L’ex senatore detenuto ad Opera puntava su Vespa, Mulè, Cazzullo e Bonsignore

La lista di giornalisti sequestrata a Luigi Grillo

Luigi Grillo

Luigi Grillo

MILANO – Voleva probabilmente che i suoi familiari prendessero contatti con alcuni giornalisti per sensibilizzarli sulla sua vicenda giudiziaria. Per questo l’ex senatore Luigi Grillo, arrestato un mese fa nell’inchiesta milanese sulla presunta “cupola degli appalti”, ha scritto su un foglio di quaderno i nomi del conduttore di Porta a Porta Bruno Vespa, del direttore di Panorama Giorgio Mulé, di Aldo Cazzullo del Corriere della Sera, ma anche del suo amico di vecchia data Vito Bonsignore, ex eurodeputato, e di altre due persone. Lo ha nascosto in una tasca e avrebbe voluto consegnarlo ieri durante un colloquio nel carcere di Opera, ma la polizia penitenziaria lo ha trovato e lo ha sequestrato.
Il biglietto, che conteneva vicino ai nomi dei cronisti e dell’ex europarlamentare anche le indicazioni di alcune città come Roma e Torino, è stato trasmesso, assieme ad una relazione, ai pm Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio, titolari dell’inchiesta che, lo scorso 8 maggio, ha portato in carcere anche l’ex funzionario del Pci Primo Greganti, l’ex parlamentare Dc Gianstefano Frigerio, l’ex esponente ligure dell’Udc Sergio Cattozzo, l’imprenditore vicentino Enrico Maltauro e l’ex manager di Expo Angelo Paris.
Gli inquirenti ipotizzano che Grillo, 71 anni (è probabile che il Riesame lunedì prossimo confermi per lui la misura cautelare) con quel gesto, quasi disperato e di frustrazione, volesse attivare i suoi familiari affinché trovassero un cronista disponibile ad interessarsi al suo caso.
Nel frattempo, in mattinata, Paris e Maltauro, dopo aver riempito verbali nei giorni scorsi, hanno presentato istanze di scarcerazione al gip Fabio Antezza.
Nella richiesta depositata dai legali di Maltauro, gli avvocati Giovanni Maria Dedola e Paolo Grasso, viene sottolineato l’atteggiamento collaborativo dell’imprenditore che prima davanti al gip e per due volte davanti ai pm ha ricostruito, fornendo “ampi chiarimenti”, il sistema delle presunte tangenti per assegnare gli appalti.
In sostanza, Maltauro aveva raccontato che lui per lavorare aveva dovuto pagare e aveva spiegato che dalla presunta “cupola” arrivavano “continue richieste di soldi”. In virtù proprio di questa collaborazione e del fatto che, subito dopo l’arresto, gli è stata revocata la carica di ad del gruppo, sono ormai insussistenti, secondo la difesa, o si sono di molto attenuate le esigenze cautelari: nessun pericolo di reiterazione, né di inquinamento probatorio, né di fuga.
I legali hanno, quindi, chiesto la revoca della misura cautelare e in subordine gli arresti domiciliari.  Anche Paris ha reso dichiarazioni utili alle indagini, ha ammesso di aver turbato le gare d’appalto e di essersi lasciato coinvolgere, sbagliando, nel “sistema”, ma senza prendere un soldo e solo per promesse di avanzamenti di carriera.
I pm non hanno ancora formulato il loro parere sulle istanze e la decisione del gip è attesa per l’inizio della prossima settimana. Sempre la prossima settimana tornerà davanti ai pm, per la terza volta, Cattozzo per chiarire altri aspetti della presunta distribuzione delle mazzette. Alcune risposte, infatti, non hanno convinto gli inquirenti. In un appunto che gli è stato sequestrato, ad esempio, aveva indicato una cifra e a fianco la parola “ragazzi” e quando gli inquirenti gli hanno chiesto cosa significasse quel termine, lui ha risposto che erano soldi che doveva dare a se stesso.
Intanto, nell’altra inchiesta con al centro anche appalti Expo, quella coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e che lo scorso marzo ha portato in carcere l’ex dg di Infrastrutture Lombarde, Antonio Rognoni, un’impresa, la Pizzarotti Spa, ha depositata una memoria per costituirsi parte offesa: sarebbe stata esclusa da un presunto appalto truccato dell’ospedale San Gerardo di Monza e vinto da Manutencoop. (Ansa)

 

 

 

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