale ideazione del Maestro Diego De Nadai, da sempre interprete raffinato della vertigine pessoana e custode meticoloso della sua essenza metateatrale, affiancato e impreziosito dalla sapiente regia e interpretazione della poetessa Maria Buongiorno, e dalla presenza scenica di Djevit Memeti, chiamato a calzare la carne, il tormento e la lucida astrazione di Pessoa. Nel congedo terreno del poeta di Lisbona non vi è una fine, bensì il compimento dell’ipostasi lirica.

Diego De Nadai

I suoi celebri eteronomi quali Alvaro de Campos, Alberto Caeiro, Ricardo Reis, Bernardo Soares, non più soltanto ombre d’inchiostro o frammenti d’identità polverizzata, si riappropriano dello spazio scenico per tessere un dialogo ultimo e supremo con il loro creatore. La stanza da cui il poeta osserva il profilo di Lisbona diventa metafora dell’anima: una finestra aperta sull’infinito dove la solitudine si fa coralità, e dove l’atto stesso di esistere svela la propria natura finzionale e sacra al tempo stesso.
Sul piano gnoseologico ed estetico, la drammaturgia sfiora una delle interpretazioni più profonde ed emblematiche della visione d’arte di Pessoa: l’arte non come mera mimesi o sfogo emotivo, bensì come finzione cosciente e alchimia intellettuale.

Djevit Memeti

Nel celebre assunto «Il poeta è un fingitore / Finge così completamente / Che giunge a fingere che è dolore / Il dolore che davvero sente», Pessoa individua nell’atto creativo una trasmutazione algebrica del vissuto. L’artista non descrive l’emozione provata, ma la ricrea analiticamente attraverso il filtro del pensiero; la poesia diventa così un ponte tra l’illusione percettiva e la verità metafisica. In questa prospettiva, la moltiplicazione degli eteronomi non è una patologia della psiche, ma la massima espressione di una libertà estetica che rifiuta i confini di un unico destino per farsi architettura drammatica del mondo intero. Il Maestro De Nadai guida il pubblico attraverso i meandri di una drammaturgia densa, in cui la parola poetica si fa carne e dissonanza armonizzata.
Non si tratta di una mera rievocazione biografica, ma di una vera e propria liturgia teatrale: la scomposizione della psiche pessoana viene sublimata attraverso un gioco di luci, sguardi e silenzi gravidi di tensione esistenziale. La regia di Maria Buongiorno imprime all’azione un ritmo solenne e penetrante, muovendo le voci degli interpreti lungo quel sottile confine dove la finzione supera la realtà e il poeta, prima di estinguersi nel mistero, diventa eternità.
L’appuntamento al Teatro Petrolini si prefigge, dunque, come un passaggio ineludibile per chiunque voglia attingere alla sostanza più autentica del genio lusitano: un’esperienza estetica ed emotiva destinata a lasciare un segno profondo nella memoria teatrale della stagione.

Maria Buongiorno e Diego De Nadai

In un’epoca contemporanea assillata dall’obbligo di definirsi, codificarsi e ridursi a un unico e piatto profilo digitale, la lezione di Pessoa risuona come il più rivoluzionario degli atti di libertà: non siamo un’identità fissa, ma un prisma attraversato dalla luce dell’infinito. Abitare il proprio teatro interiore e accettare di essere moltitudine significa compiere il primo passo per smettere di finire e iniziare, finalmente, ad esistere. (giornalistitalia.it)

Maria Grazia Carnà

“L’ultimo giorno di fernando Pessoa”
Info e prenotazioni: 06 575 7488 / 333 415 3748
Email: associazioneculturalecalliope1@gmail.com

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