Lorenzo Del Boca (Figec Cisal): Proteggiamo chi gira “armato” soltanto di penna e taccuino

I giornalisti raccontano le guerre non le combattono

Lorenzo Del Boca e uno dei tanti, troppi, giornalisti uccisi in guerra

ROMA – «I giornalisti hanno ampiamente dimostrato di non aver paura. Sul fronte interno hanno affrontato il terrorismo, la mafia e la criminalità di ogni genere. Non senza fatica e pagando un prezzo di cui sono testimonianza i nomi che stanno scritti sulle loro tombe e nella coscienza della gente per bene». Lo ricorda il presidente della Figec Cisal, Lorenzo Del Boca, sottolineando che «all’estero non si sono fatti intimidire dalle bombe e dalle rappresaglie della guerriglia».
«A mia memoria, – sottolinea il presidente del nuovo sindacato unitario dei giornalisti e degli operatori dell’informazione e della comunicazione – hanno documentato le guerre in Corea e del Vietnam, in Kosovo, in Somalia, in Libano e in Iraq. Non hanno nascosto le nefandezze dei generali argentini e di Pinochet. Hanno tenuto la schiena dritta quando sono stati chiamati a rappresentare le loro testate in territori non propriamente amichevoli come la Russia di Kruscev o la Cina del secolo scorso. E, adesso, in condizioni anche economicamente precarie, rischiano quello che c’è da rischiare in Ucraina e sul fronte assai più precario che divide israeliani e palestinesi».
«Doveroso – afferma Lorenzo Del Boca – chiedere rispetto per un lavoro che non ha bandiere ideologiche da difendere se non quella di un’informazione appropriata. Ma essenziale che questa domanda – definita e perentoria – venga rivolta a tutti con la pretesa che da tutti sia accolta allo stesso modo».
«In questo preciso contesto – incalza il presidente della Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione – abbiamo necessità di proteggere chi sta in mezzo ad eserciti che non si risparmiano violenze e sopraffazioni. Che si tengano “giù le mani dai giornalisti” è una richiesta d’impegno formale che va rivolta a Israele e, ovviamente, ai palestinesi, agli uomini di Putin e ai responsabili ucraini. Spesso il mondo dell’informazione è definito “quarto potere” e si tratta di un’amplificazione lessicale perché, fra giornalisti, di potere, non c’è traccia. E non essendoci potere non c’è nemmeno forza fisica».
«C’è però – conclude Del Boca – il valore morale di operatori che s’impegnano a raccontare quello che vedono e a farlo sapere in modo che anche il resto del mondo veda e sappia. Che questo impegno meriti un rispetto non solo formale sembrerebbe ovvio. Eppure ogni volta occorre ripetere che i giornalisti non indossano l’elmetto per combattere, che non portano la divisa di un esercito e che girano “armati” soltanto di penna e taccuino». (giornalistitalia.it)

 

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